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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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mercoledì 10 febbraio 2016

Il Digiuno: una via verso la pace

 

11- 14 agosto 1984, la sera prima della festa dell’Assunzione della Vergine, il veggente Ivan ebbe un’ apparizione a casa. Mentre si preparava per recarsi in Chiesa per la preghiera della sera, improvvisamente gli apparve la Madonna e gli disse di trasmettere alla gente questo messaggio: "Vorrei che la gente in questi giorni pregasse con me. E che preghi il più possibile! Che inoltre digiuni il mercoledì e il venerdì; che reciti ogni giorno il Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi..."

Quando lvan giunse in parrocchia e ci diede questo messaggio della Madonna, ci trovammo in grande difficoltà perché già prima di quel 14 agosto la gente diceva che a Medjugorje si stava esagerando con la preghiera e il digiuno. Ed ora - immaginatevi un po’ - la Madonna chiedeva un giorno di digiuno in più e tutte e tre le parti del rosario! Noi frati non sapevamo che fare, come dirlo alla gente, poiché ritenevamo, in partenza, che si sarebbe lamentata ancora di più. Ci preparammo e dicemmo: "Bene, se crediamo alle apparizioni della Madonna dobbiamo dare questo messaggio e chi lo segue, lo segue." Ammetto, però, che eravamo veramente scoraggiati. Ritengo che la Madonna sia stata molto coraggiosa a chiedere di digiunare due volte la settimana.

In conclusione, noi, dall’altare, lo abbiamo detto alla gente e da quel giorno valse questo ulteriore invito al digiuno. In molti, tuttavia, risultarono scoraggiati, non solo perché si doveva digiunare due giorni, bensì anche per il modo in cui Io si doveva fare. Infatti la Madonna aveva consigliato un modo concreto di digiunare: a pane e acqua.

Eppure non si tratta di giorni in cui si deve morire di fame, ma di un invito a vivere per due giorni di solo pane. Il pane è sempre un simbolo di vita. Anche l’acqua è un simbolo, quello della purificazione. Credo che la Madonna desideri che noi, adoperando entrambe queste cose, riscopriamo la vita, purificandola anche.

Digiunare a pane e acqua sarebbe la cosa ideale. Ma cosa deve fare chi pensa di non riuscirci, pur volendo seguire la Madonna? Credo che in questi due giorni di digiuno il pane debba essere l’alimento principale, ma che frutta, tè o anche caffè siano legittimi se non è possibile esaudire completamente il desiderio della Madonna. Molti chiedono se si debba digiunare anche quando si è malati e se anche i bambini e i giovani debbano digiunare in questo modo. La Madonna non ha detto nulla sul digiuno degli infermi, bambini e giovani. Ma chi vuole seguire la Madonna, anche se è malato o bambino, troverà il modo di esaudire i desideri di Maria.

IL DIGIUNO NELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA

Nel Vecchio Testamento, si parla spesso di digiuno. I profeti esortavano il Popolo Eletto al digiuno. E possiamo rinvenire due situazioni particolari in cui veniva richiesto il digiuno. Innanzitutto lo si richiedeva nelle situazioni difficili; se incombeva una catastrofe per rimanerne illesi o per sfuggirle. E troviamo, a proposito, le parole dei profeti che dicevano: "Convertitevi, digiunate, solo allora non ci sarà questa sventura!" L’altra situazione era in caso di schiavitù, in cui dicevano: "Pregate, digiunate, e il Padre vi libererà dalla servitù".

Nel Nuovo Testamento, Gesù ha parlato del digiuno, lo ha richiesto, ed Egli stesso ha digiunato. Anche gli apostoli hanno digiunato, e sicuramente anche la Madonna. Ella, in quanto figlia del popolo di Israele ancora prima di diventare Madre di Gesù, digiunava due volte la settimana, il lunedì e i! giovedì. Infatti, questo digiuno degli Israeliti ricorre anche nella vicenda della preghiera del fariseo e del pubblicano nel tempio, quando il fariseo disse: "Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo." (Lc18,12).

In seguito nella Chiesa si continuò a digiunare sempre due volte la settimana, il mercoledì e il venerdì. Si può così supporre che anche la Madonna, quale buona cristiana, digiunasse in questi due giorni.

A tutti è chiaro il motivo per cui si deve digiunare di venerdì. In questo giorno della settimana i cristiani desiderano ricordare, in maniera particolare, la passione e la morte di Gesù. Ma perché digiuniamo il mercoledì? Secondo la tradizione ecclesiastica, il mercoledì della settimana santa, Giuda andò dai farisei per pattuire con loro quando e per quanti soldi avrebbe tradito Gesù. E così, per amore devoto verso Gesù, la Chiesa decise di introdurre anche questo mercoledì.

Ai nostri giorni: Attualmente la Chiesa ci fa obbligo di osservare un digiuno stretto due volte l’anno, il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo. La Madonna ci richiede quindi di più rispetto alla Chiesa ufficiale. Questo però non contraddice quanto deciso dalla Chiesa solo perché essa ha ridotto l’obbligo del digiuno a un minimo. La gente ha sfruttato questa libertà limitando il digiuno al minimo richiesto. Ma anche la Madonna sfrutta questa libertà della Chiesa: Ella sa che la Chiesa non ha vietato il digiuno, per cui ci invita a praticano. Si deve però rilevare che si tratta di un invito, e non di una norma come peri! mercoledì delle ceneri e il venerdì santo.

PERCHÉ DIGIUNARE?

Per il digiuno si possono trovare tre profonde motivazioni che rappresentano al tempo stesso la chiave per la pace. Tali motivazioni sono rispettivamente a livello fisico, psicologico e spirituale.

In primo luogo a livello fisico:

Prima di iniziare a parlare alla gente del digiuno, ho discusso della cosa con diversi medici. Tutti hanno detto che il digiuno fa bene. Non desidero dilungarmi in questa sede su tutte le reazioni che avvengono nel nostro corpo quando si digiuna. Dico solo questo: digiunare fa bene al nostro organismo. Quando, secondo Io standard occidentale, si mangia normalmente’; si assumono comunque alimenti in ragione di un terzo più del necessario. Questo terzo, di cui il corpo non ha bisogno, grava sul nostro organismo come un peso. Ogni organismo possiede il suo ritmo biologico datogli dal Creatore. Se esso viene affaticato da un’alimentazione eccessiva, anche il cuore può perdere il suo ritmo, e anche le difese del nostro corpo nei confronti delle malattie ne possono risultare indebolite, ecc. Un’alimentazione eccessiva danneggia il nostro organismo in molti modi. I medici hanno dichiarato che i giorni di digiuno sono contemporaneamente giorni di purificazione del nostro organismo.

Ho notato che molta gente ha paura del digiuno. AI contrario, si dovrebbe avere più paura del mangiare dato che questo rappresenta il pericolo maggiore per l’organismo. E chiaro che nessuno deve ora perdere la voglia di mangiare, ma dobbiamo stare attenti ai reali bisogni del nostro organismo. Questo sarà un aiuto per la nostra salute fisica. Il tutto è molto importante poiché, come dice il proverbio, "mens sana in corpore sano". Ora però chi è in eccesso di peso non deve pensar male di sé. Questo è solo un invito al digiuno, e comunque si resta sempre liberi di scegliere.

In secondo luogo a livello psicologico:

Nel mondo occidentale la gente non ha solo ciò di cui ha bisogno, ma addirittura di più. Con questo eccesso corriamo il pericolo di soffocare la nostra anima e la nostra vita psichica. Soffocando la nostra vita spirituale diventiamo ciechi e ingordi rispetto a ciò che abbiamo, per cui si ha la sensazione di aver bisogno di un numero sempre crescente di cose. Non vedendo ciò che abbiamo, e, volendo sempre di più, nella nostra anima sorgono dei conflitti: non vediamo più l’essenziale ma solo ciò che non abbiamo. Quando si vive in uno stato del genere si perde l’energia dello Spirito.

Cosa è questa energia dello Spirito? Per esempio il non disperare subito se ci si trova in situazioni difficili. Ci sono giovani che cadono in depressione o addirittura si suicidano per non aver superato un esame. Molti iniziano per esempio a prendere la droga perché non riescono a resistere, perché non hanno quindi la forza psichica di resistere alla tentazione della droga.

Oppure i divorzi: nessuno sposa qualcuno che non ama. Ma ci sono molti divorzi. Perché? Forse, in un determinato momento, non si riesce a sopportare il proprio partner. Non si ha la forza di stargli accanto e di perdonarlo: la famiglia viene così distrutta.

In altre parole: se abbiamo tutto,(o peggio anche in eccesso), non impariamo ciò che è invece molto importante per la nostra vita: ad aspettare, ad essere pazienti con gli altri e con le cose materiali. Questo è un grosso pericolo soprattutto per i giovani che sono abituati ad avere subito tutto ciò che vogliono. L’unica cosa che devono fare a casa è mettere in funzione un elettrodomestico per avere da mangiare e da bere, tutto. Rischiano così di non riuscire a vivere con le cose senza toccarle. In questo modo si diventa facilmente egocentrici: "Ho bisogno di tutto. Sono proprietario." Quando poi escono allo scoperto nella vita, nella famiglia, nel lavoro, ed incontrano delle difficoltà, non hanno più la forza di superarle.

Cosa ci vuole dunque insegnare il digiuno? A vivere due giorni con tutte le cose che abbiamo, senza toccarle. E, a dire il giovedì mattina: "Guarda, vivo." E a dire anche il sabato: "Ieri non ho mangiato nulla, né cioccolata né biscotti, eppure vivo ancora." Non è facile vivere con le cose e non toccarle. Ma coloro che cominciano a digiunare iniziano ad apprendere questo comportamento. Si sviluppa così una forza nuova per superare le difficoltà e convivere con i problemi. Questa è l’energia dello Spirito!

Vivere più semplicemente. Questo mondo tecnologico non ci insegna a convivere con i problemi. Quando trattiamo con gli altri siamo impazienti e perdiamo i nervi. Si possono così spiegare tutti i suicidi, tutti i divorzi, tutti i problemi di droga e di alcool. Chi impara a vivere con le cose riesce a vivere anche con gli uomini. Chi non si lascia abbagliare dalle cose materiali, acquista la vista e può accettare e accogliere gli altri uomini. Chi riesce a vivere con le cose materiali, conoscerà gli uomini nella loro situazione concreta. Avrà quindi la forza e anche la volontà di aiutarli.

Quanta gente è infelice solo perché non riesce a vivere con le cose e con gli uomini. Quanti giovani nel mondo occidentale sono infelici perché non possiedono ancora di più, invece di vedere ciò che già hanno. Se si considera invece la situazione di quei paesi in cui esiste la fame o in cui ci sono profughi - pensiamo solo a quelli del Vietnam o della Cambogia - si vede che questi sono stati costretti ad imparare che non si muore subito se non si ottiene immediatamente ciò che si vuole avere.

Certo, non dobbiamo tutti soffrire la fame, la Madonna non Io vorrebbe. Ma quanta gente ha perso la voglia e la gioia di vivere solo perché non possiede una determinata cosa materiale. Ma cosa è più importante, la vita in quanto dono di Dio o le cose materiali della vita? Riflettiamo un attimo sui tanti conflitti che sorgono in famiglia a causa della cose materiali!

Non pretendere di avere tutto. Una ragazza che aveva iniziato a digiunare mi ha raccontato: "Ogni volta che tornavo da Medjugorje mi vergognavo di me stessa quando aprivo il mio armadio, poiché vedevo molte cose di cui non avevo assolutamente bisogno. Era soprattutto un vestito che a casa aveva provocato una guerra con mio padre e mia madre. Io lo desideravo mentre essi dicevano di non avere abbastanza soldi per comprarlo. Ma non ci fu nulla da fare, io lo volevo e lo ebbi. Ed ora scoprivo di averlo indossato forse due o tre volte per poi metterlo da parte. Capivo di non averne più bisogno. Mi vergognai di ciò e chiesi scusa ai miei genitori."

Questa ragazza fece anche un’altra esperienza, che forse non piacerà a tutti, ma che io racconterò Io stesso. Scoprì di trascorrere molto tempo a farsi bella: tutte cose che le donne conoscono meglio di me. Un giorno si rese conto che anche il viso che Dio le aveva donato era bello. Dopo questa esperienza non fece più quelle cose, non so neanch’io come chiamarle. E mi disse: "Notai che mi rimanevano, così, molti soldi che ora potevo utilizzare per i poveri." Per i giovani il digiuno significa, quindi, soprattutto imparare a vivere con le cose che, grazie a Dio, ci sono davanti e che esistono in abbondanza.

E come la mettiamo con i bambini? Essi non possono certo vivere per due giorni di solo pane. Sappiamo però che molti bambini mangiano troppi dolci. Se i genitori iniziano a digiunare possono dire al loro figlio: "Guarda, il mercoledì e il venerdì non avrai queste cose superflue." Devono essere prima i genitori ad iniziare il digiuno, e poi seguiranno di certo anche i bambini."

Alleviare le difficoltà. Ancora una volta: a questo livello impariamo a condividere con gli altri. Anche con l’esempio di quella ragazza a cui ho accennato prima si scopriranno opportunità per aiutare gli altri. Vedete, ci sono molte persone al mondo che sarebbero felici di poter vivere soltanto così come noi digiuniamo. Noi possiamo scegliere il pane, ma queste persone muoiono se non hanno questo pezzettino di pane. Dunque se il nostro amore fosse più forte, avremmo così E tante opportunità per aiutare i poveri. Cosa potremmo fare, in questo momento, se sapessimo che nostro fratello o nostra sorella in Africa stanno ora morendo di fame? Non potremmo fare tutto, ma certamente molto. Si può così sviluppare la pace avendo occhi per gli altri, aiutandoli e imparando a condividere con loro.

In terzo luogo a livello spirituale:

è molto semplice: quando si digiuna si prega meglio. C’è un proverbio latino che dice: "Plenus venter non studet libenter." "Uno stomaco pieno non studia volentieri." Possiamo correggere questo proverbio, senza con ciò offendere i latinisti, dicendo: "Uno stomaco pieno non prega neanche volentieri." Quando si digiuna si penetra davvero più facilmente nel profondo del cuore, della preghiera. E in effetti si è meno distratti nei giorni di digiuno. Se vogliamo pregare meglio, dovremo cominciare a digiunare.

Se digiuniamo pregando, questo pregare aiuta il digiuno. E con il digiuno aumenta il nostro anelito verso Dio. Se viviamo di pane, scopriremo anche il Pane Eucaristico e crescerà il nostro amore per Gesù nel Sacramento . Si potrebbe parlare a lungo del livello spirituale del digiuno. Lo si comprende quando si inizia a digiunare. Digiunando anche Io spirito si apre al Signore perché vediamo che non si vive di solo pane, come dice anche Gesù, ma anche di quella parola che penetra nel cuore aperto ed è capace di amare.

PROBLEMI DEL DIGIUNO

La nostra dipendenza: La paura del digiuno, o le nostre difficoltà ad esso connesse, non dipendono da un insufficiente apporto di calorie per il nostro corpo in quel giorno particolare; bensì dalla nostra dipendenza nei confronti del cibo. Quante volte ci sono conflitti nelle famiglie solo perché alla data ora il pranzo o la cena non sono pronti! Posso dire che quando ho iniziato a digiunare mi ci preparavo sempre bene, facendo una buona cena il martedì sera, per il semplice motivo di sopravvivere dai mercoledì al giovedì; la stessa cosa succedeva il giovedì sera, per il giorno di digiuno dal venerdì al sabato mattina. La mattina del mercoledì e dei venerdì il primo pensiero era: "Oggi non c’è colazione." Ora dal punto di vista fisico il giovedì o il sabato mattina, quindi dopo il giorno di digiuno, avrei dovuto avere più fame che il mercoledì o il venerdì invece in questi giorni non sorgeva nessun problema. Le difficoltà erano quindi solo il segno della dipendenza da qualcosa.

Certo: può essere che la prima fase del digiuno sia solo una lotta, ossia di come si possa sopravvivere a questo giorno. Ma, dopo, si instaura un’altra situazione, e si comincia già a sentire di più la libertà in questo giorno, in cui si prega più facilmente, si lavora più facilmente e si incontrano gli altri più facilmente.

Il nervosismo: Alcune persone affermano di diventare molto nervose quando digiunano. Esse si appigliano alla seducente alternativa che è meglio mangiare ed essere buoni con gli altri, piuttosto che essere nervosi. Chi vuole accettare questa spiegazione è naturalmente libero di farlo, ma io personalmente non la condivido: queste persone dicono di essere tese, per cui sarebbe meglio non digiunare. Se ad essere nervosi fossero veramente solo coloro che digiunano, non ci sarebbero così tante persone nervose al mondo. Da dove vengono quelle che non digiunano?

Iniziare con coraggio: Desidero ora consolare chi dovesse essersi rattristato per non aver finora saputo tutto questo, o per non essere finora riuscito, concretamente a digiunare. In ogni settimana della nostra vita ci saranno un mercoledì e un venerdì. Non li cancellate come giorni di digiuno, ma sottolineateli! Se però un mercoledì o un venerdì coincidono con una festa, digiunate un giorno prima, così gioirete anche del martedì o del giovedì perché saranno giorni di digiuno. Vedrete che questo fa bene. Grazie al digiuno riusciamo meglio a sopportare o evitare i conflitti. Nei conflitti spesso si perde; è meglio non averne. Grazie al digiuno riusciamo meglio ad aprirci per la pace e a portarla agli altri.

P.Slavko Barbaric

Fonte: Medjugorje Altervista

domenica 7 febbraio 2016

I MARTIRI DI SIROKI BRIEG

Tu sei il mio Dio, il mio Tutto
padre Jozo parla ai pellegrini

Ci troviamo in questo Santuario a Siroki Brijeg dedicato alla Madonna Assunta in Cielo, e questa chiesa ha solo cento anni. Alle tre del pomeriggio del 7 febbraio 1945, i partigiani comunisti hanno occupato la nostra terra pro­vocando immense sofferenze e distruzioni. Sono entrati nel monastero e hanno trovato trenta frati. Con arrogan­za hanno detto: "Dio non c'è! Togliete l'abito, nessuno ha bisogno della vostra vita religiosa". Essi non hanno obbedito!
Alcuni avevano soltanto 20 anni e avevano appena finito il noviziato, erano giovani, ragazzi. Allora, un soldato pieno di livore ha preso il Crocifisso e l'ha buttato sul pavimento dicendo: "Ecco, adesso potete scegliere: la morte o la vita".
Uno dopo l'altro, i frati hanno abbrac­ciato la Croce dicendo: Tu sei il mio Dio e il mio Tutto!
I soldati li hanno portati fuori dal convento e li hanno uccisi e poi bruciati. E non si sono fermati qui, hanno ucciso anche 874 parrocchiani, hanno dato alle fiamme il monastero, la scuola, il seminario; non potendo bruciare la chiesa, vi hanno messo dentro i cavalli.
lo mi ricordo questo, perché sono stato battezzato in questa chiesa. La prima comunione non l'ho avuta in chiesa, ma fuori, sotto questa grande quercia che dopo potete vedere. Perché tutto questo?
I comunisti hanno voluto fare il massimo per umiliare Dio e la nostra fede. Ogni giorno, quando siamo andati a scuola abbiamo dovuto sentir parlare contro Gesù; nei libri vi era scritto che Gesù non era mai esistito, non era mai nato. Ci dicevano che la Chiesa , il Papa, i vescovi e i sacerdoti erano cattivi, nemici dell'uomo e che manipo­lavano l'uomo attraverso la fede .. , e tante altre cose brut­te. E questo per cinquanta anni!
Noi qui non gli abbiamo creduto, perché abbiamo credu­to ai nostri genitori, alle nostre famiglie.
Quando siamo diventati adulti, in 103 abbiamo deciso di diventare sacerdoti e religiosi. Ecco, ora siamo in tutto il mondo, missionari in tutti i Continenti.
I comunisti hanno pensato che così facendo potevano distruggere la fede.
Gli stessi comunisti hanno reagito alla medesima manie­ra, quando il 24 giugno 1981 sei bambini hanno detto:
"Vediamo la Madonna ". Essi hanno detto: No! I ragazzi sono bugiardi, i genitori malati, i frati cattivi. E hanno deciso di fermare la Madonna.
La gente non ha creduto a loro, non poteva credergli! Esistono, purtroppo, molti fino ad oggi che non accetta­no le apparizioni, ma la Madonna va avanti perché ogni giorno, in tutte le parti del mondo, esistono nuovi testimoni, nuovi discepoli che accettano e vivono i messaggi della Madonna. E Lei può andare avanti.
Vedete, la Chiesa non si può distruggere. Il sangue dei martiri, dice Tertulliano, è seme dei nuovi Cristiani, della vita nuova, delle nuove vocazioni. La televisione, il benessere, non possono distruggere una famiglia; l'ateismo che circonda la famiglia non la può rovinare. Questo non può accadere se la famiglia vive profondamente e coerentemente la propria fede. La famiglia sarà distrutta quando lascia la preghiera, quando abbandona l'Eucaristia.
L'Eucaristia ci unisce a Cristo, e la vita di Cristo è offrir­si per gli altri. La nostra vita è rispondere a questa chia­mata e dire "Anch'io amo Cristo!", come hanno risposto i martiri. Essi hanno pensato: "Anche noi dobbiamo rispondere a questo grande amore, dando la nostra vita a Cristo ... , perché dando a Gesù, noi diamo a tutti".
I martiri sono grandi testimoni e una benedizione per tutti noi.
Oggi, sulla tomba dei nostri martiri possiamo apprende­re un grande insegnamento: Che cosa sono pronto ad offrire al mio Cristo? Cosa posso dare a Gesù? Come rispondere al Suo amore?
Ricordiamo l'episodio del Vangelo quando Gesù vuole sfamare la moltitudine che lo seguiva. Egli dice a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane per dar da mangiare a questa gente?". Signore, duecento denari non bastano nemmeno perché ognuno ne abbia un pezzo! Allora Andrea, fratello di Pietro, dice: Conosco un ragazzo, un piccolo pastore, la cui mamma gli ha messo nella borsa cinque panini e due pesciolini. Gesù dice di chiamarlo.
Quel ragazzino, innamorato di Cristo, pieno di gioia è venuto da Gesù: Prendi, Signore, è tutto quello che ho. Tutti hanno visto il bambino che mette nelle mani di Gesù i cinque piccoli pani e i due pesci. Cristo ha bene­detto e poi ha fatto distribuire a tutti quelli che erano pre­senti (cfr Gv 6,5-11).
Così, Gesù ha dato a tutti. Anche il bambino non è rima­sto senza il suo pranzo. Quando noi siamo disponibili a dare a Gesù, tutti possono avere. Hai capito? Se io do sol­tanto a te, solo tu puoi avere e non è mai sufficiente. No, dobbiamo pensare in maniera diversa!
Che cosa posso fare per la mia fede? Dov'è Cristo nella mia famiglia? Quale posto occupa Cristo nella mia casa? Se abbiamo messo Gesù all'ultimo posto, guai! Andiamo a riprenderLo, andiamo a cercare la grazia, torniamo al Padre come il figliol prodigo per chiedere perdono e riconciliarci con Dio.
Per questo, la Madonna chiama all' umiltà e chiede nel­l'umiltà di vivere i messaggi. Non discutere, ma vivere, credere, amare!
Questa è la scuola della Madonna. E' per questo, che la Chiesa a Medjugorje in tutti questi anni ha pregato, ha fatto digiuno, affinché milioni di pellegrini che vengono possano apri­re gli occhi, essere guariti, mettere in pratica i messaggi della Madre.
Quanti testimoni e quante conversioni a Medjugorje! Mentre tuo figlio dice: Non credo, e tanti come lui dicon­o lo stesso, pellegrini atei che mai hanno sentito nominar­e Gesù vengono dagli estremi confini del mondo e dicono: Vogliamo trovare Dio, incontrare Dio per mezzo della Vergine.

Brano tratto da “Osservate i frutti” di padre Jozo Zovko

Fonte: Informazioni da Medjugorje

venerdì 5 febbraio 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 3 febbraio 2016, presiede fra Josip Vlašić


Dal Vangelo secondo Marco


In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.
Parola del Signore


Cari fratelli e sorelle, cari fedeli, e voi tutti collegati con noi via internet, cari parrocchiani, io credo che da nessuna parte, oltre che in questo Vangelo, sta scritto che Gesù si meravigliava. Siamo abituati che il nostro Dio prega nell’Orto degli Ulivi, che il nostro Dio ha paura, che il nostro Dio ama, che il nostro Dio perdona, ma sta sera dobbiamo abituarci che il nostro Dio si meravigli.
Dicono che la società moderna non ti perdonerà una cosa sola: il fallimento. Noi che siamo nelle scuole e voi che lavorate vedete che i bambini fin dall’infanzia imparano a volere il successo. Usano diversi mezzi. Ingannano i professori e vengono protetti dai genitori. Il voto negativo rappresenta il fallimento e quello positivo il successo. Fin dall’infanzia ci abituiamo alla società del successo.
Cosa succede ancora? La società perdona tutto, ma non il fallimento. Addirittura perdona il peccato. Se prendete due uomini che fanno lo stesso peccato e uno è ricco e uno è povero: il povero lo giudichiamo per il peccato, mentre il ricco no. Se bevono per il povero diciamo “è un alcolizzato, bisogna evitarlo”, per il ricco diciamo “ma… è successo così; forse lui ha una grande ditta e ha diverse famiglie da mantenere: non arrabbiarti con lui che ha bevuto un pò di più”. Al ricco perdoneremo tutto, invece il povero lo chiameremo ubriacone. Siamo coscienti che ciò accade nella nostra società.
Ma Gesù questa sera si è messo dalla parte di quelli che hanno fallito. Gesù sta sera nel Vangelo ha vissuto il fallimento.
I fedeli litigano nella Chiesa per una cosa sola: il miracolo. Quanto sono capaci di litigare su un miracolo… Anche i sacerdoti. Se volete farli arrabbiare metteteli davanti al tema dei miracoli e vedrete come i sacerdoti si dividono davanti a questo termine. La famiglia si divide.
Alla fine anche qui si tratta di un miracolo: Medjugorje. E’ un miracolo. Tanti miracoli.
Vedete che Gesù a Nazaret non ha potuto compiere neanche un miracolo.
Adesso vi faccio una domanda. Davanti a voi avete due sacerdoti: uno sono io e l’altro è un sacerdote sconosciuto. Attraverso questo sacerdote sconosciuto Dio ha fatto tanti miracoli: ha guarito ammalati, alcolizzati, ciechi… Io, come sacerdote, non ho fatto nemmeno un miracolo. Peggio ancora: forse ho provocato a qualcuno l’ulcera e nervosismo. Non ho fatto nessun miracolo nella loro vita. Si sono sentiti peggio a causa mia.
Vi domando: da chi andreste voi se aveste bisogno di un sacerdote? Tutti voi andreste, io compreso, da quel sacerdote che compie i miracoli e diremmo: “Fai il miracolo anche nella mia vita!”.
Gesù oggi sta dalla parte mia e non fa nessun miracolo. Gesù si mette dalla parte di quei sacerdoti che non fanno miracoli.
Dio desidera liberarti dalla magia. Il miracolo più grande che succede in questo mondo è la santa Messa. Il miracolo della santa Eucaristia.
Ecco perchè Gesù oggi non ti farà nessun miracolo, affinchè tu possa credere solamente in un miracolo: ciò che succede nella santa Messa.
Fratelli e sorelle, questo è il messaggio che Gesù Cristo desidera darci. Almeno io penso così. Noi siamo tutti seduti sulle panche. Tutti vogliamo pregare per essere guariti. Ora vi domando: Se noi cristiani preghiamo di guarire chi sarà ammalato in questo mondo? Se noi preghiamo di guarire a chi abbiamo lasciato la malattia? A un musulmano, a un buddista, ad un ebreo? Perchè così facilmente vogliamo lasciare ciò che è nostro, la nostra sofferenza, la nostra croce, il dolore? Gli altri prendano tutto, ma non ci prendano la sofferenza e il dolore, perchè soltanto nel dolore possiamo riconoscere Gesù.
Cari Cristiani, non pregate oggi perchè Dio vi liberi dalla sofferenza. Sta sera cominciate a pregare così: “Gesù, donami la sofferenza”. Cominciamo a pregare così: “Gesù, donami la croce”. Pensiamo un pò: io vengo a Medjugorje e comincio a pregare così. Io sono sano, ma desidero che Tu venga attraverso la malattia. Questa forse è l’immagine del Cristiano.
Un mio amico qualche giorno fa mi ha raccontato un esempio bellissimo, quando satana è apparso a san Martino. Gli è apparso come Gesù. Pensate fino a dove arriva satana. E’ apparso sotto le spoglie di Gesù. Ha detto “pace a te”, allargando le mani. San Martino non ha visto le piaghe nelle mani e ha chiesto: “Dove sono le tue piaghe?” Subito la visione è sparita.
Questo mio amico mi ha detto: “Se nella vita non hai sofferto è il segno migliore che non hai mai conosciuto Gesù”. Se hai sofferto beato te, perchè Gesù è venuto nella tua vita.
Che cosa darà Gesù a coloro che ama? La sofferenza. Conosco famiglie che pregano e hanno tante, tante croci nella loro vita. Conosco una coppia sposata da poco ed è 4 mesi che non escono dall’ospedale. Sempre in ospedale a fare diagnosi e pregano. Conosco altri a cui nella vita và tutto liscio: qualsiasi cosa tocchino diventa oro. Hanno la salute e non sanno più quanti soldi hanno sul conto bancario.
Ci si domanda: “Che cosa è più giusto? Pregare e soffrire o non pregare e avere successo?” Ma cosa ha fatto Gesù sulla croce? Aveva le mani trafitte. Cosa ha avuto san Francesco alla fine della vita? Le stigmate. Vedi qual’è la logica di Dio. Se Dio ti dona la sofferenza vuol dire che ne sei degno. Sei degno di Dio, perchè la cosa più grande che Dio ti può dare è la sofferenza. Il nostro Dio non ha null’altro da dare. Il nostro Gesù di Nazaret non ha null’altro da dare, soltanto la sofferenza.
Cari fedeli, questa non è la croce che mi uccide, ma la croce attraverso la quale potrò guarire. Perciò vi invito: preghiamo per poter riconoscere Gesù. Lui è venuto anche qui a Medjugorje. E’ venuto, sì. E non Lo riconosceremo dal fatto se ha fatto un miracolo o no. Ho detto all’inizio che il miracolo è la santa Messa. Non cerchiamo un miracolo più grande della santa Messa, perchè non c’è nulla di più grande del Pane Eucaristico.
Termino questa predica con un esempio. Cosa può succedere al nostro Paese e ovunque voi viviate, cari pellegrini? La storia dice così: un maestro guardava i bambini che giocavano sulla sponda e costruivano i castelli con la sabbia. Appena terminato il castello per il quale avevano impiegato tanto tempo e fatica, è venuto un’onda e lo ha abbattuto. Il maestro si attendeva lacrime e rabbia, ma i bambini si sono presi per mano e hanno cominciato a ridere. Poi hanno cominciato a costruire un castello nuovo. Il maestro ha detto: “Questi bambini mi hanno dato una lezione molto importante. Tutte le cose che creiamo nella vita, con tanta e nergia e tempo, sono create sulla sabbia. L’unica cosa duratura sono i rapporti umani. Prima o poi verrà un’onda e porterà via ciò che abbiamo costruito con tanto impegno. Quando succederà questo potrà sorridere soltanto colui che avrà qualcuno vicino a sè da tenere per mano”.
Questa è la verità più grande anche per il nostro Paese. Tutto può crollare come quel castello. E sarà così. Attorno a noi ci sono i castelli di sabbia. Verrà un’onda che porterà via tutto. E alla fine rimarrai tu e la tua famiglia. Dio chiederà in quel momento da te la fede, quando ti libererà dalle cose materiali.
Perciò Dio non poteva fare nessun miracolo a Nazaret, perchè la gente era cementata nei suoi edifici.
Così è la nostra vita: come un edificio cementato. Non permettiamo a Dio di entrare nella nostra vita. Lo abbiamo espulso per allontanarLo da noi. Lo mettiamo su un monte e vogliamo che cada dall’altra parte. Ma nessuno di noi ha il coraggio di spingerLo giù. Ma Dio farà in modo di passare affianco a noi, come fece a Nazaret. Gesù è passato in mezzo a loro.
Cari fedeli, possiamo essere come la gente di Nazareth? Non Lo abbiamo ucciso, ma può succedere che Dio passi nella mia e nella tua vita senza averLo riconosciuto. Senza averGli dato l’opportunità di essere Lui la croce nella nostra vita.
Perciò sta sera vi invito a cambiare la nostra preghiera. Non sia più preghiera per la liberazione dalla croce, ma preghiera per la croce.
La Confessione non sia più solo per perdonare i peccati, ma, come disse Papa Francesco, per purificare le proprie ferite. Il peccato non è una magia che sparisce. Il peccato sparirà, ma rimarranno le ferite. Il Papa dice: “Avrai bisogno della vita intera per curare le tue ferite”. Perchè proprio da quelle ferite rinascerai, come un uomo nuovo.
Perciò, fratelli e sorelle, questa è l’immagine più bella e più autentica di Medjugorje. Il luogo dove si curano le ferite. Il luogo dove vieni a curare le tue ferite. Non ti è stato fatto nessun miracolo, ma hai soltanto preso la benda per poter fasciare la tua ferita. La ferita rimane, ma il peccato è tolto.
Qui l’umanità ferita è venuta a guarire le proprie ferite. Non liberiamoci dalle ferite, perchè da esse nasce un uomo nuovo. Nascono le grazie nella nostra vita. Finchè ci sono le ferite saremo Cristiani.
Cari Cristiani, non diamo la nostra sofferenza agli altri. Prendiamo la sofferenza su di noi, perchè la sofferenza è il tesoro cristiano che Cristo ha lasciato alla Sua Chiesa.
Amen.

Fonte: IdM (Andrea Bianco)

giovedì 4 febbraio 2016

Omelia del 1 febbraio 2016 Messa serale a Medjugorje presieduta da fra Ljubo


Il Signore sia con voi
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo Gesù e i Suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare nel paese dei Geraseni. Sceso dalla barca subito dai sepolcri Gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene. Perchè più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano accorse. Gli si gettò ai piedi e urlando a gran voce disse: “Che vuoi da me Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti scongiuro in Nome di Dio: non tormentarmi”.
Gli diceva infatti: “Esci spirito impuro da quest’uomo!” E gli domandò: “Qual’è il tuo nome?”
“Il mio nome è legione”, Gli rispose, perchè siamo in molti. E Lo scongiurava con insistenza, perchè non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là sul monte una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: “Mandaci da quei porci, perchè entriamo in essi”. Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare. Erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono. Portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto.
Giunsero da Gesù. Videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla legione. Ed ebbero paura. Quelli che avevano visto spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci ed essi si misero a pregarLo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca colui che era stato indemoniato Lo supplicava di poter restare con Lui. Non glielo permise, ma gli disse: “Và nella tua casa dai tuoi. Annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la Misericordia che ha avuto per te”.
Egli se ne andò. Si mise a proclamare per la Decapoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.
Parola del Signore
Fratelli e sorelle, nel Vangelo secondo Marco, nel brano che precede il Vangelo che abbiamo sentito, Gesù ha calmato le acque. Ha calmato la tempesta. E’ bastata una Sua parola: “Taci!” e all’improvviso avviene un grande silenzio. I discepoli si domandano, dopo aver sperimentato questo miracolo: “Chi è Costui che comanda al mare e ai venti?” Vediamo che i discepoli sono insicuri, indecisi. Non sanno quale sia l’identità di Gesù. Nel Vangelo che abbiamo sentito lo spirito impuro con chiarezza e certezza riconosce Gesù. Il diavolo sa chi è Gesù. Abbiamo sentito che lo spirito impuro ha detto: “Che vuoi da me Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti scongiuro, in Nome di Dio, non tormentarmi!”
Gli spiriti impuri sono sicuri. Sanno chi è Gesù. Sanno che Lui è il Figlio di Dio, ma rimangono chiusi davanti a questa verità, davanti a questa realtà.
Il Vangelo ci guida nel paese dei Geraseni. Questa era una zona di pagani. Lo deduciamo, perchè lì abbiamo visto tanti porci. C’era una numerosa mandria di porci. I Giudei, invece, non mangiavano il maiale, perchè era vietato loro. Gesù, quindi, era in terra pagana, dove il potere di satana è più forte ed evidente.
Nell’uomo posseduto prevale la morte. Distrugge la propria vita e odia quella degli altri. Il Vangelo dice che viveva nei sepolcri. E satana che era dentro a quell’uomo si chiamava legione. La legione era un esercito romano composto da 6000 persone. Questo uomo rappresenta i pagani. E lui ha un nome: legione. La legione rievoca la presenza dei romani, il loro potere, la guerra personificata in questi porci.
L’evangelista Marco parla dell’Impero romano come satanico. Questo brano vuol dire ai Cristiani: “Cristo butterà questi porci nel mare. Libererà la terra dall’Impero romano, che è in un certo modo manifestazione del potere diabolico”. Questa scena della numerosa mandria di porci che finisce nel mare è una scena pesante. Il Signore libera la terra dal male e dal maligno. Questo è motivo di gioia, ma questa gioia ha il suo prezzo. Il prezzo è perdere 2000 porci. I Geraseni non erano pronti a pagare tale prezzo. Secondo loro Gesù libera ad un prezzo troppo alto. Loro pensano: “E’ meglio sopportare la schiavitù di satana e vivere la propria ricchezza che avere questo Gesù vicino”.
La loro preghiera sembra quasi assurda. Cominciano a pregarLo di allontanarsi dal loro paese.
Noi vogliamo la libertà, ma la rifiutiamo quando dobbiamo pagare un prezzo per ottenerla. Noi sappiamo che il peccato è sempre attraente. Non è oscuro come lo dipingiamo. E’ sempre attraente come lo era per Adamo ed Eva. Quell’albero che simbolizza il peccato e il male era attraente per gli occhi. Il frutto aveva un buon sapore. Allora come oggi. Questa non è una leggenda, ma una realtà spirituale che vive ciascuno di noi.
L’uomo che era posseduto ed ora è liberato chiede di rimanere con Lui, perchè ha capito cosa Gesù gli aveva fatto. Gesù non lo permette, ma gli da una missione e dice: “Và nella tua casa, dai tuoi, e annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la Misericordia che ha avuto per te”. Questo indemoniato diventa apostolo, missionario, perchè è capace di testimoniare ciò che lui stesso ha vissuto. Non lo ha trattenuto per sè. La grazia non si può trattenere per sè. Ecco perchè il Vangelo è la lieta notizia, la buona novella. Dobbiamo condividere con gli altri ciò che Gesù ha fatto per noi.
Noi, in questo tempo moderno, che cosa possiamo pensare di questo caso del Vangelo e di tanti altri episodi? Esistono gli spiriti impuri o no? Esiste il diavolo o no? Oggi non esiste più l’Inquisizione, ma esistono pratiche che al centro hanno satana che sono molto più diffuse che nel Medioevo. E non soltanto tra i poveri. E’ diventato un fenomeno sociale molto ampio. Se si cerca di allontanare satana dalla porta lui entra dalle finestre.
Oggi sono molto diffusi gli oroscopi, la magia bianca o nera. Su qualsiasi canale della tv voi andiate voi potete vedere ciò. Tutti ne sono schiavi. La Chiesa è molto discreta. sul male, ma la Chiesa non ha mai smesso di credere nell’esistenza del male. Papa Paolo VI ha confermato chiaramente l’insegnamento biblico. Egli dice: “Il male non è soltanto una mancanza, ma una forza operante. Un essere vivo. Un essere che è distrutto e distrugge gli altri”.
Nel passato c’erano esagerazioni con il male: si vedeva il maligno dove non c’era. Bisogna essere saggi. E’ sbagliato vedere satana dappertutto, ma è anche sbagliato non vederlo da nessuna parte. Attraverso la superstizione, diffusa anche tra i Cristiani, il maligno desidera entrare in ogni casa, in ogni famiglia, attraverso la tv, i mass media. Questi sono pieni di magia bianca, nera, carte, oroscopi.
L’uomo è anche oggi nella tentazione, come all’inizio della creazione del mondo. Egli desidera conoscere il futuro. Il futuro non è nelle nostre mani, ma in quelle di Dio. Il domani ci sarà donato per mezzo della Provvidenza di Dio. L’uomo vuole sapere cosa accadrà domani e nel futuro. Adamo ed Eva erano curiosi e sappiamo fino a dove ha portato questa curiosità: al peccato, alla morte, alla paura.
Dio non ci ha detto “siate curiosi”, ma ci ha fatto una promessa e ci ha detto”Io sono con voi”. Non esiste un momento in cui Lui non è con noi, ma il problema è che noi non siamo con Lui.
Dio non ci rivela il futuro, ma ci fa una promessa: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.
San Giovanni Crisostomo diceva: “Il Cristiano che torna dalla santa Messa assomiglia al leone che ha il fuoco in bocca. Satana non può sopportare il suo sguardo”. Quando siamo con Gejsù, quando siamo in Gesù, nel Suo Spirito, quando Gesù è in noi satana non può farci nulla. Perchè Lui ha vinto il male e il maligno.
La Madonna non ha paura qui a parlare del maligno, di satana, della sua forza. Ma parla anche dei mezzi con i quali possiamo vincerlo, con i quali Dio può vincere dentro di noi. Con la preghiera. Ecco perchè dice: “La preghiera è la catena che vi tiene vicini a Dio”. La preghiera è la vita, perchè soltanto quando siamo collegati a Dio viviamo.
Permettiamo a Gesù e al Suo Spirito di vivere in noi, perchè noi possiamo vivere.
Amen.

 

Fonte: IdM (t. Andrea Bianco)

mercoledì 3 febbraio 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 2 febbraio 2016 presieduta da fra Danko Perutina.

Dal Vangelo secondo Luca

Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.
Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore;e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele;lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre:

«Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione

perché siano svelati i pensieri di molti cuori.

E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza,era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Parola del Signore

 

 

In una città i cittadini hanno comperato una bella lampada di bronzo. L’hanno messa nella piazza principale e ci hanno messo una guardia. Erano molto orgogliosi di questa lampada. La guardia ha messo le indicazioni lungo la piazza, affinchè tutti i visitatori la notassero. Uno straniero ha visto e ha chiesto: “Perchè queste indicazioni per la lampada? Se questa lampada non si fa notare con la propria luce c’è qualcosa che non và!”

Fratelli e sorelle, così succede anche con noi. Noi mettiamo verso di noi i segnali della luce, ma non diamo la luce. Ci danno fastidio la vita degli altri, i peccati degli altri e noi facciamo la stessa cosa. La bontà è l’amore e il perdono. Ma anche le virtù non si portano al collo come una catenina, ma si vivono. Sappiamo che ogni uomo che cammina nelle tenebre, senza la luce, cammina per le vie sbagliate e non riesce ad arrivare alla meta. E’ esposto ai pericoli. E’ l’immagine di quell’uomo che non ha proprio senso. Cammina senza senso e senza un obbiettivo nella vita.

Invece l’uomo che vede la luce davanti a sè raggiungerà il proprio obbiettivo facilmente, anche se troverà ostacoli.

All’inizio di questa santa Messa abbiamo acceso e benedetto le candele che useremo in varie occasioni. E’ nella nostra tradizione che le candele vengano accese nella notte di Natale, alla morte dei familiari…

Qual’è il significato di questa candela benedetta? La candela rappresenta il nostro cammino nella luce della fede. La luce della fede che illumina la nostra coscienza, il nostro cuore, la nostra volontà. Perchè grazie alla nostra fede tutto sta in piedi o crolla. Avere la fede in qualcuno significa appoggiarsi completamente su questa persona, cioè appoggiarsi a Dio.

La candela simboleggia anche Gesù Cristo che è andato incontro al Suo popolo per salvarlo. 40 giorni dopo il Natale noi celebriamo questa festa: la presentazione del Signore. Questo evento viene riportato soltanto dall’Evangelista Luca. Nel Tempio entra la Sacra Famiglia: Maria, Giuseppe e Gesù Bambino.

Il contenuto biblico della festa d’oggi è pieno di vita. E’ un evento bello, perchè le persone che vengono presentate sono piene di una semplicità nella Loro fede, pieni di devozione. Incontrare Dio era il desiderio dei popoli di tutte le epoche. Credo che sia il desiderio di tutti noi presenti qui.

Nel Tempio la Sacra Famiglia ha incontrato il vecchio Simeone e la profetessa Anna. Il Vangelo dice che Simeone era un uomo giusto e pio. Questo significa che era onesto.

Possiamo domandarci come mai tra la moltitudine di leviti e sacerdoti e il popolo nel Tempio proprio il vecchio Simeone vada incontro a questa Famiglia giovane. Il Vangelo ci da la risposta. Dice: “Mosso dallo Spirito si recò al Tempio”. E’ venuto nel Tempio ed ha ascoltato la Voce del Signore, perchè? Perchè l’ascoltava sempre. Serbava dentro di sè la consolazione e la speranza della venuta del Signore. Ecco perchè Simeone dice: “Ora puoi lasciare che il Tuo servo vada in pace, perchè i miei occhi hanno visto la Tua Salvezza preparata da Te davanti a tutti i popoli”. Ciò era stato annunciato tanti secoli prima dal profeta Malachia.

Anche noi siamo invitati a scoprire la gloria di Dio. Dio si trova con gli occhi della fede, perchè gli occhi della fede vedono molto più lontano degli occhi del corpo.

Il desiderio di Simeone si è realizzato. Lui è diventato profeta. Lui ha creduto nella speranza messianica e non si è stancato della vita trascorsa in preghiera. Questo è importante: lui non si è stancato. Noi spesso, nel nostro cammino di vita, nella nostra spiritualità, nelle nostre cadute ci fermiamo. Siamo stanchi e diciamo: “Signore, ci riposiamo un pò anche dalla Tua presenza”. Tutte le volte che lo pensiamo o lo facciamo cadiamo ancora più profondamente. Soltanto l’uomo rivolto completamente al Signore e pieno della presenza di Dio è l’uomo pieno di gioia, dentro e fuori. E’ l’uomo sul cui volto brilla la presenza di Dio.

Oltre al vecchio Simeone nel Tempio c’era la profetessa Anna. Lei ha accettato la sua vita da vedova, la sua vita pesante senza rabbia e senza piangere. Di lei il Vangelo dice che “giorno e notte pregava”. Lei rappresenta tutte le persone devote di quell’epoca e della nostra epoca che vogliono vivere la fede più profondamente. Ma ci sono anche coloro che sono invidiosi. Nel nostro popolo si suole dire che coloro che sono inginocchiati davanti all’altare, vanno più volte in settimana alla Messa, vanno all’Adorazione,  subito si dice per i giovani che si faranno frati o suore, come se fosse una cosa negativa. Se, invece, sono sposati si dice subito che hanno problemi matrimoniali. Viene detto soltanto perchè sono diversi e bisogna abbassarli al nostro livello. Lo dicono coloro che non sono contenti di se stessi. Se facciamo parte di quel gruppo di persone che sparlano così bisogna uscirne subito.

Sia Simeone che Anna hanno sentito che era il momento giusto, era il momento di Dio. Quando giungerà quel momento, come la grazia di Dio che Egli versa sull’uomo se abbiamo il cuore aperto, lo riceveremo. Ma se siamo assenti, se non siamo aperti, questa grazia passerà e andrà oltre.

Giuseppe e Maria hanno portato Gesù Bambino nel Tempio per fare ciò che era prescritto dalla Legge e volevano offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi. Era il sacrificio dei poveri. Il Vangelo non lo dice, ma voleva indicare con questo che il Re dei re fin dalla nascita vive in una famiglia semplice, povera. Avrebbe potuto scegliere anche un altro modo. Poteva nascere in un palazzo reale e avere servi. No. Lui prende un’altra via. Viene attraverso una famiglia normale, semplice.

Anche noi siamo venuti qui sta sera nel Tempio di Dio, siamo venuti in chiesa. Corriamo il pericolo che la santa Messa diventi per noi una routine o folclore. Noi non siamo turisti; siamo pellegrini. Non solo qui a Medjugorje, ma ovunque viviamo. Per il tempo che siamo qui sulla terra: 50, 60, 80 anni. Poi ritorniamo ad incontrare il Signore.

Perciò prima di ogni santa Messa dovremo domandarci: “Esiste nel nostro cuore una vera preparazione per l’incontro con Dio?” Spesso succede che dopo la santa Messa la famiglia vada a bere il caffè o a mangiare assieme. Si rientra nella routine e non pensiamo a ciò che facciamo. La Messa è diventata come un lavoro ordinario. Come se andassimo a lavorare alle 8 e tornassimo alle 4. Così ogni domenica andiamo alla Messa alle 11 e non succede niente. Noi abbiamo fatto il nostro dovere, ma non facciamo progressi spirituali.

In quest’anno della Misericordia e alla fine dell’anno dedicato alla vita consacrata, il Papa, il Vangelo e la Madonna ci invitano a fare un passo in più. Non deve essere un passo grande. I santi non hanno fatto passi lunghi. Facevano piccoli passi, ma tutti i giorni andavano avanti.

Questo Vangelo desidera sottolineare un’altra realtà: quanto è importante la presenza dei vecchi. Noi viviamo in una società in cui si venera il culto della giovinezza, bellezza e forza fisica.

Nei giornali si possono leggere diversi titoli. Uno di questi dice: “Come diventare belli in fotografia”. Un’altro dice: “Come fermare la vecchiaia”. Tutto è in questo stile. Noi siamo partecipi di un individualismo aggressivo. Tutto deve essere creato per me adesso. Subito. E il nostro rapporto con gli anziani e con gli handicappati è come se non ci fossero. Ci dimentichiamo che proprio questi vecchi ci hanno fatto crescere, ci hanno generato, ci hanno insegnato quando eravamo piccoli. Ci dimentichiamo anche che un giorno anche noi diventeremo vecchi. E’ interessante che nelle famiglie i nonni hanno preso il ruolo di baby sitter, ma non viene pagato loro nulla. Quando abbiamo bisogno del nonno o della nonna basta chiamarli. Loro stanno con i bambini e quando hanno finito possono tornare a casa. Sono come una cosa che sta in cantina: quando ne hai bisogno la prendi e quando non ne hai bisogno la rimetti allo stesso posto. Sai che non scapperà.

Questo Vangelo e questa festa sono un invito a riesaminare il nostro rapporto con gli anziani. La comunità, la società, la parrocchia che non valorizza gli anziani, che non trae esperienza dai loro valori e dalla loro preghiera, cammina per la via sbagliata.

Se hai anziani in famiglia, se tua madre o tuo padre sono anziani, deciditi questa sera di chiamarli, di telefonare, mandare un sms, comprare un piccolo regalo. Non solo sta sera. Dobbiamo cambiare questo rapporto verso gli anziani, ricordando momenti in cui noi eravamo piccoli, impotenti, e quegli anziani erano in piena forza. Non ti lasciavano in cantina. Non ti lasciavano mai solo. Ora nemmeno tu devi lasciare tua madre o tuo padre soli.

Fratelli e sorelle, mentre riflettiamo su Gesù Cristo che è la luce del mondo e mentre siamo nell’anno della Misericordia, mentre riflettiamo sulle vocazioni religiose, preghiamo Gesù, perchè apra di nuovo gli occhi del nostro cuore, della nostra anima, affinchè possiamo riconoscerlo in ogni uomo. Affinchè tutte le volte che veniamo a celebrare l’Eucaristia Lui possa accendere la fiamma del Suo Amore. Lo potremo fare soltanto se preghiamo. La Madonna qui ci ha invitato sempre a pregare. Ci chiama perchè non preghiamo e perchè non abbiamo risposto alla Sua chiamata.

Fratelli e sorelle, rispondiamo questa sera alla chiamata di Gesù che ha insegnato ai Suoi discepoli a pregare il Padre Nostro. Rispondiamo all’invito della Chiesa alla preghiera familiare al mattino e alla sera per poter essere testimoni di Dio per l’uomo inquieto. 

Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

 

Fonte: IdM (trad. Andrea Bianco)