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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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martedì 26 settembre 2017

Adorazione Eucaristica del 25 settembre 2017 presieduta da Fra Perica Ostojić



Maria, grazie!..Gesù, Ti adoriamo e Ti ringraziamo per Maria..
Raccomandiamo i bisognosi e chi non conosce ancora il tuo Amore..
Grazie per la Tua Presenza e per la Tua Pace...

Canto: Adoramus Te, Domine...  

Maria, nostra Madre, grazie perché tu ci chiami sempre e ci guidi a Tuo Figlio Gesù! Signore Gesù, ti adoro nel Santissimo Sacramento dell’Altare e ti ringrazio per tua e nostra Madre, che ci accompagna sempre e ci protegge con il suo amore materno!

Canto: Adorate mio Figlio; adorate Gesù!
Aprite il vostro cuore; portate la Pace al mondo!
   

Signore Gesù, preghiamo per coloro che hanno chiesto la nostra preghiera: i deboli, gli ammalati, gli oppressi. Preghiamo in modo particolare per coloro che non hanno ancora conosciuto il Tuo Amore. Toccali con la Tua grazia, affinché possano sentire la Tua Bontà, il Tuo amore e la Tua Presenza.

Canto: Confitemini Domino, quoniam bonus!
Confitemini Domino, alleluia! (solo suonato).
   

Grazie, Signore, per la Tua Presenza. Riempi il mio cuore con la Tua Pace e fa’ che la porti dove vivo: nella mia famiglia, tra i miei amici.

Tantum ergo...Orazione. Kyrie, eleison... Benedizione eucaristica. Dio sia benedetto.

Canto finale: Adoramus Te, Domine...

(L’adorazione silenziosa continua in Chiesa, per tutta la notte, fino alle ore 7.00 di domani mattina, come ogni 25 del mese).

Fonte: (Trascrizione INFO a cura di P. Armando Favero)

Preghiera di guarigione del 24 settembre 2017 guidata da Fra Zvonimir Pavičić


Alleluia, alleluia, alleluia...


Signore, Tu hai detto che da Te possono venire liberamente coloro che sono affaticati e oppressi. Anche noi adesso siamo qui, stanchi di tante tribolazioni, oppressi da tanti problemi. Ma Tu ci inviti e noi veniamo a Te. Siamo qui davanti a Te e vogliamo offrirti tutto ciò che ci opprime e ci stanca. Accetta, Signore, ciò che adesso Ti doniamo.

Hvala, Criste... Thankyou, Jesus... Alleluia...


Noi vogliamo essere semplici, avere un cuore umile, piccolo. Fa’ che diventiamo Tuoi, coloro che sono piccoli, coloro che hanno bisogno della Tua mano. Sappiamo che non possiamo fare nulla da soli: facciamo tutto con il Tuo aiuto. Facciamo tutto con la Tua grazia. Fa’ che impariamo sempre da Te, che hai un cuore umile e mite. Fa’ che il nostro cuore diventi come il Tuo. Allontana da noi tutto ciò che ci impedisce di abbandonarci completamente a Te.

Shuk’ran, Jajasu... Grazie, Gesù... Alleluia...


Signore, ci hai invitati da Te e noi siamo venuti da Te. Sappiamo che solo Tu ci puoi guarire. Sappiamo che solo Tu ci puoi donare ciò di cui abbiamo bisogno nella vita. Noi ci abbandoniamo a Te con tutto il nostro essere e Ti preghiamo di guarirci tutti col Tuo Amore, per poter imparare sempre più da Te, per poter crescere nel Tuo Amore. Guariscici, Signore!

Kyrie, eleison...


Voi, le vostre famiglie e tutti coloro che sono nella vostra preghiera, benedica Dio Onnipotente: Padre + e Figlio e Spirito Santo.
Amen.

Fonte:
(Trascrizione  INFO a cura di P. Armando Favero )

Messaggio a Marija del 25 settembre 2017

"Cari figli! Oggi vi invito ad essere generosi nella rinuncia, nel digiuno e nella preghiera per tutti coloro che sono nella prova, e sono vostri fratelli e sorelle. In modo particolare vi chiedo di pregare per i sacerdoti e tutti i consacrati affinché con più ardore amino Gesù, affinché lo Spirito Santo riempia i loro cuori con la gioia, affinché testimonino il Cielo e i misteri celesti. Molte anime sono nel peccato perché non ci sono coloro che si sacrificano e pregano per la loro conversione. Io sono con voi e prego per voi perché i vostri cuori siano riempiti di gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.


Marija Pavlovic comunica a R. Maria il Messaggio del 25 Settembre 2017

domenica 24 settembre 2017

Due preghiere di Guarigione a Medjugorje

Preghiera di guarigione del 17 settembre 2017
guidata da Fra Perica Ostojić

 

 
Alleluia, alleluia, alleluia...


Signore Dio, Tu sei grande. Solo nel Tuo Amore la nostra vita trova il senso. Solo attraverso il Tuo Amore noi diventiamo capaci di riconoscerti, ringraziarti e lodarti nella nostra vita. Ti prego, Signore: toccami con la Tua grazia, affinché io sappia aprire la porta del mio cuore, affinché il Tuo Amore possa entrare, riempirlo e dimorare in esso. Aiutami a distruggere le barriere che pongo verso Te e verso gli altri. Signore, la Tua Presenza sia fonte di gioia nella mia vita.

Hvala, Criste... Alleluia...


Signore, Tu ti sei umiliato per incarnarti in un corpo umano. Il Tuo Amore non si ferma lì, perché Tu hai deciso di soffrire, di essere flagellato, hai deciso di morire sulla Croce per noi piccoli, piccoli uomini. Il frutto del Tuo sacrificio è la Tua Risurrezione e non solo come Tua salvezza, ma come vittoria e salvezza per ciascuno di noi. Signore, aiuta tutti noi a riconoscere nella Tua Croce anche le nostre croci, a riconoscere i nostri dolori e le nostre sofferenze. Versa nel nostro cuore la forza per poter andare avanti con tutti i nostri problemi e le nostre difficoltà, affinché anche noi un giorno nella nostra vita possiamo vedere la luce. Vieni, Signore, Gesù, glorificati nella mia vita!

Graçias, Jesus... Shuk’ran Jajasu... Alleluia...


Signore, infine io Ti prego per tutte le mie ferite, le ferite nascoste della mia vita. Iniziare una cura è sicuramente doloroso, ma solo così esse possono guarire in modo giusto. Signore, sii Tu quel tocco che guarisce. Signore, sii Tu il medico della mia anima. La potenza della Tua Onnipotenza distrugge ogni peccato della mia vita. Adesso, presento a Te le mie debolezze, o Signore, così che non siano fonte di peccato, ma lo spazio nel quale Tu vuoi glorificarti. Metto nelle Tue mani tutti i miei dubbi e le mie insicurezze, le paure, perché Tu le trasformi nella forza che io posso ricevere da Te. Perciò Ti prego: sii Tu il mio baluardo della mia vita, e la potenza della Tua Presenza sia la potenza per la lotta contro ogni peccato, contro ogni male e contro ogni legame. Vieni, Signore Gesù, e glorificati nella mia vita.

Kyrie eleison...


Tutti voi che siete presenti qui, le vostre famiglie e tutti coloro per i quali stasera avete pregato, benedica Dio Onnipotente: Padre + e Figlio e Spirito Santo.
Amen.

(Trascrizione INFO a cura di P. Armando Favero)

Preghiera di guarigione del 18 settembre 2017
guidata da Fra Dragan Ružić

Alleluia, alleluia, alleluia...

Gesù, nel Vangelo leggiamo: “Molti ascoltavano la Tua parola e guarivano dalle loro malattie.” Erano gli ammalati, vari ammalati: zoppi, storpi, lebbrosi, paralitici. Questi ammalati erano portati dai loro cari, dai loro parenti. Veni vano da Te, perché sapevano che Tu avevi il potere su ogni male, con tutta la loro fiducia. Con tutta la nostra fiducia adesso, eleviamo a Te la nostra preghiera. Tu senti questa implorazione, questo dolore che abbiamo dentro. Tu hai compassione di tutti coloro che soffrono, non rifiuti nessuno e aiuti tutti. Tu stendi la Tua mano sugli ammalati e pronunci la Tua parola di guarigione e di consolazione. Anche noi siamo venuti da Te, stasera Ti adoriamo e ai Tuoi piedi mettiamo tutte le nostre malattie. Preghiamo con tutta la nostra fede. Tocca con la Tua mano tutto ciò che è ammalato in noi, dalla testa ai piedi e guariscici. Gesù, anche noi veniamo da Te stasera con i nostri ammalati: essi sono qui con noi. Mettiamo tutti i nostri ammalati ai Tuoi piedi e preghiamo con fede. Gesù, stendi le Tue mani sui nostri ammalati, toccali, guariscili e risanali. Gesù, sulla Croce Tu hai preso su di Te tutti i nostri peccati. Tu sei il sacrificio dell’Amore, che guarisce e salva. Le nostre labbra cantino dei miracoli che Tu fai per la nostra salute e per la nostra salvezza. Lode e gloria Te, Signore Gesù!

Hvala, Criste... Grazie, Gesù... Alleluia...

Gesù, per la compassione verso i sofferenti, Tu li hai chiamati a Te e hai detto: “Venite, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò.” Anche noi siamo affaticati e oppressi, e stasera accettiamo la Tua chiamata. Veniamo da te con tutti i nostri dolori interiori, sicuri che Tu ci darai la pace e la consolazione. Gesù, desideriamo tutti i dolori tristi del nostro dolore, che ci arrecano dolore. Vogliamo portare da Te tutti i momenti difficili della nostra vita, i nostri fallimenti. Cancella tutti questi ricordi tristi, Signore. Fa’ che possiamo sentire che, con la Tua Presenza, ci dai la pace, la forza, la consolazione in ogni situazione: consolaci, Gesù! Ti presentiamo, Signore, tutte le nostre ferite causate dalle menzogne, dalle calunnie, dalle violenze, dalla perdita di persone care, da mancanze d’amore, da giudizi negativi, disprezzo. Guarisci, Signore, guarisci tutte queste ferite ancora aperte. Cancella dal nostro cuore ogni ira, chiusura, freddezza. Fa’ che sentiamo il Tuo Amore accompagnarci sempre. Grazie, Gesù!

Thankyou, Jesus... Jenky, Jesu... Alleluia...

Gesù, stasera Ti presentiamo tutte le contese, i complessi interiori, che ci opprimono e, a causa dei quali, viviamo nell’angoscia continua. Ti presentiamo tutte le nostre pene, sofferenze tristezze durature, angosce, depressioni, stanchezza di vita, pensieri di suicidio, incertezze, paure. Liberaci, Signore, da questi stati dolorosi. Fa’ che sentiamo che, attraverso la Tua Potenza tu ci sei sempre vicino. Donaci la sicurezza, il coraggio e la pace della vita, la gioia. Gesù, consolaci! Grazie per tutto ciò che fai per la nostra guarigione interiore, per la forza, per la pace e per la gioia che doni al nostro cuore. Grazie e lode a Te, Signore Gesù!

Kyrie, eleison...

Il Signore sia con voi..
Vi benedica Dio Onnipotente: Padre + e Figlio e Spirito Santo. Amen.

(Trascrizione INFO a cura di P. Armando Favero )

Adorazione Eucaristica del 16 settembre 2017 presieduta da Fra Perica Ostojić


Gesù Tu sei la Santità...
e prego per coloro che mi hanno chiesto preghiera...
Tu mi cambi e mi santifichi...

  
Canto: Kumbaya, my Lord, Kumbaya... O Lord, Kumbaya.   
Vieni a noi, Signor, vieni a noi... Signore, vieni a noi.
   

Signore Gesù, Tu sei il mio Dio. Tu sei la sorgente della Santità. Tu sei la Santità. Per questo stasera vorrei essere alla Tua Presenza. Colmami, santificami, trasfigurami.


Canto: Grazie, Gesù... Alleluia...

Adesso, o Gesù, nel silenzio, vorrei affidarti le preghiere e i bisogni che porto nel mio cuore, prego soprattutto per coloro che hanno chiesto la mia preghiera, per coloro che soffrono nell’anima e nel corpo.

Canto: Jubilate Deo, omnis terra! Servite Domino in laetitia.
Alleluia, alleluia! In laetitia!

Grazie, Gesù, per la Tua Presenza che mi cambia e mi santifica. Possa la Tua Presenza essere la forza della mia vita.

Tantum ergo...Orazione. Kyrie, eleison... Benedizione eucaristica. Dio sia benedetto..

Canto finale: Gospa, Maika moia, Kralica mira...
Zdravo, Kralice mira! Zdravo, Maiko ljubavi!
Zdravo (X3), Marijo.


(Trascrizione INFO a cura di P. Armando Favero)

Venerazione alla Santa Croce del 15 settembre 2017 guidata da Fra Francesco Rizzi


Gesù, ora ci pentiamo di tutti i nostri peccati
e offriamo le nostre sofferenze a Te, nostro Salvatore.
Maria, Madre piena d’Amore, prega per noi e con noi..
Gesù, Onnipotente nell’Amore, libera tutti dall’influenza del male


Canto: Santo è il Signor! Santo è il Signor!
Santo è il Signore Iddio! Santo è il Signor!  

In questo momento, o Gesù, davanti alla Tua Croce, ci pentiamo di
tutti i nostri peccati e Ti portiamo le nostre sofferenze, le sofferenze
nelle famiglie, nella Chiesa e nel mondo. Sappiamo, o Gesù, che Tu sei il
Salvatore del mondo.  

Canto: Domine Jesu (X4), Jesu...  

Maria, Madre piena di Amore ai piedi davanti alla Croce, prega ora
per noi e con noi Tuo Figlio Gesù sulla Croce, perché ci liberi dalle
influenze del male.  

Canto: Misericordias Domini in aeternum cantabo...  

La Tua Croce, Gesù, è segno di vittoria. Tu sei Dio Onnipotente
nell’Amore. Libera coloro che soffrono sotto l’influenza del male. Noi condì
fidiamo in Te.  

Canto: Insegnaci, Signore, a perdonare come anche Tu ci hai perdonato!
Insegnaci, Signore, ad amare come anche Tu ci hai amato!  

Kyrie, eleison...  

Vi benedica Dio Onnipotente: Padre + e Figlio e Spirito Santo.
Amen.
Andate in pace!  

Canto finale: Ave, Maria, gratia plena! Dominus tecum, Benedicta Tu!


Fonte:  
(Trascrizione INFO a cura di P. Armando Favero)

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 16 settembre 2017


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Parola del Signore.


Cari fratelli e sorelle, noi cristiani siamo chiamati ad essere attivi, responsabili e ad essere rappresentanti di Gesù.
Il nostro compito consiste nel parlare secondo il Vangelo del Signore, ma anche vivere secondo la Verità divina.
Chi vuole seguire Gesù segue il Regno di Dio.
Per Gesù il Regno di Dio è al primo posto.
Chi cerca la pace e la giustizia di Dio deve guardare Gesù e osservare gli eventi avvenuti alla Sua Presenza e quelli che avvengono ancora oggi alla Presenza del Suo Spirito. Gesù è il Regno di Dio impersonificato.
Da oltre 2000 anni esiste la Chiesa.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna che la Chiesa, una società gerarchica, è il Corpo mistico di Cristo. Essa è composta da elementi divini ed umani. Si tratta di un mistero che solo la fede può accettare.
La Chiesa è il popolo di Dio che raduna persone diverse per colore, lingua, confini. Visi aderisce con il Battesimo e non con la nascita.
In questo popolo regna la legge dell’Amore. La Sua missione è la divulgazione del Regno di Dio, cosa che è iniziata con Gesù e che raggiungerà la perfezione alla fine dei tempi.
Secondo il documento del Concilio Vaticano II la Chiesa è santa, perchè è unita a Cristo e Lui, unico santo, la santifica.
La Chiesa è Cattolica, perchè è universale. In Essa è presente Cristo. Essa è inviata al popolo umano. Tutti i popoli sono invitati a far parte del popolo di Dio.
Esiste un altro lato della Chiesa. Di questo ha scritto Papa Francesco. La Chiesa è santa e peccatrice. Si possono vedere tanti peccati e mancanze, ma non si deve perdere di vista la santità di tanti uomini e tante donne che anche oggi operano nella Chiesa.
“Questo fatto - dice il Papa - non mi scandalizza, perchè la Chiesa è mia Madre. Le mancanze e i peccati li guardo come avrei guardato quelli di mia madre. Quando penso a mia madre mi ricordo prima di tutto delle cose belle che ha fatto e non tanto delle mancanze e dei difetti. La propria madre, più che con le parole si protegge con il cuore pieno d’amore”.
Fratelli e sorelle, sulla base di quello che abbiamo letto voglio spiegare il messaggio del Vangelo di oggi.
All’inizio leggiamo. “Pietro si avvicinò a Gesù e disse: ‘Signore, quante volte devo perdonare il mio fratello se ha commesso un peccato contro di me? Fino a 7 volte?’” Gesù ha risposto: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”.
Noi tutti sappiamo che non esiste una vita comunitaria perfetta. Nè in famiglia nè nella Chiesa nè in convento. Siamo tutti diversi e volontariamente o involontariamente ci feriamo a vicenda. Nei rapporti umani spesso non c’è perdono e questa è una grande sconfitta.
Qualcuno ha detto che la via dalla testa al cuore è lunga solo una trentina di centimetri, ma alcune volte dura tutta la vita. Questo vale sopratutto per la questione del perdono.
Nessun rapporto umano può avere successo senza perdono e riconciliazione.
Ma sulla via tra la testa e il cuore ci sono tanti ostacoli. Uno di essi è la domanda “perchè?”
Ma perchè devo sempre essere io quello che è generoso?
Dietro a questa domanda si nasconde la convinzione che gli altri sono egoisti, negativi e guardano solo ai propri interessi.
Allora ci chiediamo: perchè noi dobbiamo comportarci diversamente?
A superare questo ostacolo ci aiuta un modo di pensare diverso. Il prendere atto che gli altri ci accettano con le nostre abitudini e il nostro carattere e che ci amano indipendentemente dai nostri errori e che rimangono con noi anche se spesso li deludiamo.
Ciò che aiuta a superare il primo ostacolo è capire che anche noi spesso viviamo della benevolenza e della generosità degli altri.
Un altro ostacolo sulla via dalla testa al cuore è il seguente: ma allora devo permettere agli altri di sfruttarmi, di maltrattarmi, di schiacciarmi? Se io sono buono e generoso sono quello che viene preso in giro da tutti. Se cerco di perdonare faccio male a me stesso.
Il brano di oggi ci aiuta a vedere tutto sotto un altro punto di vista e a capire che amore e bontà convengono sempre.
Dentro di me devo capire che il perdono e la generosità donano la libertà e il distacco dalla situazione che ci ha fatto del male.
Diventiamo positivi.
Poi esiste la terza domanda: Perchè devo fare sempre io il primo passo?
Se non prendo io l’iniziativa per primo l’altro non farà nulla. Questo lo abbiamo sperimentato tante volte. Perchè non sono gli altri a fare il primo passo?
Pensiamo così per proteggerci.
E’ giusto ricordarci anche di alcuni episodi del Vangelo.
Gesù è sempre Colui che fa il primo passo e che và incontro alla gente.
Ricordiamo quando Gesù incontra Zaccheo. Prende l’iniziativa e si reca nella sua casa.
Gesù si mette a tavola con i peccatori. Gesù salva la donna dalla lapidazione.
Gesù ci precede sempre con la Sua Volontà. Ci perdona le colpe e ci da la possibilità di iniziare nuovamente.
Allora quando pensiamo quanto è difficile fare il primo passo ricordiamoci che tutti noi viviamo dell’Amore incondizionato del Signore, Amore non meritato.
“Se ti ho perdonato il debito perchè me lo hai chiesto non dovevi anche tu avere pietà del tuo compagno come Io ho avuto pietà di te?” Così dice l’evangelista.
Il messaggio è preciso, concreto. Come Dio fa a te così devi fare al tuo prossimo.
Preghiamo sempre: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
La riconciliazione avviene quando perdoniamo gli altri fino in fondo.
Dove due o tre fanno una cosa simile nel Nome del Signore lì si apre il cielo e il mondo comincia a cambiare.
Nella risposta diretta alla domanda di Pietro, con la frase “non 7 volte, ma 70 volte 7”, Gesù annuncia che il perdono non ha limiti. Dobbiamo perdonare sempre.
Se l’uomo porta l’odio verso il prossimo come può chiedere la guarigione dal Signore?
Fratelli e sorelle, l’annuncio di tutti gli evangelisti è che Gesù è Colui che guarisce, porta la salvezza, il perdono e da la vita.
Negli scritti del santo Vescovo e martire del primo secolo Ignazio di Antiochia troviamo: “Dio rinnova in Cristo la nostra natura umana”.
Unendoci a Cristo raggiungiamo un rapporto con Dio come Lui vuole. Dio Padre ci offre in Cristo la vita eterna.
Sant’Agostino scrive: “La Misericordia di Dio consiste nel fatto che ha presentato il Suo Amore in Gesù che ha dato la Sua Vita per noi”.
Quando l’uomo è tradito, condannato, quando sta morendo, Dio non è lontano. E’ presente. E’ accanto a lui.
Un noto teologo e filosofo scrive: “La Misericordia divina sta nel fatto che Cristo, con la Sua Presenza in questo mondo, ci ha messi sulla via della libertà dei figli di Dio”.
L’adesione alla libertà dei figli di Dio avviene attraverso la Chiesa e le grazie che da Essa derivano.
Cari fratelli e sorelle, voglio concludere l’omelia di questa sera con questa preghiera:
Signore, grazie per il Tuo Amore. Mi incoraggia la promessa che sarai sempre presente dove solo due sono radunati nel Tuo Nome. Se due persone si sentono fratelli nel Tuo Nome lì sei presente anche Tu. Tu sei lì come terzo fratello.
Questa sicurezza della Tua Presenza è una benedizione.
Tu sei fedele alla Tua Parola. Tu sei presente in ogni riunione dei Tuoi discepoli e dei Tuoi fedeli.
Grazie Gesù. Grazie perchè in questo modo fai vedere che sei Fratello anche per me. Sento che sei il mio primo e più prossimo Fratello.
Gesù, sei il Fratello che mi guida ogni volta che mi metto in preghiera, quando mi raccolgo davanti a Te.
Sempre vieni e mi ammonisci, incoraggi, consoli e salvi.
Gesù, Fratello buono, Tu vuoi che tutti si salvino e che non si perda nessuno.
Gesù, grazie per questo Tuo Amore.
Sì, io sono il fratello che spesso sbaglia. Grazie perchè mi ammonisci a quattr’occhi.
Grazie perchè sei paziente e tenendo tante cose in segreto tra me e Te.
Grazie per la Tua Bontà.
Gesù, io sono un fratello che spesso sbaglia, ma Ti ammiro perchè dopo tante mie cadute mi consideri ancora fratello. Mi accetti come sono.
Gesù, ho fatto esperienza della Tua Misericordia, Pazienza e Bontà.
Gesù, donami la grazia affinchè anch’io possa essere fratello per tutti coloro che mi sono attorno in famiglia, in convento e nella Chiesa.
Non permettere che escluda qualcuno dal mio cuore a causa del suo peccato, della sua caduta o dell’offesa che mi ha fatto.
Donami amore paziente e perseverante col quale posso far sentire ad ogni uomo che è mio fratello.
Non permettere che per un comportamento sbagliato io chiuda la porta della bontà e della misericordia.
Gesù, libera me e tutti noi dallo sparlare, dalla lingua malvagia e dalla durezza del nostro cuore.
Gesù, liberaci dal giudizio, dalla condanna. Non permettere che io condanni e giudichi nessuno.
Donami grazia. Donami l’amore e la pazienza, perchè ho provato la Tua Misericordia. Ad ogni fratello e sorella io sappia presentare la Tua Misericordia.
Gesù, la salvezza di mio fratello sia sempre davanti ai miei occhi, ma sopratutto nel mio cuore.
Amen.


Fonte: INFO Trascrizione di Andrea Bianco - Registrazione di Flavio Deagostini

mercoledì 20 settembre 2017

25 settembre 2017 : Veglia di Preghiera in attesa del Messaggio Mensile da Medjugorje nella Chiesina di Padre Marella

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Lunedì 25 settembre 2017, come ogni mese, nello spirito di Medjugorje e in unione con tutti i gruppi di preghiera d'Italia, si terrà la veglia di preghiera aperta a tutti in attesa del Messaggio a tutto il mondo, nella Chiesina di Padre Marella in Via del Lavoro n. 13,  Bologna, alle ore 21:00 : Adorazione del Santissimo Sacramento e preghiera del Santo Rosario, con la presenza e guida del sacerdote P. Roberto Viglino O.P.
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Con l’occasione ricordo anche gli altri appuntamenti del Gruppo di Preghiera Regina della Pace:
  • Giovedì 28 settembre 2017:  si terrà la consueta Veglia di Preghiera  settimanale alle ore 20:30  presso la Chiesina  di  Padre Marella in Via del Lavoro, 13 a Bologna
  • Sabato 30 settembre 2017: consueto pellegrinaggio mensile al Santuario della Madonna di S. Luca con partenza dal Meloncello alle ore 08:00 preghiera delle prime tre parti del S. Rosario salendo a piedi al Santuario, S. Messa alle ore 09:30 e quindi discesa pregando l’ultima parte del S. Rosario.

martedì 19 settembre 2017

NOSTRA SIGNORA DI LA SALETTE

La Madonna è apparsa a La Salette per il mondo intero


Un giorno d'autunno

Verso la metà del mese di settembre 1846, un contadino degli Ablandins, Pietro Selme, ha il suo pastorello malato. Scende a Corps, presso un suo amico, il carradore Giraud. "Imprestami il tuo Massimino per alcuni giorni..." "Massimino pastore? ... E' troppo distratto per farlo!" Si discute, si patteggia e il 14 settembre ecco il piccolo Massimino agli Ablandins. Il 17 intravede Melania al villaggio. Il 18 vanno a pascolare i loro armenti sui prati comunali, sul monte Sous-les-Baisses (il Planeau). Nel pomeriggio Massimino tenta di chiacchierare, Melania non ne ha tanta voglia. Nondimeno scoprono un punto in comune: sono entrambi di Corps: allora si discorre, si decide di venire a pascolare insieme l'indomani alto stesso posto.

Sugli alpeggi

Dunque, il sabato 19 settembre 1846, di buon mattino, i due fanciulli salgono i versanti del monte Planeau, con quattro mucche; e con Massimino, anche la capretta e il suo cane Lulù. Verso mezzogiorno, suona l'Angelus sul campanile del villaggio sottostante. Allora i pastorelli dirigono le loro mucche verso la fontana delle bestie, una semplice pozzanghera formata dal ruscello che scende attraverso il valloncello della Sezia. Poi le sospingono verso una prato pianeggiante del monte Gargas. Fa caldo, le bestie cominciano a ruminare. Massimino e Melania risalgono la conca fino alla fontana degli uomini, presso la quale consumano il loro pasto frugale: pane e formaggio e acqua fresca a volontà. Altri pastorelli che pascolano più in basso li raggiungono e conversano un po'. Alla loro partenza, Massimino e Melania attraversano il ruscello, scendono alcuni passi verso dei banchi di pietre ammucchiate presso l'alveo di una sorgente asciutta: è la piccola fontana. Melania vi depone il suo tascapane e Massimino il suo blusotto con il pranzo.

L'altro fulgore

Contro ogni abitudine, i due fanciulli si stendono sull'erba e... si assopiscono. Si sta bene al sole di quella fine d'estate, nessuna nuvola in cielo. Il mormorio del ruscello accresce la calma e il silenzio della montagna. Il tempo scorre.Bruscamente Melania si sveglia a scuote Massimino: "Massimino, vieni presto, andiamo a vedere le nostre mucche... Non so dove siano!" In tutta fretta, salgono il versante opposto al Gargas. Rigirandosi scoprono l'alpeggio: le loro mucche stanno tranquillamente ruminando. I due pastorelli sono rinfrancati. Melania comincia a ridiscendere. A mezza costa, si arresta e stupefatta lascia cadere il suo bastone: "Massimino, vieni a vedere laggiù una luce".Presso la piccola sorgente, su un mucchio di pietre... un globo di fuoco. "Come se il sole fosse caduto lì". Eppure il sole continua a splendere in un cielo senza nubi. Massimino accorre, gridando: "Dov'è? dov'è?" Melania addita il fondo del valloncello dove avevano dormito. Massimino si ferma vicino a lei, raggelato dalla paura e le dice: "Riprendi il tuo bastone, sù! Io tengo il mio e gli do' un buon colpo se ci fa qualche cosa". Lo splendore si muove, ruota su se stesso. Le parole difettano ai due fanciulli per descrivere l'impressione di vita che si irradia da quel globo di fuoco. una donna vi appare, seduta, la testa tra le mani, i gomiti sulle ginocchia, nell'atteggiamento di profonda mestizia.

La Bella Signora

La Bella Signora si alza. Essi non si sono mossi. Dice loro in francese:

Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura; sono qui per narrarvi una grande notizia.

Allora discendono verso di lei.La fissano. Non cessa di piangere: "Si sarebbe detta una mamma percossa dai figli e fuggita sulla montagna per piangere". La Bella Signora è alta e tutta luminosa. Veste come le donne della regione: lunga tunica, un grande grembiule alla vita, uno scialle incrociato e annodato dietro, una cuffia da contadina. Delle rose incoronano la testa, orlano il suo scialle e i suoi calzari: sulla fronte splende un fulgore simile a un diadema. Sulle spalle pesa una lunga catena. Una catenina trattiene sul petto un crocifisso sfavillante, con ai lati un martello e delle tenaglie.

Quello che dice sulla montagna

La Bella Signora parla ai due pastorelli: "Ha pianto tutto il tempo che ci ha parlato". Insieme o separatamente, i due fanciulli dicono le stesse parole, con leggere varianti che non alterano il significato. E questo non importa quali siano gli interlocutori: pellegrini o semplici curiosi, alte personalità o ecclesiastici, inquirenti o giornalisti. Siano favorevoli, senza pregiudizi o malevoli: ecco quello che è loro trasmesso:

Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura: sono qui per comunicarvi una grande notizia!
"Noi ascoltavamo, non pensavamo a niente". Come Massimino e Melania, lasciamo risuonare dentro di noi ciò ch'ella ha detto sulla montagna.

Con loro, ascoltiamola fissando sul suo petto il crocifisso raggiante di gloria.

Il messaggio di Maria a La Salette

L’apparizione di La Salette avviene il 19 settembre 1846. In giorno di SABATO alle tre del pomeriggio : una "Signora" appare a Melania e Massimino di 15 e 11 anni che assistono le mucche al Planeau sulla montagna a 1800 metri d’altezza.

I pastorelli scorgono come un globo di luce in mezzo ad un avvallamento essi dicono:"come se fosse il sole caduto in quel luogo!".Nella luce abbagliante scorgono una donna seduta ,con i gomiti sulle ginocchia ed il viso nascosto tra le mani.

La "Signora" li guarda e, dirigendosi un po’ verso loro comincia a parlare nella loro lingua, il francese: I due veggenti scendono nel pendio e raggiungono la visione a tal punto da quasi "confondersi " con essa…La Signora piange a dirotto…e, con lacrime copiose prende a parlare loro con quelle parole che sono giunte a noi come "MESSAGGIO"!

Il colloquio avviene prima in francese poi in dialetto, ed infine ancora in francese.

"AVVICINATEVI FIGLI MIEI, NON ABBIATE PAURA: SONO QUI PER ANNUNCIARVI UN GRANDE MESSAGGIO."

"SE IL MIO POPOLO NON VUOLE SOTTOMETTERSI, SONO COSTRETTA A LASCIAR LIBERO IL BRACCIO DI MIO FIGLIO. ESSO E’ COSI’ FORTE E COSI’ PESANTE CHE NON POSSO PIU’ SOSTENERLO."

"DA QUANTO TEMPO SOFFRO PER VOI! POICHE’ HO RICEVUTO LA MISSIONE DI PREGARE CONTINUAMENTE MIO FIGLIO , VOGLIO CHE NON VI ABBANDONI, MA VOI NON CI FATE CASO. PER QUANTO PREGHERETE E FARETE , MAI POTRETE COMPENSARE LA PENA CHE MI SONO PRESA PER VOI".

"VI HO DATO SEI GIORNI PER LAVORARE , MI SONO RISERVATO IL SETTIMO,E NON ME LO VOLETE CONCEDERE. E’ QUESTO CHE APPESANTISCE TANTO IL BRACCIO DI MIO FIGLIO "!

"ANCHE I CARRETTIERI NON SANNO CHE BESTEMMIARE IL NOME DI MIO FIGLIO…"

"QUESTE SONO LE DUE COSE CHE APPESANTISCONO TANTO IL BRACCIO DI MIO FIGLIO".

"SE IL RACCOLTO SI GUASTA LA COLPA E’ VOSTRA. VE L’ HO FATTO VEDERE L’ANNO PASSATO CON LE PATATE: VOI NON CI AVETE FATTO CASO. ANZI QUANDO NE TROVAVATE DI GUASTE BESTEMMIAVATE IL NOME DI MIO FIGLIO. ESSE CONTINUERANNO A MARCIRE E QUEST’ ANNO, A NATALE NON VE NE SARANNO PIU’.VOI NON CAPITE FIGLI MIEI? VE LO DIRO’ DIVERSAMENTE".

"SE AVETE DEL GRANO, NON SEMINATELO. QUELLO SEMINATO SARA’ MANGIATO DAGLI INSETTI E QUELLO CHE MATURERA’ CADRA’ IN POLVERE AL MOMENTO DELLA BATTITURA. SOPRAGGIUNGERA’ UNA GRANDE CARESTIA .PRIMA DI ESSA I BAMBINI AL DI SOTTO DEI SETTE ANNI SARANNO COLPITI DA CONVULSIONI E MORIRANNO TRA LE BRACCIA DI COLORO CHE LI TERRANNO. GLI ALTRI FARANNO PENITENZA CON LA CARESTIA. LE NOCI SI GUASTERANNO E L’UVA MARCIRA’".

La conversazione tra la Signora e i veggenti continua con l’affidamento di una segreto….

Segreto cui fa seguito :

"SE SI CONVERTONO , LE PIETRE E LE ROCCE SI MUTERANNO IN MUCCHI DI GRANO E LE PATATE NASCERANNO DA SOLE NEI CAMPI."

Quindi confidenzialmente e maternamente la Vergine dice ai suoi amici:

"DITE LA VOSTRA PREGHIERA , FIGLI MIEI?"

- non molto Signora - rispondono

"AH, FIGLI MIEI ,BISOGNA DIRLA E BENE , SERA E MATTINO. QUANDO NON AVETE TEMPO , DITE ALMENO UN PADRE NOSTRO O UN’AVE. QUANDO POTRETE FAR MEGLIO , DITENE DI PIU".

"A MESSA, D’ESTATE, VANNO SOLO ALCUNE DONNE PIU’ ANZIANE . GLI ALTRI LAVORANO DI DOMENICA, TUTTA L’ESTATE. D’INVERNO QUANDO NON SANNO CHE FARE, VANNO A MESSA MA PER BURLARSI DELLA RELIGIONE"

"IN QUARESIMA VANNO ALLA MACELLERIA COME CANI".

"AVETE MAI VISTO DEL GRANO GUASTO , FIGLI MIEI’"

- no , Signora! - rispondono.

Ora la Signora si rivolge a Massimino:

"MA TU, FIGLIO MIO,DEVI AVERLO VISTO UNA VOLTA CON TUO PADRE NEL CAMPO DEL COIN. IL PADRONE DEL CAMPO DISSE A TUO PADRE DI ANDARE A VEDERE IL SUO GRANO GUASTO. VI ANDASTE TUTTI E DUE,PRENDESTE IN MANO DUE O TRE SPIGHE,LE STROPICCIASTE E TUTTO CADDE IN POLVERE. AL RITORNO, QUANDO ERAVATE A MEZZ’ORA DA CORPS, TUO PADRE TI DIEDE UN PEZZO DI PANE DICENDOTI:"PRENDI , FIGLIO MIO, MANGIA ANCORA DEL PANE QUEST’ANNO PERCHE’ NON SO CHI NE MANGERA’ L’ANNO PROSSIMO,SE IL GRANO CONTINUA IN QUESTO MODO."

"Oh ,si , Signora ,ora ricordo. Prima non me lo ricordavo più"

Il colloquio con la Vergine ha termine con un accorato appello:

"EBBENE,FIGLI MIEI ,LO FARETE CONOSCERE A TUTTO IL POPOLO"

"ANDIAMO , FIGLI MIEI ,FATELO CONOSCERE A TUTTO IL POPOLO"

Detto ciò si eleva da terra e, lentamente si solleva verso il Collet :qui è raggiunta dagli sguardi attoniti di Massimino e Melania che vedono la Sua figura dileguarsi e confondersi con la luce di cui è avvolta , quindi scompare anche la luce…

Le Profezie si avverarono

La Santa Vergine  durante l’apparizione ricordò ai ragazzi che l’anno precedente, il 1845, le patate erano marcite  e profetizzò che avrebbero continuato a marcire  al punto che a  Natale non ce ne sarebbero più state. Lo stesso disse del grano e dell’uva, informandoli che si sarebbe verificata una grande carestia.

Effettivamente nel 1845 un fungo, che fu individuato nella Phytophthora infestans, aveva iniziato a distruggere i raccolti di patate, che erano l’alimento principale della popolazione. L’anno successivo, quello in cui la Madonna era comparsa ai due fanciulli, i contadini avevano piantato semi infetti, per cui tutto il raccolto andò in rovina. Il fenomeno non riguardò solo la Francia ma si verificò in tutta l’Europa: Belgio, Prussia, Svizzera, Italia, nessun Paese scampò all’infestazione. Soprattutto in Irlanda produsse una vera catastrofe alimentare, tanto che ancora oggi il 1847 viene ricordato come "l'anno nero" (Black 1847) perché infuriarono massimamente la carestia  e tutte le malattie che sempre l’accompagnano come il tifo, il colera e la gastroenterite infettiva. Dal 1845 al 1850 il fungo distrusse tutte le piantagioni di patate e la popolazione irlandese, poco più di ottomila abitanti, si ridusse di circa tre milioni fra morti ed emigrati, che si recarono principalmente in America. L’infestazione fu definitivamente debellata solo nel 1852.

Ancora ai giorni nostri si studiano le ragioni di quell’epidemia, tant’é che,  come riporta la rivista Le Scienze, studiosi della North Carolina State University  dal 2001 al 2004 hanno effettuato analisi del DNA di alcune foglie di piante di patate vecchie di 150 anni, conservate dal tempo della carestia, scoprendo che la Phytophthora infestans che contagiò l’Europa è di una varietà diversa da quella allora ritenuta responsabile.

Come la S. Vergine aveva preannunciato, anche all’uva non capitò di meglio. Racconta lo scrittore storico Vittorio Messori: “ Io sono andato a studiare cosa successe all’uva in Francia dopo il 1846 e ho scoperto cose incredibili. L’anno dopo le apparizioni, fece la sua comparsa un fungo parassita che aggredisce l’uva, spargendo una malattia detta “oidio”. Si tratta di una malattia della vite che mai si era vista in Francia prima di allora. Fece moltissimi danni e quando scomparve, si manifestò subito la filossera, un pidocchio microscopico che distrusse la metà dei vigneti di tutto il Paese. Venne trovato un rimedio per la filossera ma comparve immediatamente la peronospera, una malattia sconosciuta in Europa ed originaria dall’America. Le poche viti che erano riuscite a scampare ai due flagelli precedenti vennero annientate dal nuovo male. Ho fatto delle ricerche negli archivi e nelle biblioteche francesi: in Francia non esiste una sola specie di vite che sia anteriore al 1847. Tutte quelle allora già esistenti morirono. Una terribile previsione che si avverò in pieno”.

Anche queste epidemie, come quella delle patate, si sparsero in tutta l’Europa e occorsero decenni per combatterle e debellarle. Inoltre si dovette ricorrere a nuovi innesti fatti arrivare dall’America e modificare completamente le tecniche della viticoltura.

Ovviamente i danni non furono solo alimentari, come per le patate, ma furono maggiormente  di carattere economico, perché colpivano le attività lavorative e produttive della popolazione, creando maggior miseria.

Non vi è motivo di dubitare che la profezia riguardante il grano si sia ugualmente avverata, anche se gli storici, come cause della Grande Carestiadel XIX secolo, ricordano principalmente le infestazioni delle patate e dell’uva.

Il giudizio

Il 19 settembre 1851, Mons. Filiberto de Bruillard, vescovo di Grenoble, pubblica finalmente il suo Decreto Dottrinate:
"Noi giudichiamo che l'Apparizione della Madonna ai due pastorelli, il 19 settembre 1846, su una montagna della catena delle Alpi, situata nella parrocchia de La Salette, vicaria foranea di Crops, reca in se stessa tutti i caratteri della verità e i fedeli hanno fondate ragioni per crederla indubitabile e certa." La risonanza di questo decreto è considerevole. Numerosi vescovi lo fanno leggere nelle parrocchie delle loro diocesi. La stampa se ne appropria pro o contro. Tradotto in alcune lingue, è pubblicato in modo particolare sull' "Osservatore Romano" del 4 giugno 1852. Lettere di felicitazioni affluiscono al vescovado di Grenoble.
L'esperienza e il senso pastorale di Mons.Filiberto de Brullard non si fermano qui. Il primo maggio 1852, pubblica una Lettera Ufficiale in cui annuncia la costruzione di un santuario sulla montagna de La Salette e la creazione di un corpo di missionari diocesani che si chiameranno: i Missionari di Nostra Signora de La Salette. Ma aggiunge: "La madonna è apparsa a La Salette per il mondo intero: chi ne può dubitare?" L'avvenire avrebbe confermato e superato quelle attese: il ricambio essendo assicurato, si può ben dire che Massimino e Melania hanno adempiuto la loro missione.
Il 19 settembre 1855, Mons. Ginoulhiac, nuovo vescovo di Grenoble, compendiava così la situazione: "La missione dei fanciulli è terminata, comincia quella della Chiesa". Innumerevoli sono oggi gli uomini e le donne di ogni lingua che hanno trovato nel messaggio de La Salette, la strada della conversione, l'approfondimento della loro fede, il dinamismo per la vita quotidiana, le ragioni del loro impegno con e nel Cristo al servizio degli uomini.

Il Santuario de La Salette

È situato in piena montagna, a 1.800 metri di altezza, sulle Alpi francesi. L'edificio religioso e il complesso ricettivo sono affidati dalla diocesi di Grenoble alle premurose cure dell'Associazione dei Pellegrini de La Salette. I Missionari e le Suore di Nostra Signora de La Salette ne assicurano l'animazione e il funzionamento in collaborazione con i cappellani, diocesani e religiosi, le religiose e i laici. Numerose sono le possibilità offerte ai pellegrini: lettura della Parola di Dio, condivisione su un determinato tema, riunioni ed incontri con i cappellani, mostre missionarie e vocazionali, collaborazione data ai vari gruppi, accoglienza dei bambini, ecc... La giornata é ritmata dalla celebrazione eucaristica, dall'ufficio divino, dalle veglie di preghiera, dalle processioni, dalla preghiera del Rosario e dalla Via Crucis... senza dimenticare la preghiera silenziosa sempre possibile sui pendii della montagna o nelle cappelle adibite allo scopo.

I Primi Testimoni

Massimino Giraud

Massimino Giraud è nato a Corps, il 26 agosto 1835. Sua madre, Anna Maria Templier, è anch'essa di Corps. Il padre di Massimino, Germano Giraud, è venuto da un distretto vicino. Massimino ha solo 17 mesi quando muore la sua mamma, che lascia anche una bambina di 8 anni, Angelica. poco dopo, il babbo si risposa. Massimino crescerà all'avventura: il carradore è all'officina o all'osteria: sua moglie non sente attrattiva per quel monello troppo vivace, spensierato che non rimane in casa, preferendo gironzolare per le stradine di Corps, attorno alle diligenze e alle vetture, o a correre col suo cane e la sua capretta. Il fanciullo è volentieri bricconcello, l'occhio vivo sotto il nero ciuffo scarmigliato e la lingua sempre sciolta. Durante l'Apparizione, mentre la Bella Signora si rivolge a Melania, fa girare il cappello sulla punta del suo bastone o sospinge sassolini fin sotto i piedi della Bella Signora. "Non uno però l' ha toccata" risponderà senza imbarazzo agli inquirenti. Cordiale appena si sente amato, malizioso quando lo si vuol riprendere. La sua adolescenza fu difficile. Nei tre anni che seguono l'Apparizione perde il fratellastro Giovanni Francesco, la matrigna Maria Court e il papà Germano Giraud. E' posto sotto la tutela del fratello di sua madre, lo zio Templier, uomo rude e interessato. A scuola i suoi progressi sono modesti. La Superiora, suor Tecla, che veglia su di lui, lo chiama "moto perpetuo!" Aggiungendo a questo le pressioni fanatiche dei partigiani d'un sedicente figlio di Luigi XVI che vogliono sfruttarlo a fini politici. Massimino li beffa con frottole. Contro l'espresso parere del parroco di Corps e non tenendo conto della proibizione del vescovo di Grenoble, questi messeri conducono l'adolescente ad Ars. Massimino non ama la loro comapagnia, ma apprezza l'occasione che gli si presenta per vedere un po' di mondo. Sono accolti dall'imprevedibile Don Raymond, viceparroco del santo Curato, il quale, di colpo, tratta La Salette d'imbroglio colossale e Massimino di fosco bugiardo. Durante la mattinata del 25 settembre 1850, incontra due volte il santo in confessorio. Che cosa ha potuto raccontare l'adolescente esasperato? Il risultato è che per alcuni anni il santo curato non cesserà di dubitare e di soffrire. Dopo il decreto del 19 settembre 1851, rimanderà i suoi interlocutori al giudizio del vescovo responsabile: ci vorranno anni di prova e alcuni miracoli per convincerlo a dare il suo assenso all'Apparizione, ritrovando la pace. In quanto a Massimino, pur affermando con vigore di non essersi mai smentito, si troverà molto impacciato nel giustificare il suo comportamento. Basta elencare i luoghi dov'è passato per farsi un'idea di quanto il giovane abbia viaggiato. Dal Seminario minore di Grenoble (Rondeau) alta Grande Certosa, della parrocchia di Seyssins a Roma; da Dax e Aire-sur-Adour al Vésinet, poi al collegio Tonnerre, a Petit Jouy vicino a Versailles e a Parigi. Seminarista, poi impegnato in un ospizio, studente di medicina, bocciato al baccellerato, lavora in una farmacia; si arruola come zuavo pontificio, annulla il suo ingaggio dopo sei mesi e ritorna a Parigi. Avendo il giornale La Vie Parisienne attaccato La Salette, Massimino lo querela e ottiene una rettifica. Nel 1866 pubblica un opuscolo La mia professione di fede sull'Apparizione della Madonna della Salette. Durante quel periodo, i coniugi Jourdain, una coppia tutta dedita al suo servizio, gli assicura un'apparente stabilità, paga i suoi debiti fino al rischio di rovinarsi. Massimino accetta allora di fare il socio d'un mercante di liquori che sfrutta la notorietà del pastorello per accrescere le sue vendite. L'imprevidente Massimino non riesce a far quadrare i suoi conti. Nella guerra del 1870 è mobilitato al Forte Barrau a Grenoble. Finalmente ritorna a Corps, dove lo raggiungono i coniugi Jourdain. Tutti e tre vivono poveramente, aiutati dai Missionari, d'intesa col vescovado. Nel novembre del 1874 risale a La Salette: dinanzi a un uditorio particolarmente attento e commosso, rifà il racconto dell'Apparizione come il primo giorno. Sarà per l'ultima volta. Il 2 febbralo 1875 si reca nella chiesa parrocchiale per l'ultima volta. La sera del 1 marzo, Massimino si confessa, riceve il viatico sorbendo un po' d'acqua della Salette per inghiottire l'ostia. Cinque minuti dopo rende la sua anima a Dio. Non aveva ancora quarant'anni. La sua salma riposa nel cimitero di Corps ma il suo cuore è nella basilica de La Salette, vicino alla consolle dell'organo. Era la sua ultima volontà: "Credo fermamente, anche a prezzo del mio sangue, alla celebre Apparizione della SS. Vergine sulla Santa Montagna de La Salette, il 19 settembre 1846: Apparizione che ho difeso con parole, scritti e sofferenze... con questi sentimenti offro il mio cuore a N. S. de La Salette". Col suo testamento, questo poveretto non aveva più nulla da lasciare che la sua fedeltà alla fede della Chiesa. Il monello accattivante e volubile com'è sempre rimasto, ha finalmente trovato, presso la Bella Signora, l'affetto e la pace di Dio.

Melania Calvat

Melania è nata a Corps, il 7 novembre 1831, in una famiglia numerosa. Il padre Pietro Calvat, conosciuto come boscaiolo, si adatta a tutti mestieri che gli vengono offerti. La madre, Giulia Barnaud, avrà da lui dieci figli. Melania è la quarta. Si è poveri al punto da mandare alle volte i piccoli a mendicare per le strade. Molto presto Melania è collocata a servizio come pastorella presso i contadini dei dintorni. Dalla primavera del 1846 sino alla fine dell'autunno, la troviamo presso Battista Pra agli Ablandins, una delle frazioni de La Salette. Il vicino si chiama Pietro Selme; è lui che ha assunto, per una sola settimana, l'indisciplinato Massimino, in sostituzione del suo pastorello ammalato. Di fronte a quel piccolo ciarliero, Melania, timida e taciturna, sta sulle sue. Eppure quei due bambini hanno punti in comune, se cosi si può dire. Nati entrambi a Corps dove risiedono le loro famiglie, non si conoscono affatto, anche per le lunghe assenze della pastorella. Entrambi parlano il dialetto locale e conoscono qualche parola di francese. Né scuola, né catechismo; non sanno né leggere né scrivere. Il padre di Melania è sempre alla ricerca d'un lavoro; sua madre è sovraccarica di occupazioni con tutti i suoi marmocchi, non c'è posto per l'affetto, oppure ce n'è poco. All'epoca dell'Apparizione quello che qualifica Melania come Massimino è la povertà: poveri di beni, poveri di cultura, poveri de affetto. Il fatto è anche che sono totalmente dipendenti. Sono delle "cere vergini" che l'Avvenimento segnerà con marchi definitivi, pur rispettando la loro indole. Melania infatti è molto differente dal suo compagno appena incontrato: vive presso estranei e conosce la sua famiglia solo nei difficili mesi invernali, dove si soffre la fame e il freddo. Non c'è da stupirci che sia timida e chiusa. "Rispondeva solo con dei si e dei no", testimonia il suo padrone, Giovanni Battista Pra. In seguito però risponderà chiaramente e semplicemente alle domande concernenti il Fatto de La Salette. Rimane quattro anni presso le Suore della Provvidenza a Corps; ha poca memoria e meno attitudine anche di Massimino per lo studio. Glà dal novembre 1847 la sua superiora temeva che Melania "traesse un po' di vanità dalla posizione che l'Avvenimento le ha procurato". Diventata postulante e novizia nella medesima Congregazione, oggetto di attenzioni e premure da parte di numerosi visitatori, ella si vincola troppo al suo modo di vedere. Per questa ragione, il nuovo vescovo di Grenoble, pur riconoscendo la sua pietà e la sua dedizione, si rifiuta di ammetterla al voti "per formarla... alla pratica dell'umiltà e alla semplicità cristiane". Sventuratamente, Melania presta l'orecchio e persone "inquiete e malate" imbevute di profezie popolari e di teorie pseudo mistiche e pseudo apocalittiche. Ne resterà segnata per tutta la vita. Per dare credito alle sue affermazioni, le collega al segreto ricevuto dalla Bella Signora. Un esame anche solo affrettato di quello che dice e scrive, rivela le differenze irriducibili con i segni e le parole di Maria a La Salette. Melania, i suoi problemi e i suoi fantasmi, sono diventati il centro del suo discorso; attraverso le sue profezie, regola i suoi conti con quanti oppongono una qualche resistenza ai suoi progetti. Esprime il suo rifiuto della società e dell'ambiente in cui ha qualche problema. Si ricostruisce un passato immaginario dove sono esorcizzate le frustrazioni di cui è stata vittima nella sua infanzia. Fin dal 1854, Mons. Ginoulhiac scrisse: "Le predizioni che si attribuiscono a Melania... non hanno fondamento, sono senza importanza nei riguardi del Fatto de La Salette... sono posteriori a quel Fatto e senza alcuna connessione con esso". E il vescovo sottolinea: "E' stata lasciata ai fanciulli la più grande libertà di ritrattarsi ed essi non hanno mai mutato il loro linguaggio sulla verità del Fatto de La Salette". In quest'ottica, Mons. Ginoulhiac proclamerà, il 19 settembre 1855 sulla Santa Montagna: "La missione dei pastorelli è conclusa, comincia quella della Chiesa!" Sfortunatamente, Melania proseguirà le sue divagazioni profetiche, orchestrate più tardi dal talento sfolgorante di un Léon Bloy, creando una corrente melanista che si richiama a La Salette, ma che non ha altra base che nelle affermazioni incontrollabili di Melania. Siamo mille miglia lontani dalle fondamenta storiche dell'Apparizione. In quanto poi al contenuto, nonostante la sua patina religiosa, nulla ha a che vedere praticamente con le verità di fede della Chiesa, richiamate da Maria a La Salette. Si abbandona il dominio della fede per quello, infido, contestabile e sterile delle fantasie. Questo genere di letteratura allontana dalla fede invece di favorirla. Nel 1851 un sacerdote inglese conduce Melania in Inghilterra. L'anno dopo entra al Carmelo di Darlington, vi fa la professione temporanea nel 1856, ma ne riparte nel 1860. Altro tentativo presso le Suore della Comapssione di Marsiglia. Dopo un soggiorno nella loro residenza di Cefalonia (Grecia) e un passaggio al Carmelo di Marsiglia, rientra alla Compassione per breve tempo. Dopo alcuni giorni trascorsi a Corps e a la Salette, si stabilisce in Italia a Castellammare di Sabbia, presso Napoli. Vi rimane 17 anni, scrivendo i sui "segreti" e una regola per un'eventuale fondazione. Il Vaticano prega l'ordinario del luogo d'interdire quel genere di pubblicazioni, ma ella cerca ostinatamente altri appoggi e un imprimatur fino al Maestro del Sacri Palazzi, p. Lepiti O.P. Ciò non rappresenta un'approvazione, neppure velata, in quanto l'autorità alla quale Melania si appella non è competente in merito. Dopo un soggiorno a Canner, ritroviamo Melania a Chalon-sur-Saône, dove, sempre alla ricerca di fondazione, sostenuta dal canonico de Brandt, di Amiens, incappa in un processo con Mons. Perraud, vescovo di Autun. La Santa Sede, interessata nell'affare, dà ragione al vescovo. Nel 1892 ritorna in Italia a Lecce, poi a Messina in Sicilia su invito del canonico Annibale di Francia. Dopo qualche mese trascorso in Piemonte, si stabilisce presso don Combe, paroco di Diou, nell'Allier: un prete col pallino delle profezie politico-religiose. Finisce per redigere un'autobiografia piuttosto romanzata, dove s'inventa un'infanzia straordinaria, intrecciata di considerazioni pseudo-mistiche che riflettono i suoi personali fantasmi e le chimere dei suoi corrispondenti. I Messaggi che Melania propaga, allora, e che vuole ricollegare a La Salette, non hanno proprio nulla a che vedere con la sua primitiva testimonianza sull'Apparizione. D'altronde quando è invitata a parlare del Fatto del 19 settembre 1846, ritrova la semplicità e la lucidità del suo primo racconto, conforme a quello di Massimino. E questo, in una maniera constante, come avvenne nel suo pellegrinaggio a La Salette, il 18 e il 19 settembre 1902. Ritorna nell'Italia meridionale, ad Altamura (Bari) ove muore il 14 dicembre 1940. Riposa sotto una stele di marmo dove un bassorilievo presenta la Madonna che accoglie in cielo la pastorella de La Salette. Una cosa resta assodata: al termine di tutti i suoi vagabondaggi, c'è un punto sul quale Melania non ha mal variato: la testimonianza che con Massimino ella ha dato, la sera del 19 settembre, nella cucina di Giovanni Battista Pra agli Ablandins. E durante tutta l'inchiesta condotta da Mons. Filiberto de Bruillard, ripresa e confermata da quella di Mons. Ginoulhiac. In una vita difficile, Melania, è rimasta povera e devota, fedele alla sua prima testimonianza.

Ricordati o Nostra Signora de La Salette

delle lacrime che hai versato per noi sul Calvario. Ricordati anche della continua sollecitudine che hai per noi, tuo popolo, affinché nel nome di Cristo Gesù ci lasciamo riconciliare con Dio.Dopo aver fatto tanto per noi tuoi figli, Tu non puoi abbandonarci.

Confortati dalla tua tenerezza, o Madre, noi Ti supplichiamo, malgrado le nostre infedeltà e ingratitudini.

Accogli le nostre preghiere, o Vergine Riconciliatrice, e converti i nostri cuori al tuo Figlio. Ottienici la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa e di consolare anche Te con una vita dedicata alla gloria de Dio e all'amore dei nostri fratelli.

AMEN.

Fonte: Innamorati di Maria

sabato 16 settembre 2017

Il gesto fondamentale della preghiera del cristiano è e resta il segno della croce

"Il gesto fondamentale della preghiera del cristiano è e resta il segno della croce. È una professione, espressa mediante il corpo, di fede in Cristo Crocifisso, secondo le parole programmatiche di san Paolo: «Noi annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Cor 1, 23ss). E ancora: «Io non volli sapere tra di voi se non Cristo, e questi crocifisso» (2,2).

Segnare se stessi con il segno della croce è un sì visibile e pubblico a Colui che ha sofferto per noi; a Colui che nel corpo ha reso visibile l'amore di Dio fino all’estremo; al Dio che non governa mediante la distruzione, ma attraverso l’umiltà della sofferenza e dell'amore, che è più forte di tutta la potenza del mondo e più saggia di tutta l’intelligenza e di tutti i calcoli dell’uomo.

Il segno della croce è una professione di fede: io credo in Colui che ha sofferto per me e che è risorto; in Colui che ha trasformato il segno dello scandalo in un segno di speranza e dell'amore presente di Dio per noi. La professione di fede è una professione di speranza: credo in Colui che nella sua debolezza è l’Onnipotente; in Colui che, proprio nella apparente assenza ed estrema debolezza, può salvarmi e mi salverà.

Nel momento in cui noi ci segniamo con la croce, ci poniamo sotto [173] la protezione della croce, la teniamo davanti a noi come uno scudo che ci protegge nelle tribolazioni del nostre giornate e ci dà il coraggio per andare avanti. La prendiamo come un segnale che ci indica la strade da seguire: «Chi vuol essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce su di sé e mi segua» (Mc 8,34). La croce ci mostra la strada della vita: la sequela di Cristo.​

Noi leghiamo il segno della croce con la professione di fede nel Dio Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo. Esso diventa così ricordo del battesimo, in maniera ancor più chiara quando lo accompagniamo con l’uso dell’acqua benedetta. La croce è un segno della passione, ma è allo stesso tempo anche segno della resurrezione; essa è, per così dire, il bastone della salvezza che Dio ci porge, il ponte su cui superiamo l’abisso della morte e tutte le minacce del male e possiamo giungere fino a Lui".

(Card. Joseph Ratzinger - da "Introduzione allo spirito della liturgia")