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Richiesta di preghiere

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Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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giovedì 15 giugno 2017

Video - Medjugorje, 12 giugno 2017 Omelia della santa Messa serale


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
Parola del Signore.

Fratelli e sorelle, a causa della sofferenza che abbiamo nella nostra vita e che vediamo nella vita dei nostri cari nell’uomo nascono tante domande e si sente perso. A volte è arrabbiato perchè si domanda: “Ma perchè questo succede proprio a me? Non sono colpevole o almeno non mi sento tale”.
L’uomo allora si sente debole, ferito, fragile, come se fosse abbandonato a se stesso, come se la sua vita fosse ai margini.
Nessun uomo può evitare la sofferenza, perchè essa è sul nostro cammino. La sofferenza è un ostacolo che l’uomo deve accettare se vuole andare avanti.
Molte circostanze provocano sofferenza. Si può trattare di circostanze esteriori che provvengono dall’ambiente dove viviamo. Ma queste circostanze sono collegate con la nostra natura ferita. La nostra natura fragile accetta le sofferenze come sa e come può in certe circostanze.
L’uomo accumula queste sofferenze fino ad un momento in cui giunge al culmine e và in crisi.
Come si fa ad accettare la sofferenza se in noi c’è una lotta? Abbiamo la disperazione e la speranza; la tristezza, perchè sentiamo la nostra vita minacciata e la gioia, perchè sentiamo che la nostra vita è stata salvata. Sentiamo la condanna, perchè non sappiamo perchè succedono certe cose, e dall’altra parte sentiamo la comprensione, perchè comprendiamo che anche Dio doveva soffrire per assumere il nostro male su Se Stesso per salvarci.
Nella sofferenza viviamo la lotta tra noi stessi - siamo deboli e non riusciamo ad andare avanti in certe situazioni - ma dall’altra parte sentiamo la forza di Dio che opera in noi e si manifesta nelle opere dello Spirito Santo che ci guida in quei momenti. Qualche volta ci sembra di essere totalmente abbandonati allo Spirito Santo che ci guida con la Sua grazia.
La sofferenza per se stessa non ha senso. Se vivessimo soltanto nella sofferenza questa ci farebbe vedere la vita senza senso, negativa. Per noi la vita sarebbe difficile e non sentiremmo mai la gioia della salvezza. In realtà ci sono certe circostanze che ci fanno vedere la vita veramente difficile.
San Paolo nella lettura di oggi parla di una difficoltà, di una afflizione, in cui si sono trovate le persone di Corinto.
Oggi c’è tanta sofferenza nel mondo e spesso gli uomini perdono la fede. La sofferenza è uno dei motivi principali per cui la gente non crede più in Dio. Le persone non sono mature nella fede e non guardano la complessità della vita nel suo insieme e danno la colpa a Dio, come Colui che da il castigo. Gli danno la colpa, perchè permette che accada il male senza intervenire, non vedendo che la causa di una tale situazione è proprio l’uomo che l’ha provocata e non Dio che non ha nulla a che fare con la sofferenza.
San Paolo, coscente del male causato dalla sofferenza, è coscente anche che la risposta adeguata è la consolazione che deriva da Gesù Cristo. Se vuole liberarsi dalla sofferenza l’uomo deve sperimentare la consolazione che ci porta Gesù Cristo. Così possiamo tranquillizzarci e trovare le risposte alle domande che abbiamo dentro di noi.
Le persone che cercano la consolazione altrove si perderanno sempre di più, si allontaneranno sempre di più da Gesù.
Lottando contro la sofferenza e non accettandola la gente lotta contro Dio. Lottando contro Dio e contro la croce la sofferenza e l’agonia diventano sempre più profonde.
Perciò san Paolo nella prima lettura non mette in risalto la sofferenza, bensì Gesù Cristo che ci porta la consolazione abbondante. Dio è più grande della sofferenza.
Tale opinione genera la speranza che tutto andrà bene, che Dio convertirà tutto in bene. La speranza è la virtù fondamentale di cui abbiamo bisogno nelle prove. Una tale speranza fortifica la fede. Nelle prove della vita abbiamo bisogno solamente della fede salda.
Il vero motivo della sofferenza è la libertà che l’uomo ha. La libertà nella fede è la chiave per poter abbandonare la nostra vita nelle Mani del Signore e perchè la salvezza possa manifestarsi nella nostra vita.
Se noi ci abbandoniamo alla luce della fede la salvezza trionferà sulla sofferenza che stiamo vivendo.
Perciò, fratelli e sorelle, dobbiamo fortificare queste virtù dentro di noi. Se fortifichiamo la speranza e la fede proveremo il sollievo e non il malessere a causa della sofferenza inevitabile.
Invece di dire “ma perchè proprio io?” potremo sentire ciò che Gesù ci dice oggi nel Vangelo: “Beati voi se piangete; beati voi se vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male per causa Mia”.
Gesù ci dice nel Vangelo come prima beatitudine: “Beati i poveri in spirito”. Questa è la cosa più importante. Vuol dire che dobbiamo abbandonarci completamente a Dio. Qualche volta ciò è difficile. E’ un processo lungo. Qualche volta cadremo, ma non dobbiamo rinunciare a perseverare.
Beato colui che persevererà fino alla fine, di questi è il Regno dei Cieli.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione INFO a cura di Andrea Bianco )

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