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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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lunedì 26 settembre 2016

Messaggio a Marija del 25 settembre 2016

"Cari figli! Oggi vi invito alla preghiera. La preghiera sia per voi vita. Soltanto così il vostro cuore si riempirà di pace e di gioia. Dio vi sarà vicino e voi lo sentirete nel vostro cuore come un amico. Parlerete con Lui come con qualcuno che conoscete e, figlioli, sentirete il bisogno di testimoniare perché Gesù sarà nel vostro cuore e voi sarete uniti in Lui. Io sono con voi e vi amo tutti con il mio amore materno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

Marija Pavlovic comunica a R. Maria il Messaggio del 25 settembre 2016 da Medjugorje

 

 

domenica 25 settembre 2016

Video – Medjugorje, Adorazione Eucaristica del 24 Settembre 2016


 

Adorazione Eucaristica del 24 Settembre 2016,
guidata da Fra Francesco Rizzi

Il tuo Spirito ci guidi!
Donaci la Pace e la Gioia e aiutaci a costruire un mondo più umano.

Canto: Kumbayà, my Lord, kumbayà... O Lord, kumbayà.
Vieni a noi, Signor, vieni a noi... Signore, vieni a noi!

Signore Gesù, questa sera siamo venuti qui per incontrarti, amarti
e adorarti con Maria, nostra Madre.
O Signore della vita e della pace, donaci il tuo Spirito, perché ci guidi nella preghiera e ci aiuti a pregare col cuore.

Canto: Spirito Santo, scendi su di noi!
Spirito Santo, riempici d’amor! (bis)

Signore, nella tua pace è la nostra pace. Dona ai nostri cuori la
pace! Gesù, tu sei la Pace!
Donaci la gioia! Gesù, tu sei la Gioia!
Grazie, Signore, per questo incontro con te questa sera, con la tua Madre, con i fratelli e le sorelle nella fede!

Canto: Tu sei Pace...+ Alleluia...

Signore, aiutaci a condividere il pane con chi ha fame.
Apri i nostri cuori alle necessità dei fratelli.
Aiutaci a costruire un mondo più umano.
Liberaci, Signore, dall’egoismo e dall’indifferenza.

Tantum ergo... Orazione.
Kyrie, eleison... Benedizione eucaristica,

Canto finale: Gospa, Maika moia, Kralica mira...
Zdravo, Kralice mira! Zdravo, Maiko ljubavi! (bis)
Zdravo (3X), Marijo! (bis)

A cura di P. Armando Favero O.M.I.

mercoledì 21 settembre 2016

« Figlioli chi prega non ha paura del futuro e chi digiuna non ha paura »

Messaggio del 25 gennaio 2001
Cari figli, oggi vi invito a rinnovare la preghiera e il digiuno con ancora più entusiasmo, affinché la preghiera diventi gioia per voi. Figlioli, chi prega non ha paura del futuro e chi digiuna non ha paura del male. Vi ripeto ancora una volta: solo con la preghiera e il digiuno anche le guerre si possono fermare, le guerre della vostra incredulità e della paura per il futuro. Sono con voi e vi insegno figlioli: in Dio è la vostra pace e la vostra speranza. Per questo avvicinatevi a Dio e mettetelo al primo posto nella vostra vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.


Commento di fra Ljubo Kurtovic

Padre Slavko nei suoi commenti ai messaggi della Madonna sempre ci ricordava il messaggio precedente. Nel messaggio di Natale la Madonna gioisce ringraziando Dio che Le ha permesso di venire a chiamarci alla pace e alla conversione dei cuori. Maria prega perché la gioia possa nascere nei nostri cuori. Maria sa bene che la gioia non viene da sola: occorre decidersi per la preghiera, occorre pregare. Perché ci possiamo più facilmente decidere, Maria non soltanto ci chiama alla preghiera, ma prega con noi e per noi. Dio ci ha creati liberi e desidera che liberamente ci decidiamo per Lui. Su questa terra non siamo venuti per nostra volontà e decisione, ma per il desiderio di Dio e il piano che ha con ognuno di noi. In questo piano di Dio non siamo costretti, ma siamo liberi di dire a Dio "sì" o "no". La realizzazione di questo piano che Dio ha per ognuno di noi dipende da noi: per le nostre decisioni esistenziali siamo responsabili e per le nostre scelte esistenziali subiamo le conseguenze. Con il nostro quotidiano "sì" a Dio e "no" al peccato, giorno per giorno conosciamo di più la volontà di Dio che è la nostra pace. Questo ci conferma la Madonna con i suoi messaggi. Tante volte la Madonna ha detto che la realizzazione dei piani che ha con le sue apparizioni dipende da noi. Tante volte ci ha invitati a pregare per le sue intenzioni. Quando Dio creava il mondo, ha voluto che l'uomo fosse il Suo collaboratore. Come allora e così anche oggi l'uomo è collaboratore di Dio ed è anche collaboratore di Maria se si decide di ascoltare e seguire i suoi inviti materni. Nel messaggio di stasera la Vergine Maria chiama, non si stanca, sente il bisogno di ripetere, di invitarci alla preghiera "affinchè la preghiera diventi gioia per voi". Quando qualcuno decide di pregare, sente tanti ostacoli, tante debolezze, tante cose, lavori, che si mettono davanti alla preghiera. Se si resiste, nonostante tutto, la preghiera deve diventare una gioia. La decisione per la preghiera è come un quotidiano esame di fedeltà, come una guerra interiore ed è una lotta che c'è in noi. Non è una scusa valida dire "non ho il tempo per la preghiera". La vera domanda è: "Sento il bisogno o non sento il bisogno di Dio?" e in ultima analisi "Credo in Lui o non credo?". Quando amo qualcosa o quando mi è importante qualcosa, allora troverò il tempo di sicuro. "Non ho il tempo" è una bugia, è una maschera che ci allontana da Dio, dalla vita e da noi stessi. In questo messaggio la Madonna ci invita anche al digiuno, che è un mezzo forte contro il maligno. La nostra fede non si esprime soltanto spiritualmente con le parole, ma anche corporalmente. Il digiuno è una espressione corporale della nostra fede. Purtroppo anche nella Chiesa, generalmente parlando, il digiuno è stato dimenticato; il digiuno è limitato soltanto a due giorni all'anno: il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. Il nostro Papa Giovanni Paolo II ha parlato del bisogno del digiuno nel suo documento "Evangelium vitae"; anche in Assisi, con i responsabili delle altre religioni, ha pregato e digiunato. Ci ha invitato anche Lui, come ci invita la Madonna, alla preghiera e al digiuno perché sono mezzi forti contro le forze del male. La maggioranza delle persone si pone la domanda: "Come guarire dall'attaccamento per le cose che fanno ammalare l'uomo? Come vivere semplicemente, moderatamente e gioiosamente?". Il digiuno è la strada verso l'amore e verso Dio. Tutto dipende l'uno dall'altro: fede in Dio, fede nell'uomo e fede nella vita. Tutto dipende dall'amore e dal sentirci amati da Dio. La Madonna ci indica la strada che ci porta a sentirci amati da Dio. E' una strada stretta e faticosa, come diceva Gesù, ma ci porta alla vita. Tutte le altre strade ci portano alla morte. Anche in questo messaggio la Madonna ci dice: "Non abbiate paura del male che sembra vincere in questo mondo. Sono la vostra Madre, sono con voi e per voi; ascoltatemi e seguite le mie parole. Vi porterò al mio Figlio Gesù che vi darà tutto quello che il vostro cuore desidera nella profondità".

sabato 17 settembre 2016

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 settembre 2016

"Cari figli, secondo la volontà di mio Figlio ed il mio materno amore vengo a voi, miei figli, ed in particolare per coloro che ancora non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio. Vengo a voi che pensate a me, che mi invocate. A voi do il mio materno amore e porto la benedizione di mio Figlio. Avete cuori puri e aperti? Vedete i doni, i segni della mia presenza e del mio amore? Figli miei, nella vostra vita terrena ispiratevi al mio esempio. La mia vita è stata dolore, silenzio ed un’immensa fede e fiducia nel Padre Celeste. Nulla è casuale: né il dolore, né la gioia, né la sofferenza, né l’amore. Sono tutte grazie che mio Figlio vi dona e che vi conducono alla vita eterna. Mio Figlio vi chiede l’amore e la preghiera in Lui. Amare e pregare in Lui vuol dire — come Madre voglio insegnarvelo — pregare nel silenzio della propria anima e non soltanto recitare con le labbra. Lo è anche il più piccolo bel gesto compiuto nel nome di mio Figlio; lo è la pazienza, la misericordia, l’accettazione del dolore ed il sacrificio fatto per gli altri. Figli miei, mio Figlio vi guarda. Pregate per vedere anche voi il suo volto ed affinché esso possa esservi rivelato. Figli miei, io vi rivelo l’unica ed autentica verità. Pregate per comprenderla e poter diffondere amore e speranza, per poter essere apostoli del mio amore. Il mio Cuore materno ama in modo particolare i pastori. Pregate per le loro mani benedette. Vi ringrazio!"

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 settembre 2016

I messaggi della Regina della Pace dati a Mirjana sono sempre un po’ più lunghi di quelli rivolti alla Parrocchia attraverso la veggente Marija e anche un po’ diversi ed è giusto che sia così, che non siano tutti uguali.

I messaggi dati a Mirjana hanno un particolare orientamento verso coloro “che non hanno conosciuto l’amore di Mio Figlio”, quelli che noi chiamiamo non credenti: quelli che non credono, ma cercano e quelli che non credono e sono chiusi nelle tenebre della menzogna e della morte.

E quindi la Regina della Pace rivolge questi messaggi a noi affinché noi possiamo essere strumenti di conversione per gli altri.

I messaggi a Mirjana hanno in questi ultimi tempi dei particolari interessantissimi. La Madonna ci svela aspetti della sua vita che sono preziosi, la Madonna ha infatti raccontato la sua vita a tutti i sei veggenti, alcuni l’hanno scritta, ad esempio Ivanka ha preso degli appunti, a Vicka ha raccontato la sua vita in modo più vasto e lei dice di averla scritta in tre quaderni che pubblicherà quando la Madonna glielo dirà.

Nei messaggi che Lei rivolge a Mirjana ritorna continuamente il tema dell’autentica verità. La verità esiste, c’è una sola verità, non ci sono altre verità, un’unica autentica verità che è Gesù Cristo e la sua Parola.

Anche oggi ripete questo aspetto importante, come pure ripete l’amore particolare che Maria ha verso i pastori che rappresentano suo Figlio.

Vediamo dunque passo per passo questo messaggio.

La prima frase: “Cari figli secondo la volontà di mio Figlio ed il mio materno amore vengo a voi, miei figli, ed in particolare per coloro che ancora non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio”.

Questa è la motivazione che la Madonna dà e ha sempre dato.

Lei è l’Ancella del Signore, viene perché suo Figlio l’ha mandata, ma nel medesimo tempo Lei ha chiesto a suo Figlio di rimanere così a lungo.

Lei stessa ha scelto il villaggio dove appare: Medjugorje; e ha scelto di guidare questa Parrocchia, però ha fatto tutto secondo la volontà di Dio, quindi è un progetto di Dio che la Madonna realizza.

La Madonna si rivolge a noi, a quelli che hanno accolto e risposto alla chiamata: ”Vengo a voi che pensate a me”, speriamo di non pensare a Lei solo quando abbiamo bisogno, “che mi invocate. A voi do il mio materno amore e porto la benedizione di mio Figlio”, cioè la Madonna ha bisogno di noi per arrivare ai non credenti. La Madonna semina i semi della santità e della verità, ma i cuori sono aridi, non cresce niente e allora ci invita a riflettere con due domande:

Avete cuori puri e aperti? E poi ci domanda:

Vedete i doni, i segni della mia presenza e del mio amore?

Per vederli bisogna avere i cuori puri e aperti, allora si vedono tutti i doni che la Madonna ci dà, tutte le grazie che la Madonna ci dà, tutti i segni della Sua presenza e del Suo amore. Con i cuori puri e aperti abbiamo in dono la luce del discernimento che ci fa vedere la presenza di Maria e come Lei opera.

La Madonna opera silenziosamente, ma efficacemente e ci aiuta, ci sostiene e ci viene incontro nei momenti difficili della vita.

Figli miei, nella vostra vita terrena ispiratevi al mio esempio.

La Madonna invita noi, che abbiamo accolto la chiamata, a imitare la sua vita. E qui ci dà una sintesi della sua vita che Papa Giovanni Paolo II aveva chiamato: “la peregrinazione della fede di Maria”, cioè aveva presentato la Madonna come una pellegrina che avanzava nella fede cercando di comprendere, di affidarsi, di lottare, di vincere e di essere fedele.

E Lei lo sottolinea dicendo: ”La mia vita è stata dolore, silenzio”, ..però adesso parla, ”e un‘immensa fede e fiducia nel Padre Celeste”.

Pensiamo come la Madonna sia stata aperta al disegno di Dio e al disegno della Croce, come la Madonna abbia lottato con immensa fiducia e fede nel Padre Celeste proprio nei giorni della Passione, soprattutto nel Sabato Santo. Per cui la vittoria della fede di Maria è stata quella risposta che Dio attendeva per la gloria della Resurrezione, che ha avuto qui sulla terra una risposta di fede come l’ha avuta all’Annunciazione.

Poi la Madonna ci dice, attenzione scrivete questa frase nel cuore:

Nulla è casuale”, perfino un incidente di macchina, neanche quello è casuale, “né il dolore, né la gioia, né la sofferenza, né l’amore”, tutto è grazia per chi crede, anche quelle che per noi sono disgrazie.

E dice: “Sono tutte grazie che mio Figlio vi dona e che vi conducono alla vita eterna”.

Ecco come la Madonna ci invita a guardare la vita, prima dice: guardate la mia vita, ispiratevi al mio esempio, poi dice: “Mio Figlio”, che vi dà tutte queste grazie, “vi chiede l’amore e la preghiera in Lui”.

E qui la Madonna ci dà una bellissima lezione dove estende la preghiera: la preghiera è un rapporto di amore con Dio e poi diventa un donarsi continuamente agli altri, accettando la sofferenza, le prove, aiutando gli altri, dove ogni piccolo gesto fatto in unione con Gesù diventa preghiera, questo vuol dire pregare in Lui, amare in Lui.

Amare e pregare in Lui vuol dire — come Madre voglio insegnarvelo — pregare nel silenzio della propria anima e non soltanto recitare con le labbra”. E pregare con amore “Lo è anche il più piccolo bel gesto compiuto nel nome di mio Figlio”, persino un sorriso, un saluto, una piccola parola di incoraggiamento è già preghiera, “lo è la pazienza”, con cui si sopporta e si affronta il lavoro della giornata, si sopportano anche le persone moleste, si sopporta il male e i malfattori, “la misericordia, l’accettazione del dolore ed il sacrificio fatto per gli altri”, tutto questo significa pregare ed amare.

Figli miei, mio Figlio vi guarda”, ci guarda anche Lei, una volta la Madonna ha detto ai genitori: “attenzione i vostri figli vi osservano”.

Pregate per vedere anche voi il suo volto, ed affinché esso possa esservi rivelato”, dobbiamo pregare perché nella preghiera scopriamo il volto di Dio, il volto dell’amore, il volto della misericordia, possiamo unirci a Gesù e con Gesù diffondere l’amore nel mondo.

In questo tempo in cui ci sono troppi cristiani che hanno perso il senso della unicità del Cristianesimo e pensano che tutte le religioni tutto sommato siano uguali, che tutte le verità siano frammenti di una verità universale che noi ci costruiamo con la nostra mente, (la Madonna già in passato aveva detto che c’è del buono anche nelle altre religioni, “ma mio Figlio è l’unico mediatore tra Dio e gli uomini”), qui dice: “Figli miei, io vi rivelo l’unica ed autentica verità”, che è suo Figlio, Gesù.

Dobbiamo testimoniare questa unica ed autentica verità.

Pregate per comprenderla”, pregate per vedere il volto di mio Figlio, così dapoter diffondere amore e speranza, per poter essere apostoli del mio amore”. Senza l’incontro con Gesù siamo cembali squillanti, solo conoscendo Gesù e vivendo in Lui diventiamo gli apostoli dell’amore di Maria: “apostoli del mio amore”.

Il mio Cuore materno ama in modo particolare i pastori. Pregate per le loro mani benedette”. Per pastori la Madonna intende prima di tutto il Santo Padre e i Vescovi, ma anche tutti i sacerdoti che Lei ama in un modo particolare. Preghiamo per la loro santità, per la loro fedeltà, per la loro testimonianza, perché attraverso le loro mani benedette ci viene la grazia. Tutti i Sacramenti e la grazia dei Sacramenti, specialmente l’Eucarestia, ci vengono dati attraverso i pastori della Chiesa, l’ordine sacerdotale, non dimentichiamolo. “Vi ringrazio!"

La Madonna ci sta dando frammenti della sua vita, nel messaggio del 2 agosto ha detto: “Mio Figlio, da piccolo, mi diceva spesso che molti mi avrebbero amata e chiamata “Madre”, parlando della sua maternità universale, (è una rivelazione interessantissima perché Gesù era un bambino, ma era già la Via, la Verità e la Vita ed educava i suoi genitori ai misteri della fede). La Madonna conservava nel suo Cuore queste parole ed oggi ci dà questo grande insegnamento sulla sua vita e ci dice: “La mia vita è stata dolore, silenzio ed un’immensa fede e fiducia nel Padre

Celeste e ci chiede di ispirarci al suo esempio.

Durante il mese dobbiamo meditare quotidianamente questi messaggi.

I messaggi sono pieni di una sapienza evangelica straordinaria e se uno si nutre di questi messaggi fa passi da gigante nel camino di fede, perché è il Vangelo spiegato dal Cuore materno della Regina della Pace.

Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it

Commento di Padre Livio di Radio Maria al messaggio del 25 agosto 2016

"Cari figli, oggi desidero condividere con voi la gioia celeste. Voi, figlioli, aprite la porta del cuore affinché nel vostro cuore possa crescere la speranza, la pace e l’amore che solo Dio dà. Figlioli, siete troppo attaccati alla terra e alle cose terrene, perciò Satana vi agita come fa il vento con le onde del mare. Perciò la catena della vostra vita sia la preghiera del cuore e l’adorazione di mio Figlio Gesù. A Lui offrite il vostro futuro per essere in Lui gioia ed esempio per gli altri con le vostre vite. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Commento di Padre Livio di Radio Maria al messaggio del 25 agosto

Parole di una bellezza, di una bontà, di un amore, di una dolcezza veramente celestiali. La Madonna parla a tutto il mondo, però vorrei dire che in modo particolare ha parlato proprio alla nostra grande famiglia italiana che è stretta intorno ai nostri fratelli che sono nella prova. Il messaggio è scandito in cinque bellissime frasi.

Inizia con un’affermazione straordinaria: “oggi desidero condividere con voi la gioia celeste, la gioia del Cielo perché entri nei vostri cuori”.

In Paradiso, in Cielo c’è la gioia”, ha detto la Madonna e porta qui sulla terra questa gioia con la Sua venuta e noi la vediamo nel suo Cuore, nel suo sguardo, nel suo amore materno. Lei ci dona la sua gioia, che è l’unica che ci può consolare, la gioia del Cielo, che è la speranza, alimentata dalla fede di essere un giorno cittadini di una città che non crollerà mai: la Gerusalemme celeste. Questa è la gioia che abbiamo nei cuori guardando la meta verso la quale siamo diretti.

Ecco la seconda frase: Voi, figlioli, aprite la porta del cuore affinché nel vostro cuore possa crescere la speranza, la pace e l’amore che solo Dio dà”, la Madonna ci porta l’anticipo di ciò che ci verrà dato: la gioia Celeste. Però noi dobbiamo aprire il nostro cuore, accoglierla nella fede e nell’umiltà. E così “se voi accogliete la gioia che io vi porto, nasce in voi di nuovo la speranza, cioè non cadete nella disperazione, la pace, cioè non vi lasciate afferrare dall’angoscia, l’amore che è quella dolcezza per cui si gusta l’esistenza, anche quando è crocifissa”.

Ecco, solo Dio dà questa gioia, questa speranza, questa pace e questo amore. “Cari figli, aprite la porta del cuore”, “Dio, in questa tragedia”, dice la Madonna, “vi porta attraverso di me, la gioia del Cielo, la speranza, la pace e l’amore. Solo Lui può darvi queste cose, nessun’altro può darvele. Voi aprite la porta del cuore”. Questi sono i beni più belli che possiamo avere nella vita: la gioia, la speranza, la pace.

Terza frase: “Figlioli, siete troppo attaccati alla terra e alle cose terrene”. Siamo talmente attaccati alla terra e alle cose terrene, che ci dimentichiamo dei beni che realmente ci rendono felici, che è l’amore di Dio e tutto ciò che l’amore di Dio effonde, diffonde ed emana.

Questo attaccamento alla terra, alla vita, questa prospettiva mondana, questo essere rinchiusi in quell’angolo scuro della finitezza, questo pensare che la vita umana venga dalla terra e ritorni alla terra, questa identificazione di noi stessi col transeunte, con l’effimero, questo attaccamento alle cose terrene ci impedisce di condividere i beni del Cielo con Maria, cioè la gioia, la speranza, la pace, l’amore.

Attraverso questo attaccamento ai beni della terra “satana vi agita come fa il vento con le onde del mare”, “siete in balia di lui che vi getta da una parte all’altra, vi attira, vi seduce, vi inganna, vi insidia, vi colpisce, vi distrugge!” Già la Madonna, come ci ha confermato Marija, ha usato questa rara espressione nel messaggio del 25 Maggio 1988, disse allora: “satana non vi scuota come rami al vento”.

Questa volta la Madonna usa un’altra immagine: “come il vento agita le onde e spazza qua e là, così satana fa con voi quando siete attaccati alle cose della terra”. Così siamo in balia dell’effimero, del transeunte, di ciò che sfugge, di ciò che noi crediamo di possedere, ma che in realtà sono le cose che posseggono noi e diventiamo loro schiavi.

Quarta frase: “Perciò la catena della vostra vita sia la preghiera del cuore e l’adorazione di mio Figlio Gesù”.

Perciò la Madonna ci dice: “la catena per impedire a satana di sbattervi qua e là, seducendovi senza che voi ve ne accorgiate, la catena per impedire che la vostra vita sia risucchiata dalle onde, sia cacciata in fondo all’abisso sia la preghiera del cuore”.

O la preghiera è del cuore o non è preghiera!

La preghiera del cuore è quando si apre il cuore a Dio, si parla con Dio, ci si apre all’amore di Dio, ci si lascia guidare da Dio, cambiare da Dio e come primo gesto di preghiera “l’adorazione di mio Figlio Gesù”, perché Lui è l’unico Salvatore, l’unico mediatore tra Dio e gli uomini.

Ho letto cose molto imprecise in queste ultime settimane. Come quelli che sognano una religione mondiale e dicono stupidaggini non cristiane e non cattoliche. Perché è vero che esiste un solo Dio, ma questo Dio è il Padre di nostro Signore Gesù Cristo. Non si può parlare di Dio in termini cattolici se non si indica Colui che ce lo ha rivelato: Gesù Cristo.

Non si adora Dio se non attraverso Gesù Cristo.

Filippo, chi vede me vede il Padre”, (Gv14,9).

Quindi la preghiera del cuore non è la preghiera che va bene per tutti; è quella preghiera attraverso la quale si crede e si adora l’inviato del Padre che è Gesù Cristo. Come ha detto la Madonna: “c’è del buono nelle religioni, ma l’unico mediatore è mio Figlio Gesù”.

Perciò la catena che impedisce a satana di agitarci, di trascinarci, come fa il vento con le onde è la preghiera che nasce dal cuore, che diventa adorazione, accoglienza e amore per suo Figlio Gesù.

Quinta frase: “A Lui offrite il vostro futuro per essere in Lui gioia ed esempio per gli altri con le vostre vite”.

Ci dice la Madonna: “non abbiate paura del futuro. Il passato, il presente e il futuro sono nelle mani di Cristo, Lui è il vincitore, tutti i tempi sono suoi”.

A Lui offrite il vostro futuro”, affidiamo a Lui la nostra vita, il nostro futuro, quello delle nostre famiglie, quello della nostra patria e quello del mondo intero.

Mettiamo il futuro nelle mani di Gesù attraverso le mani di Maria, per poter così avere quella gioia, quella pace, quella speranza, quell’amore che la Madonna ci porta attraverso di Lui, e così “essere in Lui gioia ed esempio per gli altri con le vostre vite”.

Altro che aver paura di essere cristiani, dobbiamo essere cristiani fino in fondo, vivere radicalmente il Cristianesimo come unione intima con Gesù Cristo, essere anche noi come Lui miti e umili di cuore e così portare Gesù agli altri attraverso la nostra vita, il nostro esempio, la nostra parola, le nostre mani tese.

Dice la Madonna “siate testimoni della fede, siate apostoli dell’amore, portatori della pace, mani gioiosamente tese”.

Sempre ormai, in tutti i messaggi, la Madonna ci dice: “voi, miei apostoli, siete gli strumenti con cui io spero e credo, voglio portare mio Figlio Gesù attraverso voi”. Messaggio di una bellezza indescrivibile, ci porta la consolazione del Cielo qui sulla terra, ci porta la speranza, ci porta la traiettoria giusta nella vita che è il camminare verso Dio prendendo per mano i fratelli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

“ Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it

Apparizione straordinaria a Ivan del 16 settembre 2016 sul Podbrdo alle 21:00

Carissimi, ecco le parole di Ivan circa l’apparizione da lui avuta stasera, venerdì 16 settembre 2016, sul Podbrdo alle ore 21:00:

«Anche stasera la Madonna è venuta a noi gioiosa e felice e, all’inizio, ci ha salutato tutti col suo materno saluto:

“Sia lodato Gesù, cari figli miei!”.

Poi ha pregato qui su tutti noi presenti con le mani distese, ha pregato in modo particolare su voi malati presenti.

Poi la Madonna ha detto:

“Cari figli, anche oggi vi invito: no, non accettate ciò che il mondo vi offre e vi dà. Decidetevi per Gesù! In lui è la vostra pace e la gioia. Decidetevi e apritevi a lui, affinché egli vi guidi. In particolare, cari figli, apritevi allo Spirito Santo. Prego, cari figli, per tutti voi, affinché vi apriate di più. Prego per tutti voi e intercedo per tutti voi presso mio Figlio. Grazie, cari figli, per avere anche oggi risposto alla mia chiamata”.

Poi la Madonna ci ha benedetto tutti con la sua benedizione materna, e ha benedetto tutto quello che avete portato perché venisse benedetto.

In seguito ho raccomandato tutti voi, le vostre necessità, le vostre intenzioni, le vostre famiglie.

Poi la Madonna ha continuato a pregare su tutti noi, e in questa preghiera se n’è andata nel segno della luce e della Croce, col saluto:

“Andate in pace, cari figli miei!”».

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 15 settembre 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
Parola del Signore.


Carissimi fratelli e sorelle, cari fedeli, ogni uomo nella propria vita ha sperimentato tanti momenti belli e gioiosi che ha vissuto nella propria famiglia, con i vicini di casa, nel proprio paese, sul posto di lavoro. Ma ha vissuto anche momenti tristi che fanno parte della vita e l’uomo non può evitare, non li può fuggire.
Maria, la Madre di Gesù, è stata preservata dal peccato, ma non dal dolore e dalla tristezza nella Sua vita terrena.
Oggi, che è la memoria di Maria Addolorata, riflettiamo su questi eventi della Sua vita che incarnano dolore e tristezza. Questo dolore è iniziato con le parole del vecchio Simeone: “Anche a Te una spada trafiggerà l’Anima, perchè siano rivelati i pensieri di molti cuori”.
E’ continuato durante la fuga in Egitto e quando il Bambino è sparito a Gerusalemme.
Maria ha sentito un forte dolore mentre Suo Figlio portava la croce al Calvario. L’incontro tra la Madre e il Figlio sul cammino è stato un grande dolore. Il culmine della sofferenza è stato il momento in cui ha preso tra le Braccia il Corpo morto di Suo Figlio.
Questa esperienza del dolore la viviamo in modo particolare quando seppelliamo i nostri cari.
Oltre ai momenti tristi ci sono stati anche momenti di gioia nella vita della Madonna. All’Annunciazione, alla nascita del Figlio, alla Sua Resurrezione, Ascensione e alla discesa dello Spirito Santo durante la Pentecoste. E’ stata fedele a Dio sia nella tristezza che nella gioia.
Se abbiamo ascoltato il Vangelo abbiamo potuto sentire le parole che Gesù ha pronunciato sulla croce, il testamento che ha lasciato a tutti noi: “Ecco tua Madre”. E’ un atto di fiducia. Mettendo l’umanità sotto la protezione di Maria Ella diventa Madre di ogni uomo. Nessuno è privo della Sua protezione. Maria è sempre qui per guidare a Gesù.
Dio non pronuncia mai parole invano o per disturbare il silenzio. Egli fa crescere ciò che è stato seminato. Gesù sulla croce afferma la maternità di Maria che Lei ha accettato pronunciando il Suo “fiat”: “Sia fatto di Me secondo la Tua parola”.
Tra l’apostolo prediletto di Gesù, che rappresenta tutti gli uomini, e Maria Madre di Cristo nasce una comunione, un rapporto che c’è in ogni famiglia e lega la madre con il proprio figlio.
Noi cristiani passiamo per la via della sofferenza. Così anche Maria, nuova Eva, con Gesù, nuovo Adamo, passa per la sofferenza sul cammino che porta alla redenzione.
Papa Giovanni Paolo II insegnava che la sofferenza intensa di Maria sul Calvario è un contributo alla redenzione dell’umanità. Il Magistero della Chiesa chiama Maria “Corredentrice”.
Possiamo dire che Maria ha aiutato Gesù come nessun altro. Lei Lo ha generato e accompagnato sul cammino della salvezza del mondo fino alla croce, condividendo con Lui l’agonia della morte.
Madre Teresa di Calcutta ricopre un posto importante in questo gruppo di persone. In una lettera del 1993 dice: “Maria ha sofferto con Gesù sotto la croce. Lei intercede per noi per tutte le grazie. Ha dato Gesù per tutti noi e come Madre intercede per noi. E’ nostra Avvocata e prega Gesù per noi. Soltanto per mezzo del Cuore di Maria possiamo arrivare al Cuore Eucaristico di Gesù”.
Carissimi fratelli e sorelle, cari fedeli, nel mondo in cui viviamo c’è tanto dolore, tanta tristezza. Ci sono tante madri tristi per il cammino di vita dei loro figli. Tante madri tristi che hanno perso i figli e non trovano consolazione. In tante parti del mondo ci sono guerre e persone innocenti vengono uccise. Ci sono tante persone provate da terremoti, incendi. Come è successo in Italia poco fa. Hanno perso i loro cari, le loro case.
Nei momenti difficili della vita e nelle calamità con cui sono stati colpiti hanno rivolto il loro sguardo a Gesù e a Maria che sono l’unico sostegno e l’unica consolazione nelle situazioni senza via d’uscita.
Ascoltiamo adesso una testimonianza che ho trovato su un sito internet. Il dottor Nobilo parla di una donna in Siria che era vestita tutta di nero e si trovava ad un incrocio. Stava cercando di vendere alle persone che passavano dei biscotti al cocco. Era lì tutti i giorni. Sette giorni alla settimana. Pioveva, il sole picchiava e lei vendeva questi biscotti per 25 denari, nemmeno un euro. Ogni mattina, uscendo dall’ospedale, questo dottore si fermava per darle dei soldi e rivolgerle qualche parola di consolazione.
“Una volta mi sono fermato e le ho fatto una domanda che avevo dentro: ‘Perchè lo fai? Per chi?” Mi ha raccontato la sua vita: ‘Mio marito era pasticcere. Avevamo tre figli. Due maschi e una femmina. Vivevamo in periferia di Aleppo. Eravamo felici. Quando nel luglio del 2012 i militari hanno attaccato la città siamo fuggiti e abbiamo lasciato tutto. Siamo andati come profughi in una scuola che era sotto il governo. Alcuni mesi dopo mio marito è stato colpito da un cecchino ed è rimasto paralizzato. Poi mio figlio minore è stato ucciso dai militari. Da allora mi prendo cura di sua moglie e dei tre figli. Un altro mio figlio è stato ferito. I suoi reni non funzionavano più. Gli è stato trapiantato un rene e grazie a Dio sta meglio. Deve sempre prendere medicine costose. Abbiamo dovuto abbandonare la scuola e ho affittato una stanza in una cantina. Mi prendo cura di 7 persone. Questa è la mia storia. Grazie a Dio mia figlia non ancora sposata si prende cura di tutti quando io lavoro. Ho comprato questi biscotti per 15 denari e li vendo per 25. In questo modo e con gli aiuti umanitari riesco a sopravvivere e a prendermi cura di 7 persone. La sera torno a casa molto stanca, perchè sto in piedi 8 ore a vendere i biscotti sulla strada. Ma devo tornare con il sorriso, perchè la mia famiglia non sia giù di morale. Non avevo mai lavorato nella mia vita. Ero felice di essere madre e donna. Ringrazio Dio per tutto e mi fido di Lui’. Mi ha raccontato la sua storia con tanta dignità, senza lacrime, senza rabbia. La storia del dolore suo e della sua famiglia mi ha commosso, ma ero commosso anche dalla sua fede, generosità e pace che aveva dentro, dal suo amore”.
Cari fedeli, ci sono tanti esempi anche nelle nostre zone.
Dopo la seconda guerra molti hanno vissuto situazioni simili. Non sono caduti nella disperazione , ma, guidati dalla fede, hanno camminato avanti sulla strada della vita. Le conseguenze della guerra sono presenti nelle nostre famiglie tramite le malattie fisiche e psichiche.
Altre sofferenze ci sono nelle famiglie. Genitori e nonni vecchi soffrono tantissimo a causa dei giovani che li hanno dimenticati, abbandonati e non vengono a trovarli. La fede in Dio e l’intercessione di Maria li aiuta a non cadere nella disperazione. Con la preghiera sulle labbra e incontrando Gesù nei Sacramenti trovano la forza per andare avanti.
Così si comportano i fedeli nei momenti difficili della tristezza e del dolore, perchè sanno che per loro non c’è altra via.
La fede è un dono di Dio e una grazia. Ringraziamo il Signore per questo dono.
Preghiamo Maria piena di grazia, affinchè ci ottenga questo dono da Suo Figlio, perchè possiamo portare le nostre croci quotidiane con amore.
Lei è la nostra Madre ed Avvocata.
Noi fedeli che veneriamo oggi la nostra Madre Maria possiamo essere sorgente di gioia o di tristezza per gli altri. Se siamo con Gesù siamo sorgenti di gioia, se siamo contro Gesù siamo sorgenti di tristezza.
Rimanere sul cammino significa essere forti come Maria. Questa forza si manifesta nella fede e nella speranza. La fede rialzava Maria nei momenti tristi della vita e Le donava la forza per andare avanti. Maria aveva sempre la speranza che la promessa sarebbe giunta a compimento. Questa è la scuola di cui abbiamo bisogno.
Se non c’è fede, amore e carità nella vita subentra la depressione e delusione.
Preghiamo il Signore, perchè ci rialzi nei momenti difficili della vita, attraverso l’intercessione di Maria. Chiediamo di poter andare avanti e vivere in questo mondo testimoniando la fede in Gesù Cristo.
Nella nostra mente risuonino sempre le parole di Gesù: “Ecco Tua Madre”.
Rivolgi, dunque, Avvocata nostra quegli Occhi Misericordiosi e mostraci dopo questo esilio Gesù, il Frutto benedetto del Seno Tuo. O dolce, o pia, o clemente Vergine Maria.
Amen.

 

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

Omelia della santa Messa serale Medjugorje 13 settembre 2016


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.
Parola del Signore.

E’ difficile immaginarsi quello che abbiamo letto nel Vangelo. Una madre vedova ha un unico figlio e proprio nel fiore della sua giovinezza lui muore.
Se incontriamo un caso del genere anche noi sentiamo un grande disagio. Anche se non si tratta di un parente o conoscente sentiamo tristezza.
Una vedova rimasta senza figli nel Giudaismo viveva una vita veramente difficile. Quando era ragazza era sotto la responsabilità di suo padre; da moglie era sotto quella del marito; rimasta vedova nessuno bada a lei. Sopratutto se senza figli.
Probabilmente non aveva casa o assistenza sanitaria. Semplicemente lei viveva alla giornata.
Anzi peggio. Una corrente del Giudaismo pensava che se era vedova e perdeva anche il figlio lei aveva un peccato ed era stata punita dal Signore.
I profeti continuamente parlavano contro coloro che sfruttavano le vedove e ritenevano che questo atteggiamento dovesse cambiare, perchè Dio ama i poveri. Ma questo era difficile da sradicare. Ma Gesù arriva nella città di Nain e trova proprio un caso del genere: un figlio unico di una vedova che viene portato da alcune persone per essere seppellito.
San Luca scrive che Gesù ha sentito una grande compassione di lei e delle sue lacrime. Dirà: “Donna non piangere”. E poi ridarà la vita a quel giovane.
Un cieco è venuto da Gesù e ha chiesto: “Figlio di Davide abbi pietà di me”.
Delle persone hanno portato un paralitico e Gli hanno detto: “Guariscilo”.
Le persone chiedono continuamente qualcosa.
Nell’evento tratto dal capitolo settimo del Vangelo di Luca si narra del caso di un centurione romano che prega di guarire il suo servo.
Ma questo, invece, è un caso in cui nessuno chiede niente. La vedova semplicemente piange e gli altri guardano seriamente. Nessuno prega Gesù.
Lui ha compassione. Dice di fermarsi e pronuncia le parole: “Ragazzo, dico a te. Alzati!”
Il Vangelo aggiunge: “Gesù lo restituì a sua madre e lui cominciò a parlare”. E’ come se tutto ciò fosse fatto per far vedere l’amore verso quella madre.
Questo caso, per molti sensi, è unico.
Nel Vangelo leggiamo che altre due volte ha riportato in vita delle persone: la figlia di Giairo e Lazzaro, fratello di Marta e Maria.
Ho citato il caso del servo del centurione romano che Gesù guarisce.
Si vede che Gesù può ridare anche la vita e non solo curare il fisico. Ha potere anche sulla morte.
Durante il Suo Annuncio parlerà diverse volte su questo tema.
L’uomo non si trova per caso nell’universo. Non vive per scomparire.
Il filosofo greco Epicuro dice che la morte è la cosa peggiore al mondo. Lui dice: “Finchè viviamo la morte non ci interessa, perchè è lontana. Quando moriamo non ci siamo più”.” Un totale disinteresse verso la morte.
Ma Gesù dice una cosa diversa. La morte non è come allora tanti pensavano, cioè una scomparsa. E’ un limite che differenzia questa vita da quella che viene dopo. Ma sottolinea sempre che bisogna seguire la via che porta alla vera vita. Addirittura Lui dirà: “Io sono la Via. Chi segue questa Via ha la sicurezza della salvezza”.
l’uomo vorrebbe raggiungere l’eternità, ma è difficile seguire questa via. Di solito l’uomo và per una certa via dove non può incontrare Dio, dove non incontra Gesù, ma vive una vita piena di peccato. Pensi di essere vivo e invece sei morto. In cosa consiste questa morte? E’ la scelta dell’uomo di vivere nel peccato. “Voglio vivere così. Se poi viene la vita eterna non ho nulla in contrario. Ma cercare di averla non mi interessa”.
Perciò sant’Agostino scrisse: “Il peccatore cammina con le proprie gambe, tocca con le proprie mani, guarda con i propri occhi e pensa di essere vivo. Sì, il suo corpo è vivo, ma la sua anima è morta. La casa è viva, ma è morto chi ci abita”. Voleva dire che il corpo è la casa dello spirito: il corpo è vivo, ma lo spirito è morto.
Questo ripete la Chiesa nella Sua predicazione. Il peccato è la morte dell’anima. Per chi persevera fino alla fine così il peccato è la morte dell’essere. Se non vive qui con Dio allora non può incontrarLo neppure nell’eternità.
Uno scrittore della Chiesa parla del Battesimo e poi aggiunge: “Conosco tre modi di morire. Un modo è quando il peccatore si converte. Egli muore al peccato e nasce per Dio. Questa è la morte benedetta. Conosco un altro modo di morire, quando un uomo che vive con Dio rinuncia alla vita con Lui e vive nel peccato. Questo è un modo di morire a Dio. Alla fine conosco il terzo modo di morire. Si tratta della morte fisica, quando l’uomo lascia la vita sulla terra e và all’eternità. Questa è una morte che prescinde dal suo stato spirituale. Se è con il Signore andrà verso l’eternità di gioia; se è nel peccato andrà verso la morte eterna”.
L’uomo durante la vita si chiede: “Cosa accadrà dopo?” Ci si pone tante domande: Che senso ha la vita?
Anche l’incontro con la morte qualche volta ispira l’uomo a fare l’esame di coscienza: “Anch’io arriverò a quel punto. Posso continuare a vivere in questo modo?”
Gesù dice tante volte che ciò che porta all’eternità con Dio è una vita con Lui, la fede. Aggiunge che chi prende il Suo Corpo e il Suo Sangue avrà la vita eterna e risusciterà nell’ultimo giorno.
Tutte queste realtà sono le nostre medicine che ci aiutano sulla via verso l’eternità.
Il caso del ragazzo di Nain non mostra solo che Gesù è più forte della morte, ma coloro che hanno assistito avranno concluso: “Un grande Profeta è sorto in mezzo a noi. Dio ha visitato il Suo popolo”.
Gesù è il primo dei risorti dopo il terzo giorno. Questa è la strada di tutti coloro che sono Suoi.
Ma ognuno che si sente di Gesù deve abbracciare la via del Signore, seguirla assieme a Lui per essere glorificato con Lui.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 11 settembre 2016


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: “Nessuno è mai salito al cielo se non Colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè ha inalzato il serpente nel deserto così bisogna che sia inalzato il Figlio dell’Uomo, perchè chiunque creda in Lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito, perchè chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio infatti non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perchè il mondo sia salvato per mezzo di Lui”.
Parola del Signore


Fratelli e sorelle in Cristo, questa parrocchia oggi celebra l’esaltazione della Santa Croce. Si ricorda il giorno in cui i parrocchiani nel 1933, con fede e con il desiderio di ricevere la benedizione del Signore, hanno costruito la croce sul Krizevac.
Sicuramente non sapevano quanto questo posto sarebbe stato benedetto dalle preghiere e suppliche al Signore dei pellegrini passati lì.
A noi forse sembra strano celebrare l’esaltazione della Santa Croce. Forse ci sembra strano anche il nome di questa celebrazione.
Regolarmente celebriamo gli eventi di salvezza, gli eventi della Vita del Signore, vedendo in essi la logica dell’Amore di Dio per la nostra salvezza. Non la vediamo come una cosa passata, ma che sta avvenendo adesso.
Abbiamo ragione, perchè anche in questo giorno stiamo celebrando proprio questo.
La croce non è un’idea tenebrosa o un concetto irreale, ma una parte del nostro essere. Appartiene al Nostro Signore e Maestro. E’ un nuovo trono dal quale regna l’Amore e la salvezza. Un nuovo albero di vita i cui frutti non sono nè morte nè vergogna nè sconfitta. Porta la vita.
Guardando la croce noi vediamo Dio che ama l’uomo. Lo ama in un modo incomprensibile, lo ama fino alla fine.
La celebrazione di oggi dobbiamo viverla in modo veramente personale. Ognuno di noi potrebbe scrivere la propria storia di croce, di sofferenze, di cadute, di dolori, di domande e di morte.
La sofferenza è la descrizione della vita umana. E’ semplicemente così.
Ognuno di noi l’ha provato in maniera diversa. Qualche volta in modi leggeri e altre volte in maniere difficili e pesanti.
I modi di soffrire sono diversi quanti siamo diversi noi, le nostre vite e le circostanze nelle quali viviamo.
Non cerchiamo di descrivere la sofferenza in maniera bella, perchè noi non godiamo del dolore. Non siamo masochisti. Proviamo a guardare con un punto di vista particolare tutto ciò che ci fa gioire, preoccupare, spaventare, soffrire. Questo è quello che ci fa o dovrebbe farci diversi dal mondo.
Il mondo non capisce questo. Non si tratta di una novità. Il mondo non ha capito nemmeno il Signore. La Sua risposta è stata la croce. E’ così strano e così meraviglioso.
Nelle nostre orecchie risuonano ancora quelle parole: “Dio non ha mandato Suo Figlio per giudicare il mondo, ma per salvarlo”. Questo è l’Amore di Dio che non possiamo capire. Al rigetto il Signore risponde con la croce. E và oltre: passa attraverso la tenebra e la solitudine della morte.
Questo è quello che spaventa. Ciascuno di noi si pone una domanda: perchè la sofferenza e la morte? Perchè proprio a me?
Ma noi crediamo ancora? La sofferenza e la morte non sono la fine. Il Nostro Signore e Maestro è risorto. Adesso è qui in mezzo a noi. Noi celebriamo questo. Per questa ragione siamo venuti qui.
In realtà nel mistero del Suo Amore capiamo che la croce non è la fine, ma è la via. Credendo al Signore in Lui troviamo la forza per procedere nella nostra vita, anche quando tutto sembra difficile e vano.
Oh, come si trasforma tutto e ci abbandoniamo. Il nostro Signore ha scelto la croce per poter condividere la sofferenza con tutta l’umanità, con ogni uomo dall’origine del mondo. Il nostro Signore ha scelto di morire sulla croce per essere vicino ad ogni uomo nel momento della morte. Nonostante tutto quello che ha e quelli che ama in quei momenti l’uomo è da solo.
Con la Sua croce e morte il Signore ci vuole dire: “Non sei da solo”. Lo dice a noi, perchè per noi la sofferenza è assurda e ancora di più la morte.
Questo è amore che non si può capire. L’Amore che non rigetta l’uomo quando quest’ultimo Lo rigetta. Dio lo ama e lo salva.
Il Signore dal legno della croce ci insegna a vivere. Quando giudichiamo Dio e gli altri noi sentiamo le Sue parole: “Padre, perdonali, perchè non sanno quello che fanno”. Quando ci sembra che non ci sia senso, che non termini mai, che Dio non esista sentiamo le Sue parole: “Mio Dio, mio Dio, perchè Mi hai abbandonato?”
Ma vediamo anche l’abbandono alla Volontà del Padre: “Padre, nelle Tue Mani consegno il Mio Spirito”.
Questa è una dottrina insolita, ma solo questo può illuminare ogni sofferenza umana, anche la tenebra della morte. Solo questa è la medicina per il veleno che ognuno di noi porta dentro di sè: il peccato. Noi abbiamo esperienza di questo veleno ogni giorno, ma abbiamo anche questa medicina: l’amore e la croce.
Allora è chiaro il riferimento che il Vangelo fa dell’esperienza del popolo d’Israele nel deserto. L’immagine del serpente è il riferimento al Crocifisso che morendo ama e guarisce l’uomo. Solo Lui che è Crocifisso, Morto e Risorto può dare la vita, perchè una cosa sola col Padre e con lo Spirito Santo.
Scegliere un’altra via è chiaro che significa scegliere la morte. Anche in questo siamo liberi.
Davanti a noi sta un nuovo albero di vita. Il suo frutto non è la morte, ma la vita. La conoscenza che questo albero dona ci permette di essere con Lui, per Lui e in Lui. Quando questo entra nel nostro sangue e nella nostra vita noi guariamo, anche se saremo peccatori fino alla fine del mondo. Guariamo anche dalla morte, perchè Lui per primo ci è passato e l’ha sconfitta.
Ricordiamoci di altre parole che Lui ci ha detto dalla croce. “Ecco tua Madre”.
Questa sera possiamo e dobbiamo ricordarci di Maria e chiedere la Sua intercessione, perchè Lei è un’esperta della sofferenza. “Sii con noi Tu che hai subito la sofferenza ai piedi del legno della croce. Sii con noi Tu che hai guardato Faccia a faccia la morte dell’Amore per far vivere ognuno di noi. Sii con noi Tu che hai pagato un prezzo terribile per il Tuo ‘Eccomi, sia fatto secondo la Tua Parola’. Sii con noi Tu che adesso sei con Lui nella gloria. Insegnaci a camminare verso il nostro Golgota e ad essere sotto la croce e sulla croce assieme a Lui che è vivo e risorto. Insegnaci a donarGli la nostra vita, affinchè nel nostro sangue e nella nostra vita entri il Suo Amore. Sta sera, adesso, qui, così che arde il nostro cuore mentre Lui ci parla, si dona per noi e si spezza nel Pane della Vita. Fa che il nostro Amen alla Comunione sia il Tuo Amen di abbandono alla Volontà del Padre”.
Signore, noi adoriamo la Tua croce. Lodiamo e glorifichiamo la Tua Resurrezione.
Attraverso il legno della croce viene la gioia per tutto il mondo.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 10 settembre 2016


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: “Nessuno è mai salito al cielo se non Colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè ha inalzato il serpente nel deserto così bisogna che sia inalzato il Figlio dell’Uomo, perchè chiunque creda in Lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito, perchè chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio infatti non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perchè il mondo sia salvato per mezzo di Lui”.
Parola del Signore


Cari fratelli e sorelle, un missionario dell’America Latina parlava di un uomo d’affari Osberger e aveva una figlia di nome Margit. Sua moglie era morta molto giovane e lui aveva affidato sua figlia ad una donna cristiana di colore di nome Anna. Lei non doveva parlare a Margit del Cristianesimo, perchè Osberger Lo odiava. Aveva nella sua camera una piccola croce e Margit ha continuato a chiederne spiegazioni e di Colui che ne era appeso.
Margit ha iniziato ad amare Gesù e una sera, presa quella croce, l’ha abbracciata e si è coricata nel letto con essa e si è addormentata. Quando il padre è tornato a casa è andato dalla figlia per baciarla mentre già dormiva. Avvicinandosi ha trovato la croce. Si è arrabbiato e ha preso la croce e l’ha sbattuta sul pavimento e l’ha frantumata.
Il giorno dopo la piccola Margit ha raccolto i pezzi della croce, li ha portati nel giardino, li ha sepolti e vi ha piantato sopra i fio ri con tanta attenzione.
La figlia si ammalò a morte e prima di morire chiese al padre di sepellirla dove c’erano i fiori.
Il padre, quando scavò per sepellirla, trovò i pezzi della croce. Rimase molto commosso e capì quanto aveva offeso la figlia e ha capito quanto ella amava la croce e Gesù.
Quando ha sepolto la figlia ha inalzato un monumento sul quale ha scritto: “Ho distrutto la croce, ma la croce ha distrutto me”. Ed è diventato cristiano.
Fratelli e sorelle, la piccola Margit ha scoperto nella croce l’immenso Amore di Gesù e non si è lasciata separare da Lui.
Nella croce c’è il forte Amore di Dio che ha distrutto anche quell’uomo d’affari.
Dio ha amato tanto il mondo da dare il Suo Figlio Unigenito, perchè nessuno che crede in Lui si perda, ma abbia la vita eterna. Così abbiamo sentito nel Vangelo di sta sera.
Questo hanno sentito già i nostri antenati al tempo di Eraclito che regnava a Bisanzio. I confini di quel regno arrivavano fino qui da noi. La regina Elena, la madre di Costantino, ha trovato la croce attorno al 325. Costantino ha costruito a Gerusalemme la Basilica della Resurrezione. Il 14 settembre 335, dopo la consacrazione della Basilica, hanno presentato questa croce al mondo.
Questa reliquia è finita un giorno nelle mani dei persiani. La tristezza era grande a causa di questa perdita.
Costantino ha chiamato da Cracovia i “croati bianchi” per proteggere questi terreni e proteggere il Cristianesimo per poter andare lui stesso in oriente a riprendere la croce. I croati, che in quel momento erano pagani, lottavano per questa croce. Lui ha dato il compito al nostro popolo di lottare per la croce come simbolo della salvezza e del Cristianesimo. La storia del nostro popolo già dagli inizi sta nel segno della croce di Cristo.
Questo grande onore, la fedeltà alla croce nella storia, è stato riconosciuto dalla chiesa quando, attraverso il Papa Leone Magno nel 1519, ci ha chiamati “bastioni del Cristianesimo”. Questo vale fino al giorno d’oggi.
Innumerevoli sono i martiri nella nostra storia che hanno sofferto o dato la vita per la croce di Cristo. Il nostro popolo non l’ha mai rinnegato.
Per questo motivo i nostri avi hanno innalzato sul Krizevac la croce, per dire a tutti quali sacrifici erano disposti a subire per Cristo. Non per vantarci di questo, ma per testimoniare. In nessun segno c’è la salvezza se non nella croce di Gesù Cristo.
Cristo crocifisso e risorto è la nostra unica speranza e salvezza.
I nostri parrocchiani hanno innalzato la croce quando dall’oriente stava arrivando il regime comunista, per dire a tutti che la salvezza non è nella stella, ma nella croce. La stella è caduta e la croce è rimasta.
Cristo crocifisso e risorto è nostra speranza e nostra salvezza.
Tutti voi, fratelli e sorelle, che così numerosi siete venuti qui volete testimoniare la stessa cosa nel tempo in cui esiste il pericolo di perdere la croce di Cristo dai cuori. In Europa non si è disposti a confessare che l’eredità sociale è basata sul Cristianesimo. Tempi in cui i tribunali ordinano di togliere la croce dai luoghi pubblici e in cui le persone di potere dicono che il Cristianesimo è obsoleto. Tanti cercano continuamente di schiacciare le virtù cristiane e questo capita anche al nostro popolo.
Tutti voi presenti e tutti coloro che in questi 35 anni sono saliti sul Krizevac sono bastioni del Cristianesimo e testimoniano che solo in Gesù Cristo crocifisso e risorto è la nostra salvezza. La Sua dottrina è l’unica Verità, perchè testimonia il Suo Sangue, la Sua Morte e la Sua Resurrezione.
Se testimoniamo la croce di Cristo questa sera dobbiamo sottolineare tre cose e confessare queste verità.
Prima cosa: sulla croce si incontrano malizia umana e peccato da una parte e e dall’altra l’Amore di Dio. Gli uomini sono disposti ad uccidere il Figlio dell’Uomo e la malizia ha crocifisso il Cristo.
Dove si cerca di uccidere Dio c’è la tenebra nei cuori e avvengono omicidi, peccato e viene la tenebra sulla terra. Si uccidono le virtù, i valori, gli uomini non nati, si deruba, si violenta, si distruggono le famiglie, criminalità e corruzione.
Ma si sono sbagliati, perchè dopo la Morte di Gesù, quando hanno pensato di continuare con le malvagità, è tremata la terra e le persone sono uscite vive dalle tombe, perchè il male non può prevalere e la Verità non si può sradicare. Con la Sua Morte il Figlio di Dio è entrato nella tenebra del male per distruggere le potenze del male, per far vedere che la Sua è l’ultima parola; quella parola che dice: “Padre, perdonali”.
Con questa parola la luce prevale sulle tenebre del peccato.
Gesù stesso sulla croce espia per i peccati dei peccatori e da loro la possibilità di convertirsi.
Tanti allora hanno visto e altri nella storia si sono convertiti e battuti il petto dicendo: “Lui è davvero Figlio di Dio”.
Da quel momento la croce diventa fonte di una vita nuova.
“Quando sarò innalzato attirerò tutti a Me” dice il Signore. Da allora fino ad oggi non è stato possibile cancellare la croce di Cristo dal volto della terra. Esiste su tutti i continenti e nei cuori di milioni di persone.
Alcuni la accettano come fonte di salvezza e per altri è inciampo, perchè non permette loro di fare cose malvagie e vogliono eliminarla.
Fratelli e sorelle, noi siamo qui per testimoniare che la croce di Cristo è la nostra salvezza. Perciò rinunciamo alla tenebra dei peccati e a tutto quello che offende Dio e l’uomo.
Rinnoviamo la nostra fedeltà a Cristo e alla Chiesa per poter essere ciò che Gesù si aspetta da noi: sale della terra e luce del mondo. Coloro che proteggono questa terra dal male e danno speranza al futuro.
Questo ci ricorda san Pietro quando ci dice: “Siamo un popolo scelto, abbiamo il sacerdozio regale, per annunciare le opere di Colui che ci ha chiamati dalle tenebre alla luce”.
Seconda cosa. Col Suo salire sulla croce Gesù è entrato nella croce della nostra vita. Lui prende su Se Stesso la croce dal Padre per liberarci dalla morte.
Anche noi dobbiamo prendere la nostra croce. Lui la conosce. Lui è con noi. Per questo ha detto: “Chi vuol essere Mio discepolo prenda la sua croce e Mi segua”.
Seguire Lui. Cosa significa? Scoprire la Volontà del Padre nella nostra vita e accettarLa. ViverLa anche quando include difficoltà e sofferenza.
Questo non và bene ad un uomo moderno.
Una persona scrisse che gli uomini nei paesi industrializzati soffrono della malattia che non possono più sopportare. La malattia che non si può sopportare ci porta nel ghiaccio, perchè la sofferenza si evita.
Un matrimonio difficile si separa facilmente. Nei figli non si vede la gioia, il frutto del matrimonio, ma solo un peso e quindi non si vogliono avere. La sofferenza si nasconde. Le persone con difficoltà fisiche, i vecchi vengono eliminate. Si portano negli istituti per non dover sopportare il loro sguardo.
La sofferenza e la morte degli amici e dei parenti non si guarda più in faccia, perchè non vogliamo più toccare la mano fredda di un morto. L’uomo che fugge la sofferenza in questo modo sviluppa una paura che lo toglie dalla verità della vita. Si sviluppa la cecità verso la sofferenza del prossimo. Non c’è più compassione.
Si perde il senso della responsabilità gli uni per gli altri, ma nello stesso momento l’uomo è consapevole di non poter scappare dalla propria sofferenza.
Nessuno ha una risposta giusta verso la sofferenza. Tutti si chiedono: “Perchè proprio io? Perchè a me? Quale peccato ho commesso? Sono un peccatore così grande da venir colpito da questa sofferenza?”
Alcuni cominciano a bere, altri si drogano, altri ancora sono frustrati dalla sofferenza. Alcuni danno colpa agli altri e anche a Dio e interrompono con Lui ogni legame.
Nelle Alpi austriache c’è turismo. Gli uomini che hanno le case ospitano i turisti e vivono di questo.
Questo ha fatto anche una donna anziana. L’uomo accolto ha chiesto informazioni sui quadri alle pareti. La donna ha risposto: “Nel primo è riprodotto mio marito che è morto nel bosco. Il secondo è mia figlia morta di leucemia a 20 anni. Il terzo è mio figlio morto di cancro a 23 anni. Questa, invece, è una croce che mi ha fatto un uomo che era qui in vacanza. Gli ho raccontato tutte le mie sofferenze e amarezze. Gli ho detto che non potevo credere in un Dio che ha permesso questo. Quando mio marito è morto potevo ancora pregare per lui, invece quando sono morti i miei figli mi è venuta amarezza e rabbia verso Dio”. Questo uomo ha ascoltato con pazienza. Alla fine ha fatto quella croce e me l’ha regalata. Gli ho urlato di portarla via, altrimenti l’avrei distrutta. Lui mi ha pregato di metterla sul tavolo e guardarla ogni giorno. Dopo una disputa ho accettato. Ogni giorno guardavo la croce per un attimo. Ogni giorno c’era amarezza, pianto e domande. Poi mi è diventato lentamente simpatico. Ad un certo momento è come se avessi sentito la Voce di Gesù dalla croce: ‘Ma non vedi che sto soffrendo con te?’ Ho sentito un calore nel cuore. Ho abbracciato la croce e l’ho baciata. L’ho guardato a lungo e una voce dentro di me diceva: ‘Il tuo Dio soffre con te. Il Suo dolore è più grande del tuo’. Da quel momento ho cominciato a pregare. Adesso ho la pace nel cuore, ma anche la certezza che Gesù è morto per me e anche per i miei defunti. Con la Sua Morte Lui ha sconfitto la loro morte”.
Fratelli e sorelle, diamo l’esempio nella sofferenza.
Siamo consapevoli che un uomo non può vivere senza la croce. Leghiamo la nostra croce alla croce di Cristo, affinchè dalla Sua croce passi la forza salvifica per la redenzione di noi uomini.
Trasformiamo la nostra croce in preghiera e credo che sarà più facile portarla.
La terza cosa. Sulla Via Crucis di Gesù Egli ha incontrato Simone di Cirene e la Veronica. Simone Lo aiuta a portare la croce e Veronica pulisce il Sangue e il sudore dal Suo Volto.
Essere testimone della croce di Gesù significa che a nessuno mettiamo la croce sulle spalle, ma che aiutiamo gli altri a portarla. Il cristiano non deve essere apatico, ma deve aiutare a diminuire la sofferenza degli altri.
Come dice san Paolo: “Aiutatevi a portare i pesi gli uni degli altri. Così adempite la legge di Cristo”.
Quando Dio alla fine dei tempi dovrà decidere della nostra salvezza eterna non ci domanderà se abbiamo appartenuto a questa o quella corrente della Chiesa a questo o quel partito o a questo o a quello stato sociale, ma ci chiederà: “Avevo fame, mi hai dato da mangiare? Avevo sete, mi hai dato da bere? Ero straniero e profugo, mi hai accolto? Ero malato, mi hai visitato? Ero in prigione, sei venuto a visitarmi?” Ci chiederà della nostra solidarietà e misericordià sopratutto per i nostri concittadini. Tanti all’inizio dell’anno scolastico non hanno soldi per per comperare il necessario per i bambini. Tanti lavorano, ma non ricevono la paga. Tanti vorrebbero lavorare, ma non trovano il posto di lavoro.
Dio vuole una nuova comunità in cui tutti siamo fratelli e sorelle.
Dio ci ha dato le mani per distenderle verso il prossimo e per accarezzare e non per alzarle verso gli altri.
Dio ci ha dato le gambe per correre in aiuto degli altri e non per far inciampare qualcuno.
Dio ci ha dato le braccia per abbracciarci e non per schiacciare gli altri contro il muro.
Dio ci ha dato la lingua non per offenderci, ma per incoraggiare e consolare.
Dio vuole che abbiamo fiducia negli altri, ma anche responsabilità gli uni per gli altri.
In questi momenti difficili il cristiano deve far vedere il cuore della Veronica, il Cuore di Maria a Cana di Galilea, il Cuore di Gesù che nutre gli affamati, cura i malati, consola gli afflitti.
Così potremo essere tutti sulla via verso la patria eterna.
Fratelli e sorelle, Cristo Crocifisso è l’unica salvezza. Accettare la croce di Cristo vuol dire portarla con Lui e aiutare il prossimo a portare la sua croce.
Questo dovrebbe essere il messaggio che viene dal Krizevac. Questo è il messaggio di ogni croce.
Questo è il messaggio quando ci alziamo al mattino e facciamo il Segno della Croce.
Questo vuol dire testimoniare Cristo Crocifisso e Risorto che è nostra consolazione, speranza e salvezza.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )