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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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sabato 28 maggio 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 27 maggio 2016


Dal Vangelo secondo Marco
[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all'albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l'udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
"La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni"? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l'albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l'albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: "Lèvati e gettati nel mare", senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».
Parola del Signore


Carissimi fratelli e sorelle, cari pellegrini, cari fedeli, ci sono luoghi che visitiamo e ci innamoriamo di essi e con gioia vi ritorniamo. Uno di tali luoghi è Medjugorje, dove sentiamo in modo particolare la pace e la gioia da condividere con diverse persone.
Vengo qui da anni a condividere con voi la gioia dell’Eucaristia e della preghiera alla nostra Madre. Sopratutto mi piace una preghiera nata tanti secoli fa. In Essaa, “Sotto la Tua protezione”, ci sono tutte le verità della fede. La verginità perenne di Maria: Lei è vergine, ma Madre di Dio. Madre di Dio è un titolo fondamentale con il quale i fedeli lodano Maria. Lei, essendo Madre di Dio, ci dona la possibilità di lodarLa con le litanie e le altre preghiere. Lei, essendo Madre di Dio, ha un posto particolare nella comunità dei fedeli. Come tale Maria è Madre del Corpo mistico che è la Chiesa. Madre della Chiesa, Vergine e Madre di tutti noi che siamo membra del Corpo mistico di Cristo.
Come figli ci raduniamo attorno alla Madre. Tra le Sue braccia sentiamo la sicurezza.
Quando eravamo bambini durante la notte volevamo avvicinarci alla nostra mamma per tenerla per mano.
Anche la luna ci aiutava ad allontanare le tenebre.
Come la luna riflette la luce del sole, così la Madonna riflette la luce di Cristo.
I tempi, fratelli e sorelle, sono pesanti e tenebrosi. I nostri passi sono pesanti e la paura ha intrapolato la nostra anima. Abbiamo paura per noi, per i figli, per la salute. Abbiamo paura a viaggiare, perchè non sappiamo chi è affianco a noi. Abbiamo paura del giorno e della notte, con chi camminare e in quale modo andare avanti.
Quando Maria ha offerto a Dio la Sua paura e le Sue idee, quando Maria ha detto il Suo “fiat”, sia fatto secondo la Tua Parola, ha sentito la dolcezza della libertà. Con il Suo “fiat” ci ha liberati da un Cristo astratto, ci ha offerto una via verso la salvezza.

Chi ha l’amore nel cuore ha sempre qualcosa da regalare” dice sant’Agostino. Se porto Cristo donerò Cristo. Se porto sofferenza porterò sofferenza. Se il mio cuore è infelice non posso fare felice il cuore degli altri. Se ho paura donerò paura a chi incontro.
Non è da meravigliarsi se oggi raccontiamo le storie degli altri e viviamo le vite degli altri. I vuoti e le paure degli altri sono diventati nostri vuoti e nostre paure.
“Tutto si trasforma in bene per coloro che amano Dio” dice san Paolo. La Chiesa non era in pericoli e persecuzioni grandi come adesso.
L’anno scorso sono stati uccisi 80000 cristiani. Ma la mia Chiesa starà bene se amerà il Signore. Il mio popolo starà bene se vivrà i Comandamenti di Dio. Se la preghiera sarà il luogo di unione, se i nostri figli saranno cresciuti col Vangelo sarà tutto buono.
Gesù ci domanda tutti i giorni: “Mi ami? Mi ami più di costoro?” Ogni giorno si aspetta da noi la conferma della nostra fedeltà. Ma Dio non domanda questo per Lui, ma per noi stessi. Senza di Lui sentiremmo la paura ancora più profonda.
Il segreto della vita è il segreto dell’amore e della sofferenza. Soltanto una scuola ha successo: quella della croce. Le mie vittorie e quelle di Cristo devono passare per la croce.
Un famoso filosofo è andato da sua madre e ha cominciato ad elencare tutti i peccati e gli errori che ha fatto nella vita. La madre diminuiva il peso dei suoi peccati, cercando di giustificarlo per tranquillizzare la sua coscienza. Allora il figlio ha concluso: “Se mia madre fa così molto di più fa la la Madonna per noi davanti a Dio”.
Perciò la nostra preghiera “Sotto la Tua protezione” è l’invocazione dell’umanità.
Quando eravamo bambini per giocare chiudevamo gli occhi e qualsiasi cosa toccavamo cadeva. Così capita anche nel peccato: ci toglie l’essenziale; qualsiasi cosa tocchiamo la distruggiamo.
Il peccato non significa non rispettare i precetti, ma è sempre rivolto contro Dio.
La Bibbia dice: “Scappa dal peccato come dal serpente. Appena ti avvicini ti morde. Se credi di non avere peccati non essere contento di te stesso, ma lavora sulla tua fede”.
Abbiamo sentito oggi il Vangelo che parlava di quel fico che non dava frutto. Gesù voleva nutrirsi con i fichi, ma non ha trovato frutti. Egli ha guardato da cima fino in fondo. Ha avuto compassione, ma si è anche arrabbiato: quando non dai frutto non hai diritto di vivere.
I discepoli avendo visto il fico seccato hanno pensato: “Ma che forza ha questa persona che può far seccare un albero?” Avevano dimenticato che è molto più facile far seccare un fico che far resuscitare un morto. E’ più facile maledire che guidare un peccatore sulla via retta.
Il miracolo del fico seccato ci dice che dove non ci sono più i frutti di vita arriva la morte. Si taglia tutto e si getta nel fuoco.
Il fico che non porta frutto assomiglia all’uomo che ha ricevuto tutto e non porta frutto.
Ricordiamoci di tutti i doni che abbiamo ricevuto. Abbiamo portato frutto o no?
Questa parabola porta un altro messaggio molto più importante dei frutti del fico. Il contadino prega il padrone di dare un’altra possibilità al fico di portare frutto. Il contadino è il buon Dio, paziente con noi che aspetta i nostri frutti.
Dio non è contento quando ci punisce, ma aspetta che l’uomo si converta.
In questo luogo, fratelli e sorelle, la Madonna ci ha invitato tante volte al cammino della conversione e a fare opere buone.
La conversione significa tornare a casa propria per un’altra via, come fecero i Magi dopo aver adorato Gesù.
Questo significa tornare a casa questa sera diversi. Tornare alla propria famiglia diversi.
Conversione non significa tornare alla vita precedente, ma creare un futuro nuovo. La conversione non diminuisce la tua dignità, ma ti rende vincitore.
Come dice Shakespeare “guai a colui che si pente tardi”.
E’ bene iniziare subito.
Con la conversione arriverà la pace che desideriamo tanto tutti. La pace non si trova nella natura. Questa è l’assenza dei rumori.
La vera pace è in Dio.
La pace passa vicino a tutti noi, ma noi dobbiamo prenderla.
Chi non porta in sè la pace di Dio non può riconciliarsi nè con se stesso nè con gli altri.
La pace è il frutto dello Spirito. Chi collabora con lo Spirito riceverà la pace.
Siamo tanti qui pieni di bisogni. Alcuni sono qui per fede, senza aspettarsi miracoli. Alcuni per la sofferenza, altri per curiosità per vedere cosa succede qui.
Gesù conferma tutto questo in un esempio. Il centurione di Cafarnao non era ebreo, ma è venuto a pregare Gesù, perchè Lui guarisca il suo servo. Pregava così: “Gesù, Tu fai le opere grandi e meravigliose, come sento dalla gente. Siccome voi Giudei non entrate nelle case dei pagani non venire nemmeno Tu. A me basta che Tu dica una parola sola e il mio servo sarà guarito”.
Gesù, vedendo la sua fede, lo ammirò e guarì il suo servo.
Qui preghiamo per la guarigione. Preghiamo per la conversione e per diventare diversi. Preghiamo per diventare un fico fruttuoso.
Sono sicuro che vi ricordate di un esempio della Sacra Scrittura quando quella donna buona e devota ha pensato dentro di sè: “Se potessi toccare soltanto il Suo mantello sarei guarita”. Mentre i discepoli erano attorno a Lui lei si avvicinò a Gesù e Lo toccò. Lui ha girato il Suo Sguardo e i loro sguardi si sono incontrati. Lei ha abbassato la testa e Gesù le ha detto: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Sii guarita. Vai e non peccare più”.
Fratelli e sorelle, siamo qui in un luogo santo con l’incarico di tornare nel mondo senza peccare più.
Abbiamo sentito nella prima lettura cosa san Pietro ci ha detto di fare: “Servite gli uni gli altri secondo i propri doni. Chi parla lo faccia con le Parole di Dio. Chi compie un ufficio lo faccia con l’energia ricevuta da Dio. Perchè in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli”.
Ecco, fratelli e sorelle, nella prima parte della lettura san Pietro dice: “Siate dunque sobri per dedicarvi alla preghiera. Sopratutto conservate tra voi una carità fervente, perchè la carità copre una moltitudine di peccati”.
Da 35 anni la Madonna ci dice “siate sobri per dedicarvi alla preghiera”.
Cerchiamo di essere sobri per la preghiera e per le opere buone.
Se ascoltiamo la Madre saremo una generazione felice.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

Pellegrinaggio Gruppo “Regina della Pace” dal 21 al 25 maggio 2016 – Video Adorazioni Eucaristiche serali


Međugorje, sabato 21 maggio 2016, adorazione eucaristica presieduta da fra Stanko Ćosić.

 

Medugorje, martedì 24 maggio 2016, adorazione eucaristica presieduta da fra Ivan Landeka.

giovedì 26 maggio 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 25 maggio 2016

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Parola del Signore.

Cari fedeli, sempre e dappertutto gli uomini vogliono prendere i primi posti, sedersi nei primi posti, essere in primo piano, essere visti, apprezzati. I primi posti sono posti d’onore, privilegiati, perciò la corsa per accapparrarseli non è nulla di strano per noi uomini.
Gesù nel Vangelo di oggi descrive questa prassi come qualcosa di pericoloso. Cosa succede se qualcuno pensa che un altro ha preso il suo posto? Liti, ingiustizie, violenze e addirittura guerre.
Gesù desidera che nel Suo Regno la situazione sia completamente diversa: coloro che vogliono i primi posti devono essere servitori degli altri. I primi posti si meritano con la bontà e con l’amore e non con i falsi privilegi. Egli stesso ha percorso quella strada per darci l’esempio. Si è umiliato servendo e il Padre Lo ha rialzato e Lo ha fatto sedere alla Sua destra.
Questi due fratelli, Giovanni e Giacomo, hanno le loro ambizioni. Vogliono assicurarsi i posti migliori nel Regno di Gesù che loro immaginavano troppo in maniera terrena. Per loro questo Regno doveva essere pieno di poltrone per i ministri e loro volevano essere davanti agli altri apostoli. Parlano anche della loro disponibilità di bere lo stesso calice, di essere battezzati con lo stesso Battesimo, ma non comprendono che cosa significa. Nel senso biblico “bere lo stesso calice” significa partecipare ad un cammino faticoso della vita, essere partecipi alle preoccupazioni, ai progetti e sopratutto alle sofferenze. Bere al calice di Gesù significa accettare la Sua Via che, nella generosità e nell’amore, arriva al Calvario, alla morte sulla croce.
Gesù nel Vangelo d’oggi parla ai discepoli di ciò che Lo aspetta e loro si comportano come se non Lo avessero sentito: cercano i posti migliori.
Quello è il calice per il quale Gesù ha pregato il Padre nell’Orto degli Ulivi: “Padre, se è possibile che Io non beva questo calice”. Ma ha aggiunto: “Ma non sia fatta la Mia, ma la Tua Volontà, o Padre”.
Bere il calice significa essere pronti a dare la propria vita con Gesù, donarsi agli altri. Non vivere soltanto per se stessi. Non cercare la propria gloria. Questo veramente non è facile.
Per fare ciò ci vuole una vera decisione. Bisogna imitare Gesù. Ecco perchè Egli ha risposto così ai due discepoli, ma anche agli altri che si sono arrabbiati per una tale richiesta, molto probabilmente perchè la volevano anche loro e questi due li hanno preceduti.
Gesù cerca di aprire gli occhi ai Suoi discepoli per far loro comprendere con chiarezza la loro missione.
Anche noi, cari fedeli, lo dobbiamo fare. Spesso siamo in pericolo di comprendere il nostro Cristianesimo come se fossimo membri di una certa società che ci garantisce prestigio, ci garantisce i privilegi e contemporaneamente non facciamo tanto per realizzare l’unione con Gesù, cioè di camminare assieme a Lui sulla via che Egli ci mostra. Il cammino con Gesù sarà sempre difficile, pesante. Sarà sempre difficile accettare la sfida di Gesù, la sfida del calice, della croce, del Suo modo di pensare eppure, fratelli e sorelle, tutti quanti siamo invitati a vivere questo cammino. Dobbiamo tutti bere il calice della nostra vita, lottando per passare attraverso la porta stretta.
Allora l’Onnipotente ci darà il posto giusto. Ma veramente il posto che ci appartiene. Non saremo noi a sceglierlo, ma sarà Dio che ce lo donerà per le nostre opere.
Il Signore ci aiuti a raggiungere un giorno quel posto per condividere con Dio la gioia della vittoria.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 24 maggio 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni 10,22-30

Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno.

Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”.

Gesù rispose loro: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Parola del Signore

Carissimi fratelli e sorelle, cari fedeli, oggi nella festa della dedicazione della basilica di san Francesco d’Assisi ci ricordiamo di quando le persone ammiravano il Tempio di Gerusalemme e Gesù diceva: “Distruggete questo Tempio e Io lo ricostruirò in tre giorni”. Chi ascoltava sapeva benissimo che ci volevano tanti anni per costruire il Tempio. Ci volevano anni e anni perchè il Tempio potesse essere veramente bello.

Non solo i Giudei, ma anche coloro che passavano, potevano ammirare questo edificio.

Molti hanno capito dopo che Gesù parlava del Tempio del Suo Corpo.

Cari fedeli, cari fratelli e sorelle, oggi celebriamo la festa della dedicazione della basilica di san Francesco d’Assisi, come spesso celebriamo la dedicazione delle nostre chiese e delle nostre parrocchie. Ma in questo giorno dobbiamo pensare di più a noi, al tempio che siamo noi. La Parola di Dio ci dice: “Non sapete forse che il vostro corpo è il Tempio dello Spirito Santo?”

Per mezzo del battesimo, fratelli e sorelle, abbiamo ricevuto non soltanto il Sigillo di Dio, dell’appartenenza a Dio, ma abbiamo ricevuto nella nostra vita il Dio Trinitario: Padre, Figlio e Spirito Santo. Siamo stati battezzati nel Nome della santissima Trinità. Non portiamo soltanto il Loro Segno, ma portiamo la Trinità in noi. Noi siamo il Tempio dello Spirito Santo, il Tempio del Dio vivente.

La Parola di Dio ci dice che dobbiamo essere pietre vive che devono far parte del Tempio. Noi siamo inseriti nel Corpo mistico di Cristo, la Chiesa. Noi come parte della Chiesa, come singoli, non possiamo uscire da questa unità. Sappiamo benissimo che se in una casa o nel Tempio venisse tolta una pietra rimarrebbe un buco e tutti vedrebbero che qualcosa manca. Anche noi tutti siamo importanti e siamo pietre vive che vengono inserite nel Tempio vivo.

Dobbiamo aver cura di quei Templi che sono le chiese, dobbiamo mantenerle, ma quanto più dobbiamo aver cura di quei templi vivi che siamo noi. Quanto più dobbiamo curare noi stessi per essere veramente pietre vive.

In questa festa odierna il Signore desidera dirci proprio di aver cura di noi stessi. Egli ci ha dato questa grande grazia di poter appartenere alla grande comunità della Chiesa Cattolica, il Corpo mistico di Cristo. Lui ne è il capo e noi le membra. Questa è una grande grazia e noi dobbiamo veramente pensarci sempre. Dobbiamo essere sempre consci di essere pietre vive e di dover aiutare a far crescere prima il Tempio che siamo noi e poi la Chiesa.

Come ci dice la Parola di Dio: “Se un membro è ammalato tutto il corpo soffre”.

Così anche noi, carissimi fratelli e sorelle, dobbiamo stare attenti a noi stessi. Il Signore ci ha dato i mezzi. Ci ha lasciato la Sua Parola, perchè attraverso di Essa possiamo conoscerLo. Perchè possiamo starGli più vicino per avere un rapporto più intimo, per diventare una cosa sola con Lui, per essere trasformati. Dio ci ha creati a Sua Immagine. Quindi portiamo l’Impronta del Suo Essere, l’Impronta del Dio vivente.

Per mezzo del peccato originale abbiamo perso questa grazia, ma siamo stati giustificati con la passione, morte e resurrezione di Gesù. Siamo stati giustificati con il Suo preziosissimo Sangue per poter essere ciò che Dio vuole: persone che hanno la grazia che ci permette di far parte del popolo di Dio che loda il Signore qui sulla terra e nei cieli per sempre.

Il Signore ci ha dato la Sua Parola per riconoscerLo. Lui è quel Buon Pastore che ci chiama, ammonisce, consiglia. Cerca la pecora smarrita, cura quella ferita.

Ci ha donato i santi Sacramenti. Sopratutto desidero sottolineare il Sacramento della Riconciliazione e il Sacramento dell’Eucaristia.

Qualche volta ci allontaniamo come quelle pecore cercando qualcosa di migliore. Ma dobbiamo riconoscere che il Signore sa cosa và bene per noi. Perciò dobbiamo abbandonare la nostra vita a Lui; lasciare a Lui tutte le nostre strade, perchè Lui possa guidarci.

Lasciamo la nostra vita al Signore. Doniamola a Lui, perchè Lui veramente sia il nostro Buon Pastore che ci guida. Il Signore ci ha dato una grande possibilità. Qualche volta siamo gente di poca fede, pecchiamo, ci allontaniamo. Lui ci ha lasciato il bellissimo Sacramento della Riconciliazione per riconciliarci con Dio e con gli uomini.

Ci ha lasciato anche la santa Eucaristia dicendoci: “Chi mangia la Mia Carne e beve il Mio Sangue ha la vita eterna”.

Nel Vangelo di oggi Gesù sottolinea proprio questo e dice: “Conosco le Mie pecore. Esse Mi seguono e Io do loro la vita eterna”.

Questa è la nostra meta: la vita eterna. Avere ciò che Dio ha sognato nella creazione. Vivere nella gloria di Dio. ContemplarLo Faccia a faccia.

Alla fine, cari fratelli e sorelle, non posso che dire qualcosa sul nostro padre serafico san Francesco. Lui veramente ha sentito questo Vangelo.

Una volta che non era riuscito a comprendere il Vangelo, si è avvicinato ad un sacerdote perchè glieLo spiegasse. Dopo che il sacerdote lo ha spiegato san Francesco ha esclamato: “E’ questo che cerco e desidero vivere!”

Vivendo il Vangelo sappiamo come egli ha terminato la vita: nella grazia di Dio; ricevendo le stigmate come segno dell’unione completa con il Signore, un segno bellissimo anche se doloroso.

Quando noi uomini contempliamo queste cose vediamo che è difficile seguire le orme del Signore. E’ difficile vivere come san Francesco. Ma anche se è difficile non è impossibile.

L’amore di san Francesco verso Dio, verso il prossimo, verso tutte le creature invita anche noi a far parte di quel popolo santo di Dio.

San Pietro dice che noi siamo il popolo santo di Dio, l’eredità di Cristo.

Preghiamo anche noi il Signore, perchè per intercessione di san Francesco e della Beata Vergine Maria che veneriamo particolarmente in questo mese, ci benedica, affinchè possiamo riflettere sempre più su noi stessi che siamo il Tempio della Trinità.

Ecco perchè dobbiamo domandarci come ci comportiamo verso noi stessi. Con ogni peccato verso di noi e verso il prossimo distruggiamo questo Tempio.

Preghiamo il Signore perchè ci benedica, perchè possiamo costruire questo Tempio amando Dio e il nostro prossimo come noi stessi.   

Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

Apparizione del 23 maggio 2016 ad Ivan

Carissimi,  ecco quanto Ivan ha riferito sull'apparizione da lui avuta stasera, lunedì 23 maggio 2016, sul Podbrdo, alle ore 22,00:

"Come dopo ogni apparizione, desidero avvicinare e descrivere anche a voi ciò che è stato più importante dell'incontro di stasera. Anche stasera la Madonna è venuta a noi gioiosa e felice. Appena è arrivata, ci ha salutato tutti con il suo materno saluto: <<Sia lodato Gesù,  cari figli miei >>. Poi ha pregato in particolare sui malati  e su tutti i presenti con le mani distese. Poi la Madonna ha pregato per un lungo periodo di tempo per la pace nel mondo. In seguito ha benedetto tutti noi con la sua benedizione materna ed ha benedetto tutto quello che avete portato perchè venisse benedetto. Poi ho raccomandato tutti voi, i vostri bisogni,  le vostre intenzioni , le vostre famiglie ed in particolare i malati.  In seguito la Madonna ha pregato per un periodo di tempo per i sacerdoti e per le vocazioni nella Chiesa. Poi ha continuato a pregare su tutti noi presenti, ed in questa preghiera se n'è andata nel segno della luce e della croce, col saluto: <<Andate in pace, cari figli miei>>.

Vorrei sottolineare che la Madonna ha pregato la maggior parte del tempo dell'apparizione di stasera per la pace nel mondo."

 

 

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 23 maggio 2016


Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Parola del Signore.

Pascal dice: “Il presente è l’unico tempo che appartiene a noi”. E’ l’unico tempo che possiamo usare secondo la Volontà di Dio.
Il Vangelo d’oggi descrive l’incontro di Gesù con un uomo che Gli và davanti, si inginocchia e Gli domanda: “Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”
In questo discorso vediamo che Gesù indica i Comandamenti di Dio come la strada della vita che bisogna percorrere. Gesù ha però aggiunto che vivere i Comandamenti non basta per vivere una vita spirituale seria. La vera vita spirituale sta nel fatto di imitare Gesù fedelmente, come Egli stesso ha detto a questo ragazzo quando ha aggiunto che gli manca una cosa sola: vendere tutto ciò che ha dandolo ai poveri e seguirLo.
L’evangelista racconta che quel giovane non ha raccolto quest’invito, perchè non era pronto a sacrificare i tesori terreni per i tesori celesti come gli aveva consigliato Gesù. Questo uomo ha rinunciato ad una cosa sola che però non era una cosa insignificante, anzi: era più di valore di tutto ciò che egli aveva fatto di buono nella sua vita.
Carissimi fratelli e sorelle, cari pellegrini, come all’uomo del Vangelo anche a noi spesso manca quella cosa sola. Quella cosa che è cruciale, essenziale e non si può sostituire con nessun’altra, perchè non può essere sostituita da nessuna realtà terrena. Proprio questa cosa che ci manca è il desiderio di appartenere completamente a Dio, di scoprirLo in un modo nuovo, di dedicarsi a Lui totalmente.
Anche quando dentro di noi c’è il desiderio di vivere i Comandamenti spesso non abbiamo il desiderio di avere un rapporto vivo e concreto con Dio, non quel rapporto formale, minimo, esteriore come spesso succede.
Mentre ci impegnamo nelle cose importanti noi fedeli non dovremmo accontentarci di ciò.
Questo ragazzo non ha fatto nulla di particolare avendo vissuto i Comandamenti di Dio; ha fatto solo ciò che ogni uomo onesto deve fare. Anzi: per lui era importantissimo davanti a Dio vivere il minimo della Legge. Non aveva la forza per fare un passo vero nella fede, quel passo decisivo che lo avrebbe portato alla vita eterna che lui cercava. Nella sua vita lui era ancora lontano da Dio. Se avesse avuto un vero rapporto con Dio, se avesse saputo qual’è il vero tesoro, per lui non sarebbe stato difficile lasciare tutto per seguire Colui che è l’Unico che lo può condurre alla vita eterna.
Questo episodio è molto importante ai nostri tempi, ai nostri eventi, al nostro cuore. Credo che ciascuno di noi, io e voi, ha quel qualcosa che ci manca. Manca una sola cosa alla quale io non ho il coraggio di rinunciare. Quella cosa della mia vita che vedo e comprendo che mi frena, che non mi permette di camminare in pienezza e di respirare a pieni polmoni. Non ho il coraggio di lasciare quella cosa sola. Non ho il coraggio di fare quel passo tanto necessario nella mia vita per potermi avvicinare a Cristo, per poterLo seguire in pienezza.
In questo nostro tempo proprio attraverso queste immagini del Vangelo possiamo comprendere qual’è la nostra via. Viviamo nel mondo materiale e si parla soltanto di “avere”. L’”avere” è diventato l’”essere”. Oggi si vuole solamente avere e possedere. Questo, in un certo modo, ci lega, ci allontana da noi stessi.
Un detto latino dice: “Il denaro cambia il carattere”. Ma è molto raro che ciò capiti in meglio.
Tutti noi sappiamo benissimo quanto i beni materiali ci facciano ciechi. Non siamo più sensibili per i bisogni del nostro prossimo.
Molti che si sono arricchiti in un momento hanno dimenticato i loro amici, non appartengono più alle persone semplici, normali. Sembrano appartenere ad una classe particolare.
Ci sono pochissime persone che pur possedendo sono libere, perchè proprio i beni materiali le portano a pensare alle altre persone.
Oggi è molto facile comprendere e accettare ciò che Maria, Regina della Pace, ci dice. E’ facile comprendere i Suoi messaggi nei quali ci invita alla pace. Ciò che ha detto all’inizio vale ancora oggi: “Ci deve essere la pace tra l’uomo e Dio. Ci deve essere la pace tra gli uomini”.
E’ una verità tanto chiara e tanto necessaria all’uomo moderno, perchè egli ha perso la pace. Perdendo la pace ha perso la gioia. Non c’è gioia nel cuore. L’uomo si è perso nel mondo materiale e in ciò che lo circonda.
Il mondo non può andare avanti se non ritorna a ciò che la Madonna chiede. Ella chiede di fare un passo in avanti nella nostra vita. Fare un passo in più nella conversione personale è quell’unica cosa che ci manca. Dobbiamo cambiare il modo di pensare e lasciare al Signore la possibilità di cambiare il nostro cuore e la nostra vita. Questo è ciò che ci manca per poter vivere la gioia che ci viene offerta. Gioia che è alla nostra portata e possiamo vivere. E’ ciò che nella nostra vita è più importante di ogni altra cosa.
L’unica cosa importante sono le tracce dell’amore che lasciamo quando abbandoneremo questa terra.
Se il ragazzo del Vangelo avesse deciso di seguire Gesù avrebbe sentito la gioia, perchè la vera gioia si trova nell’unione vera con Dio. Se avesse trovato quest’unione e questa gioia avrebbe compreso che i beni terreni servono per aumentare la gioia degli altri condividendoli, senza accumularli per avene sempre più.
Se avesse scoperto la vera unione con Dio avrebbe scoperto anche la vera unione con il fratello e avrebbe potuto trovare tanta gioia nella propria vita.
Questo ci viene confermato dal nostro tempo in cui ci sono tante persone che possiedono tanti beni e non hanno la vera gioia. Ci sono anche quelli che non hanno tanti beni, ma hanno la gioia sul viso e nel cuore, perchè vivono la vita evangelica, come chiede Gesù.
Perciò, fratelli e sorelle, oggi siamo qui al posto giusto. Siamo alla sorgente della pace. Perciò dobbiamo impegnarci per raggiungere quella cosa sola che ci manca. Da ciò possiamo vedere quanto seguiamo veramente Gesù. Quando capiremo veramente questo avremo la forza di fare quel passo in più e la nostra vita sarà diversa.
Fratelli e sorelle, se veramente abbiamo sete della vita eterna, se veramente teniamo ai tesori del cielo, non trascureremo quella cosa essenziale nella nostra vita: credere a Gesù, ascoltare la Sua Voce e seguirLo fedelmente.
Fratelli e sorelle, prendiamo questa sera in questo luogo sul serio l’insegnamento di Gesù. Facciamo oggi stesso quel primo passo. Ascoltiamo ciò che Maria ci dice nei Suoi messaggi. Questo è il bene per noi uomini.
Cerchiamo di essere coloro che seguono la Sua Parola e il Suo messaggio vivendolo nella nostra vita, rispondendo alla Sua chiamata oggi nel nostro mondo.
Amen.


Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

Commento di P. Livio al Messaggio del 25 maggio 2016 da Medjugorje

Marija Pavlovic comunica il Messaggio del 25 maggio 2016 da Medjugorje a Radio Maria

Messaggio a Marija del 25 maggio 2016

"Cari figli! La mia presenza è un dono di Dio per tutti voi ed un'esortazione alla conversione. Satana è forte e desidera mettere nei vostri cuori e nei vostri pensieri disordine ed inquietudine. Perciò, voi figlioli pregate affinché lo Spirito Santo vi guidi sulla via retta della gioia e della pace. Io sono con voi ed intercedo presso mio Figlio per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

giovedì 19 maggio 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 18 maggio 2016


Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».
Parola del Signore
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Cari fratelli e sorelle, il Vangelo di oggi è un brano molto interessante. Viene descritta una parte del cammino di Gesù insieme ai discepoli. I discepoli vengono da Lui e dicono che hanno visto qualcuno scacciare i demoni nel Suo Nome e loro glielo hanno vietato. Il motivo era perchè egli non era uno di loro.
Se leggiamo bene questo brano del Vangelo possiamo osservare la chiusura di quei discepoli verso coloro che non sono discepoli di Gesù. Gesù, invece, vuole mostrare loro un altro modo di vedere. Gesù risponde: “Non proibitelo”. E’ come se a Lui non importasse se facessero parte di quella comunità o meno. Egli pone l’importanza sul fare cose buone, ciò che dovrebbero fare anche i Suoi discepoli.
Perciò ciascuno di noi questa sera, davanti a questo brano del Vangelo di Marco, dovrebbe fermarsi e chiedersi: “Come è il mio comportamento verso coloro che non hanno ancora conosciuto Dio? O come è il mio comportamento verso coloro che si sono allontanati da Dio? Cosa mi viene ispirato dal mio incontro con Gesù? Questo rapporto mi chiude nel mio mondo o mi porta al prossimo, anche quando egli è diverso per quanto riguarda fede, nazione e opinione di vita?”
Per meditare su queste domande forse dobbiamo tornare alla festa della Pentecoste che abbiamo celebrato domenica scorsa. Lì si dice che i discepoli erano chiusi nel Cenacolo. Proprio questa immagine rappresenta la chiusura dei loro cuori. Ma Gesù viene anche se le porte sono chiuse e si mette in mezzo a loro.
Solo l’esperienza dell’incontro con Cristo Risorto e la discesa dello Spirito Santo fanno aprire i loro cuori e li rendono disposti al servizio e ad annunciare il Vangelo.
Cari fratelli e sorelle, noi abbiamo imparato sicuramente tante cose della nostra fede. Ne abbiamo sentite e lette molte. Ma se noi nella nostra vita non abbiamo fatto l’esperienza dell’incontro con Dio vivo, crocifisso e risorto, se non abbiamo fatto l’esperienza dello Spirito Santo corriamo il pericolo di tenere lezioni a tutti, ma noi stessi non abbiamo provato la gioia di avere un cuore trasformato.
Sant’Agostino scrive: “Tanti sono nella Chiesa, ma sono fuori di Essa. Tanti sono fuori dalla Chiesa, ma fanno parte di Essa”. Dio non fa mancare a nessuno la Sua grazia, anzi la dona in abbondanza. Il problema è soltanto se sappiamo riconoscere i segni della Sua grazia e inalzare il nostro sguardo verso il Suo Amore.
Sono convinto che ogni vero amore lascia una traccia nella vita dell’uomo.
Questa Eucaristia è il luogo e il momento della vera Presenza di Cristo, di Colui che per Amore ha dato la Vita per noi. Perciò ogni Eucaristia si imprime nel cuore dell’uomo e lo ispira ad andare nel mondo e ad amare tutti, proprio come ha fatto Cristo stesso, servendo gli altri e dando la vita per loro.
Cari fratelli e sorelle, noi vediamo che la Presenza di Cristo innalza, cambia, fa diventare capaci. Senza di Essa noi rimaniamo chiusi nei limiti delle nostre idee. La Sua Presenza ci libera, guarisce, apre i nostri orizzonti, ci toglie ogni concupiscenza e distrugge i limiti delle nostre capacità e incapacità che diventano ostacolo al servizio quotidiano.
Ci troviamo nel mese di maggio, mese di Maria. Proprio Maria è Colei che ha saputo riconoscere le ispirazioni dello Spirito Santo nella Sua Vita. E’ Colei che ha permesso di essere posseduta dallo Spirito Santo e ha permesso che l’impossibile diventasse possibile.
Perciò anche noi, secondo l’esempio di Maria e per l’ispirazione dello Spirito Santo, usciamo da questa santa Messa felici, perchè abbiamo incontrato Cristo vivo. Andiamo col desiderio di fare qualcosa di nuovo, qualcosa di migliore, affinchè trasformati possiamo trasformare gli altri. Noi che abbiamo incontrato Cristo nella Santissima Eucaristia vogliamo diventare sempre più santi.
Questa è la nostra speranza.
Sia lodato Gesù Cristo.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )